Dopo la manovra il consenso degli italiani verso l’esecutivo è in netta diminuzione. Crollano i partiti

Mario Monti

Per il 78% degli italiani le misure adottate dal governo Monti non sono eque.

Anche dopo le modifiche apportate alla manovra varata dal governo, – spiega Renato Mannheimer sul Corriere della Sera – la distribuzione delle intenzioni di voto appare sostanzialmente stabile.

Il centrosinistra nel suo insieme (ammesso che, dato lo stato attuale dei rapporti tra i partiti, si possa ancora parlare di una coalizione di centrosinistra) continua ad evidenziare un vantaggio di poco meno di 10 punti sul centrodestra (ammesso, anche in questo caso, che l’espressione «centrodestra» conservi politicamente qualche significato) e il Pd supera il Pdl di circa il 3%.

Ma l’insieme dei partiti che appoggiano il governo mostra una tendenza all’erosione dei consensi (come ha osservato Roberto Weber) a vantaggio delle forze di opposizione. Si tratta di una tendenza – per ora quantitativamente modesta – che riflette il diffondersi in certi settori di popolazione di un disagio e di una sfiducia.

Il governo, come si sa, ha subito dopo la presentazione della manovra un calo di consensi relativo sia alla persona di Monti (la fiducia si è abbassata di 11 punti in una settimana), sia l’esecutivo nel suo complesso (per il quale il calo è ancora maggiore e raggiunge il 18%). Buona parte di questo andamento dipende dal fatto che alla grande maggioranza degli italiani (78%) la manovra appare non equa, sia pur considerando i tempi stretti in cui la si è dovuta attuare.

Ciononostante, il supporto popolare a Monti rimane ancora molto elevato e riguarda ancora la maggioranza assoluta o relativa (53% per la persona del presidente del Consiglio e 46% per il complesso del governo) degli italiani. Si tratta, considerando l’impatto così pesante della manovra economica, di valori eccezionalmente ampi, che mostrano come la gran parte dei cittadini abbia compreso la drammaticità della situazione e la necessità di un intervento veloce ed efficace.

È un pò cambiata negli ultimi giorni la geografia politica del supporto al Presidente: sino a una settimana fa, l’appoggio più esteso proveniva infatti dagli elettori del centrosinistra, mentre oggi il supporto maggiore deriva dai votanti per il Terzo Polo.

Ma il consenso per Monti rimane ampio tra gli elettori di tutti i partiti: perfino tra i leghisti, si registra più di un terzo (35%) di consensi. Resta però il fatto che la fiducia ha manifestato un calo significativo e, specialmente, che il clima generale mostra l’accrescersi di un diffuso pessimismo. Quest’ultimo non riguarda solo il governo, ma coinvolge l’insieme delle istituzioni del paese, sia politiche, sia economiche e sociali. L’indice complessivo di fiducia per le istituzioni, calcolato settimanalmente da Ispo, dopo essersi accresciuto in occasione della nomina del nuovo governo, tende da allora ad una costante diminuzione giorno dopo giorno.

Il clima di opinione generale è dunque caratterizzato da tratti contraddittori. Da un verso, ci si rende conto della situazione e si tende ancora in buona misura ad appoggiare il governo. Dall’altro, si fa fatica a digerire le misure imposte e, specialmente, si teme che nel futuro il quadro peggiori ancora. Anche in conseguenza di tutto ciò, accanto alla stabilità (relativa e per certi versi apparente) della distribuzione delle intenzioni di voto, si registra – ed è il fenomeno probabilmente più significativo – un sensibile accrescimento di quanti si dichiarano indecisi sul partito da scegliere alle eventuali prossime consultazioni o sono addirittura tentati dall’astensione.

Nel loro insieme, costoro sono passati dal 35% registrato ad ottobre, al 47% rilevato oggi. Insomma, di fronte al contesto attuale, quasi metà degli italiani non sa che partito votare o, peggio, li boccia tutti.

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