E’ arrivata la dichiarazione che tutti si aspettavano: “in campo alle elezioni 2013. Ora serve una nuova stagione”

Luca Cordero di Montezemolo

Luca Cordero di Montezemolo ha rotto gli indugi e dopo una lunga attesa, fatta di mezze parole, tacite conferme e pallide smentite, il presidente della Ferrari e già numero uno di Fiat e Confindustria, entra in politica.

Adesso c’è l’ufficialità e ormai mancava solo quella per sancire il tentativo di matrimonio con gli italiani che Montezemolo ha in mente già da parecchio tempo, sin da quando è iniziato il declino di Silvio Berlusconi. E chissà cosa dirà l’ex Premier: dal tentativo di “miracolo italiano” del Cavaliere di Arcore a quello del Marchese di Maranello.

«Il prossimo anno occorrerà preparare, in vista del 2013, l’apertura di una nuova stagione della politica italiana». Così scrive Montezemolo sul sito di Italia Futura, la Fondazione nata su sua iniziativa.«Le prossime elezioni non saranno una tappa di routine, ma un appuntamento storico che dovrà aprire una nuova stagione», si legge.

Montezemolo punta, ovviamente, a Palazzo Chigi e adesso si attende di capire quali saranno le sue prime mosse e le strategie nella lunga corsa che porta all’emiciclo più ambito. Molti indizi fanno pensare che la sua discesa in campo porterà novità soprattutto nella leadership del Terzo Polo.

Questo il testo della lettera scritta da Montezemolo ai suoi associati e agli italiani sul sito di “Italia Futura”.

“Per l’Italia il 2011 è stato uno degli anni più difficili dal dopoguerra. Troppi anni di paralisi decisionale della politica e la crisi finanziaria internazionale ci hanno portato vicinissimi al punto di non ritorno. Famiglie e imprese pagano, e continueranno a pagare, un conto salatissimo mentre il rischio di un crack finanziario non è ancora dietro le nostre spalle.

Mai come nel 2011 i cittadini italiani hanno avuto la sensazione che il governo del paese fosse fuori controllo. Solo pochi mesi fa l’Italia era governata da una maggioranza paralizzata da liti interne e conflitti personali e la nostra credibilità internazionale era ai minimi storici. Il Governo continuava a ripetere che tutto andava bene e l’opposizione a sostenere che i mali dell’Italia iniziavano e finivano con il Presidente del Consiglio.

In quest’anno cruciale Italia Futura ha svolto la propria missione con impegno e coerenza. Ha raccolto la passione civile e le competenze di tanti italiani che vogliono contribuire a costruire un futuro migliore per la nostra nazione. Ha creato realtà regionali dove analizzare e discutere temi di rilevanza territoriale e dove selezionare i protagonisti di una nuova classe dirigente.
Ha sollecitato la politica con critiche di merito e concrete proposte di soluzione. Ha rappresentato un argine al vizio capitale della politica italiana: quello di non volersi assumere responsabilità e di evitare sempre di rendere conto del proprio operato.

Non abbiamo avuto timore di dire quello che pensavamo della politica economica del precedente Governo, quando pochissime voci dalla società civile si levavano per criticarne l’operato e richiamare l’esecutivo alle proprie responsabilità.

Di tutto questo dobbiamo ringraziare soprattutto voi: la comunità di Italia Futura, forte ormai di oltre 40.000 associati sempre attivi nel reagire alle nostre sollecitazioni, con un flusso continuo di idee, suggerimenti, proposte e grande voglia di partecipare.

Abbiamo auspicato l’arrivo di un Governo tecnico a cui da subito abbiamo guardato, e continuiamo a guardare, con fiducia e speranza. La fiducia di chi è convinto che le competenze e la credibilità dell’esecutivo siano premessa di successo nel doppio mandato di rimettere in ordine i conti pubblici e di restituire vitalità all’economia e alla società.

La manovra del Governo, prevalentemente nel segno del rigore, era necessaria per rispondere a una situazione di cassa drammatica. Alcuni provvedimenti strutturali, quelli sulle pensioni di anzianità, hanno risposto pienamente alla sostanza del mandato del Governo. In altri casi si è scelta una strada che ha tenuto conto soprattutto della velocità e facilità di incassare”.

