Il capo dello Stato difende Monti: “impraticabile larga coalizione. Recuperare il tempo perduto sulle riforme”

Giorgio Napolitano

Ha atteso di avere davanti a sè tutte la Alte cariche dello Stato Giorgio Napolitano per fare chiarezza su una lettura del rivoluzionato quadro politico. E lo ha fatto spazzando il campo da letture non solo dettate da «leggerezza», ma che rendono difficile, complice l’ondata montante di antipolitica, costruire quel clima di coesione necessario ad affrontare tempi difficili.

«Sia chiaro che nessuna forzatura, tantomeno alcuno strappo, si è compiuto rispetto al nostro ordinamento istituzionale», ha scandito il Capo dello Stato nel suo intervento al Quirinale davanti ai massimi rappresentanti del Parlamento, a tutto il governo, ai leader di partito, alle autorità militari e religiose. «Solo con grave leggerezza si può parlare di sospensione della democrazia, in un paese in cui nulla è stato scalfito», ha assicurato, «nè delle libera scelte delle forze politiche, nè delle autonome determinazioni del Parlamento, nè della possibilità di espressione e di manifestazione del proprio dissenso anche dalle forze sociali».

Napolitano ha fatto dunque il punto sull’anno più burrascoso degli ultimi tempi nei tradizionali auguri di Natale. E ha compiuto una sorta di difesa del proprio ricostruendo puntigliosamente le fasi che hanno portato alla nascita del governo di Mario Monti, che lo ascoltava così come il predecessore Silvio Berlusconi, cui ha reso omaggio per «il senso di responsabilità», ma che pure poco dopo ha insistito su «un’anomalia rispetto al normale svolgimento della legislatura». Andare alle elezioni, ha ammonito il Capo dello Stato, «avrebbe avuto ricadute dirompenti».

Poi Napolitano è passato a dettare una vera e propria «agenda per l’Italia», che parta dal rilancio della stagione delle riforme, compresa quella elettorale, passaggio particolarmente apprezzato da Pier Luigi Bersani. Il termine «naturale» della legislatura è la primavera del prossimo anno, ha ricordato, di qui ad allora si può fare molto. Basta volerlo, e che lo vogliano i partiti. Quello che è certo è che non verrà più tollerato il ritorno della violenza. Dobbiamo «compiere uno sforzo ulteriore», perchè «questo è anche il senso del passaggio politico compiutosi nel nostro Paese, nel corso dell’ultimo mese», ha ricordato, da una «distorta dialettica fra maggioranza e opposizione» a un tentativo di «mobilitazione straordinaria». Su questa strada si deve continuare, con alcuni punti fermi. «Non si può più esitare sulla via del risanamento e della stabilizzazione della finanza pubblica», ha chiarito. E poi «partiti e parlamento facciano i sacrifici necessari». Infine non poteva mancare un riferimento ai 150 anni dell’Unità d’Italia. «Il Paese ne è uscito più sicuro della sua identità», ha detto, e si è «confermata l’artificiosità e vanità della predicazione secessionista».

L’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha invece fatto un passo indietro rispetto alla definizione di «democrazia sospesa» riferita al governo Monti. E commentando quel preciso passaggio dell’intervento di Napolitano, ai giornalisti ha spiegato: «Quando parliamo alle nostre platee, dobbiamo usare espressioni colorite». Quanto al fatto che il presidente della Repubblica ha definito il governo tecnico una risorsa, il Cavaliere ha spiegato che «da questo punto di vita convengo, è così. È un’anomalia rispetto al normale svolgimento di una legislatura, ma sono le forze politiche che determinano l’approvazione in Parlamento di una legge».

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