La nave italiana era in mano ai pirati: per “Somalia Report” è stato pagato un riscatto di 11 mln di dollari

Savina Caylyn

Undici mesi nelle mani dei pirati. Undici mesi vissuti tra gli ultimatum dei sequestratori, gli appelli disperati dei marinai prigionieri e le manifestazioni dei familiari per chiederne la liberazione.

E’ l’incubo nel quale sono finiti dall’8 febbraio scorso i cinque marinai italiani e i 17 marittimi indiani che si trovavano a bordo della petroliera italiana Savina Caylyn, sequestrata l’8 febbraio scorso da un gruppo di pirati e liberata oggi.

La Savina Caylyn adesso è stata liberata. La nave italiana della Compagnia Fratelli D’Amato era nelle mani dei pirati somali dall’8 febbraio scorso. Sono stati 11 mesi di paura per i 22 membri dell’equipaggio, fra cui i 5 italiani, e per le loro famiglie, viste anche le continue pressioni psicologiche dei pirati che parlavano di problemi di salute per gli uomini a bordo, come in questa drammatica telefonata con un giornalista del quotidiano online LiberoReporter, nell’agosto scorso.

Secondo il sito Web Somalia Report per ottenere la liberazione sarebbe stato pagato ai pirati un riscatto di 11,5 milioni di dollari.

A preoccupare sin dall’inizio i familiari erano state proprio le richieste dei sequestratori. “O l’armatore invia un fax immediatamente, dove accetta le nostre condizioni, 16 milioni di dollari come riscatto, oppure – chiedevano i pirati lo scorso maggio – entro domani mattina, porteremo a terra il comandante, il direttore di macchina e il primo ufficiale. Li abbandoneremo”.

Agli ultimatum dei sequestratori sono seguiti gli appelli disperati dei marinai italiani a bordo della petroliera. Adesso, finalmente, la svolta.

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