Per rimettere in moto il paese occorrerà ora agire in profondità sulle leve della crescita: liberalizzando, dismettendo il patrimonio pubblico, tagliando i costi della politica, riformando welfare e mercato del lavoro, insistendo nella direzione di uno spostamento del carico fiscale da lavoro e produzione ai grandi patrimoni e alle rendite, oltre che portando avanti una lotta senza quartiere agli evasori fiscali. Occorrerà dunque iniziare a riequilibrare il rapporto tra Stato e cittadini, concentrando risorse ed energie sui compiti essenziali del pubblico e liberando i tanti settori in cui la presenza dello Stato crea sprechi, inefficienze e corruzione. Solo dopo aver affrontato una questione che da troppi anni è al centro delle anomalie italiane, il nuovo Governo potrà considerare di aver compiuto la sua missione di esecutivo tecnico e di emergenza.

Il tempo non è molto. Il prossimo anno assisteremo a una contrazione del PIL nell’ordine dei due punti percentuali. Il circuito del credito è ancora sostanzialmente congelato e le tante anomalie che bloccano il paese sono diventate zavorre insostenibili per imprese, lavoratori e famiglie. E’ prevedibile che il 2012 sarà l’anno in cui gli effetti della crisi si concentreranno sul paese reale e le tensioni finanziarie si intensificheranno mettendo a dura prova la tenuta dell’Europa. Il compito che attende il Governo è enorme, dobbiamo sostenerlo, perché la resistenza di chi vuole che tutto resti com’è ha già iniziato a frenarne l’azione.

Oltre alle prove che la situazione economica internazionale e interna ci obbligheranno ad affrontare, il prossimo anno occorrerà preparare, in vista del 2013, l’apertura di una nuova stagione della politica italiana. La seconda repubblica ha fallito. Ostaggio di populismi di destra e sinistra, la politica ha perso progressivamente contatto con i problemi quotidiani degli italiani e con le sfide imposte da uno scenario internazionale difficile, ma anche ricco di opportunità.

Perché se c’è un paese che non dovrebbe avere paura della globalizzazione è l’Italia. Se smetteremo di giocare solo in difesa e cominceremo a investire sulle nostre risorse fondamentali (cultura e industria) i benefici non tarderanno ad arrivare.

Alla nuova stagione politica che si aprirà gli italiani vogliono partecipare con spirito civico e passione per ricostruire la nostra democrazia. Ripristinare una politica forte, autorevole e credibile è la vera sfida che ci attende nel prossimo anno. Perché sarebbe del tutto velleitario sperare, come pure qualcuno fa nelle stanze dei partiti, che tutto cambi affinché niente cambi.

Quando le scadenze istituzionali porteranno nuovamente i cittadini alle urne, l’offerta elettorale dovrà essere composta da una nuova leva di idee e classi dirigenti che si contenderanno il consenso democratico lasciandosi alle spalle una stagione fallimentare.

In nessun caso gli italiani accetterebbero di veder tornare gli stessi protagonisti che hanno condotto il paese a questa situazione. Rinnovare profondamente la classe dirigente politica rimane per l’Italia una priorità assoluta.

Anche per questo le prossime elezioni non saranno una tappa di routine, ma un appuntamento storico che dovrà aprire una nuova stagione della nostra vita pubblica.

Nel 2012 l’impegno di Italia Futura sarà rivolto in questa direzione, promuovendo quella svolta di programmi e persone che l’Italia si merita.

Intensificheremo il lavoro sul territorio, con l’obiettivo di avere una rete regionale forte e radicata in tutta Italia entro giugno.

Dedicheremo competenze e idee alla discussione di temi fondamentali per il nostro futuro come l’occupazione giovanile, il fisco, la riforma delle istituzioni e il ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo.

Promuoveremo l’adozione di provvedimenti, concreti e operativi, per rispondere alle tante emergenze del paese. Inizieremo presentando una proposta per la rapida alienazione del patrimonio pubblico e la conseguente riduzione del debito. Siamo infatti convinti che lo Stato possa chiedere ai cittadini di farsi carico dei problemi finanziari del Paese solo dopo aver fatto la propria parte, dismettendo, privatizzando, tagliando i costi del funzionamento della macchina istituzionale e politica.

Per portare avanti questo programma avremo ancora più bisogno del vostro contributo d’idee, di passione civica e di fiducia.

Con questo auspicio rivolgo ad ognuno di voi e alle vostre famiglie i miei migliori auguri per le festività natalizie e per il nuovo anno”.

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