Due fratelli finiscono in manette: uno chiedeva il pizzo ai titolari di agenzia ippica, l’altro accusato di lesioni

estorsioni a Palermo

L’imprenditore picchiato per uno sgarbo, quello che chiedeva di rinviare il pagamento del pizzo visto il periodo di magra negli affari, e il dentista-mafioso che temeva una nuova di guerra fra clan.

Quattro intercettazioni offrono uno spaccato della mafia di Tommaso Natale. Fanno parte dell’ordinanza di custodia cautelare che nelle scorse ore ha raggiunto i cugini Salvatore e Girolamo Di Maio.

Il primo, già in cella per mafia, faceva parte del commando che nel 2005 picchiò a colpi di bastone Rocco Ferdico, imprenditore nel settore dei casalinghi. Ferdico pagò il torto di avere trattato male un altro componente della famiglia Di Maio, Benedetto, che all’epoca era alle sue dipendenze. E così lo dovevano “scannare come un cornuto”, diceva Salvatore Di Maio. Ferdico, finito in ospedale con un trauma cranico, denunciò di essere stato picchiato ma disse di non avere riconosciuto i suoi aggressori.

La seconda intercettazione svela la visita di Salvatore Di Maio nell’agenzia ippica di Mario e Francesco Ginestra, in piazza Valdesi, a Mondello. “Non è che non lo voglio fare – diceva uno dei due imprenditori, riferendosi al pagamento del pizzo – solo che in saletta non c’è nessuno”. Gli affari andavano male e chiedevano un rinvio del pagamento.

Nella terza intercettazione è finita una conversazione fra Girolamo Di Maio e Vito Calacione, indicati come soci in uno studio di odontoiatria a Partanna Mondello. I due discutevano degli assetti di Cosa nostra. Di Maio non escludeva una nuova guerra di mafia dopo che le carte dell’inchiesta Gotha avevano svelato i piani di morte del capomafia di Pagliarelli, Nino Rotolo, contro i Lo Piccolo.

In una successiva conversazione Di Maio vantava la sua amicizia con il boss di San Lorenzo e intendeva farla pesare nello scontro avuto con il socio Calacione per la gestione dello studio. “Ma Vito se n’è accorto che i pazienti li porto io – diceva Di Maio alla sua segretaria – perché i Lo Piccolo conoscono a lui? I Lo Piccolo conoscono a me perché era compagno mio di scuola”.

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