Invasione di applicazioni per smartphone e tablet sta rivoluzionando anche il modo di visitare dei medici

smartphone con funzione per il battito cardiaco

Siamo ormai prossimi all’era del cosiddetto “dottor smartphone”. La rassicurante borsa di cuoio del dottore potrebbe presto andare in pensione. Per ascoltare il battito del cuore, per esempio, addio fonendoscopio: al medico basterà estrarre il telefonino dalla tasca e appoggiarlo al petto del paziente. Tutto questo grazie a iStethoscope, un’applicazione sviluppata all’University College London che trasforma l’iPhone in un dispositivo medico. Una curiosità? Tutt’altro.

L’applicazione, che costa circa 70 euro, è già stata scaricata da più di 3 milioni di persone. Nuova di zecca invece è iTrem, la funzione che, sfruttando la capacità del telefonino di misurare l’accelerazione, permette al medico di monitorare il tremore dei pazienti con morbo di Parkinson: il malato non solo risparmia tempo e denaro riducendo il numero delle visite, ma può sottoporsi a valutazioni più frequenti utili a definire il dosaggio di farmaci più adeguato al singolo caso.

 Negli Usa, secondo uno studio del Manhattan Research, i due terzi dei medici ormai usano nella loro professione uno smartphone e si prevede che la percentuale toccherà il 90% entro il 2012. «Tra le migliaia di applicazioni per telefonini e tablet pensati per uso medico — precisa Filippo Zerboni, radiologo all’ospedale di Busto Arsizio e ideatore di un sito internet che recensisce le applicazioni mediche per gli smartphone — molte sono poco più che dei gadget, ma tante altre sono veramente d’aiuto al medico nella sua pratica quotidiana». Una di queste è la funzione che sostituisce il prontuario farmaceutico su carta: nel proprio telefonino il dottore può avere tutto quello che gli serve sapere sui farmaci: dosaggi, indicazioni, eventi avversi, costi, con in più il vantaggio che il “prontuario da telefonino”è consultabile rapidamente e prevede aggiornamenti da scaricare ogni mese.

Di grande utilità per il medico di famiglia, per esempio durante le visite a domicilio, può essere pure il programma che permette di compilare e trasmettere all’Inps con il telefonino i certificati di malattia. E se il medico scopre un neo sospetto? Gli basterà scattare una foto, sempre col telefonino, e confrontare l’immagine con milioni di altre e con le relative diagnosi, in un database globale.

«Queste tecnologie — aggiunge Zerboni — sono utili anche allo specialista ospedaliero. Con un’applicazione, per esempio, l’anestesista può calcolare la dose del farmaco da infondere al paziente e può fare la spunta di tutti i passaggi pre-operatori in modo da velocizzare le procedure ed evitare errori». In alcuni reparti i medici fanno già il giro dei malati, invece che con pile di cartelle, con in mano il tablet, strumento che facilita il passaggio delle consegne da un turno all’altro e tra medici e infermieri, riducendo il rischio di errori.

Le nuove tecnologie, poi, possono aiutare a comunicare con il paziente: con gli atlanti e le animazioni mediche in 3D per smartphone e tablet il medico può illustrare meglio l’intervento che il malato dovrà subire. E ancora: i telefonini possono essere interfacciati con piccole apparecchiature per misurare la pressione e la glicemia, così che il medico possa ricevere i dati a distanza, mentre sono già in fare di sperimentazione sistemi collegabili allo smartphone che rilevano la presenza di marcatori tumorali o in grado di eseguire in breve tempo le analisi del sangue.

Non mancano, infine, applicazioni ideate per le sperimentazioni cliniche, come quella definita dalla sigla CTCAE-4, sviluppata all’Università di Padova, che raccoglie informazioni sui possibili eventi avversi in campo oncologico. Il colosso farmaceutico Pfizer, per esempio, sta tentando di replicare un suo passato trial clinico reclutando e gestendo i pazienti tramite smartphone, per vedere se questa modalità può essere usata nello studio di alcuni farmaci con gli stessi risultati che può dare uno studio tradizionale ma con minore spesa.

Per ora, tutte queste innovazioni sono ristrette a una nicchia di utenti. Sebbene oltre il 30% dei medici italiani possieda uno smartphone, pochi lo usano per fini clinici, anche se i numeri tendono a crescere. «Lo scopo ultimo — puntualizza Alberto Tozzi, pediatra dell’ospedale Bambino Gesù di Roma e autore del libro “Smartphone, iPad, e-book per il medico” (Il pensiero scientifico editore) — è quello di avere informazioni accessibili e fruibili in modo rapido, sia quelle che riguardano i pazienti, sia quelle delle ultime pubblicazioni scientifiche».

Ma l’ospedale romano ha pensato di rendere più facile anche la vita degli assistiti e ha messo a loro disposizione un’applicazione gratuita per smartphone con cui prenotare e pagare visite, leggere referti e consultare le notizie archiviate nel proprio fascicolo sanitario, accessibile così in qualunque momento e da qualsiasi luogo.

I vantaggi delle nuove tecnologie sono evidenti, salvo il rischio che entrino nella pratica clinica senza aver prima dimostrato la loro efficacia. Per esempio, non sono stati finora pubblicati sulle più importanti riviste scientifiche studi che dimostrino l’uguale capacità del fonendoscopio e del telefonino nel riconoscere un soffio cardiaco o distinguere i rumori polmonari. Forse è solo questione di tempo, ma la prudenza rimane comunque necessaria.

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