Le complicazioni genetiche e patologiche prima di tutto: ma anche la condotta della madre ha un impatto 

gravidanze a rischio

Secondo i dati della American College of Obstetricians and Gynecologists,  negli Stati Uniti una gravidanza su 160 si conclude con una morte perinatale e complessivamente ogni anno nascono morti ventiseimila bambini.

E le cause, pur note in parte, non sono mai state indagate approfonditamente, tanto che il 50 per cento delle morti fetali risulta senza spiegazione.

Ora due ricerche statunitensi studiano questo fenomeno in cinque differenti stati americani (Rhode Island, Massachusetts, Georgia, Texas e Utah) su un campione di donne differenziato per età, condizioni e provenienza etnica, arrivando a determinare la causa certa del 61 per cento dei casi e la causa probabile dei tre quarti dei casi .

Nella prima ricerca sono state prese in esame 500 donne che avevano vissuto l’esperienza della morte perinatale, sottoponendo ad autopsia e a test genetici il feto, esaminando la placenta e intervistando le volontarie riguardo alle abitudini di vita. E’ risultato che nel 24 per cento dei casi la natimortalità si è verificata a causa di anomalie della placenta, nel 14 per cento a causa di anomalie genetiche (solitamente cromosomiche), nel 13 per cento a causa di infezioni (come il parvovirus o il cytomegaloviris), nel 10,4 per cento a causa di anomalie del cordone ombelicale (come coaguli sanguigni), nel 9 per cento per l’ipertensione materna e nell’8 per cento dei casi come conseguenza di patologie materne, quali diabete, lupus e disfunzioni alla tiroide.

Un secondo studio invece ha indagato gli indici di pericolosità intercettabili prima della gravidanza e tra i principali fattori di rischio associati a un incremento della natimortalità sono stati identificati: lo svantaggio socio-economico, l’età materna avanzata, la consanguineità, l’esposizione al fumo, alla droga e all’alcool, la precedente nascita di un figlio pretermine o un precedente aborto e l’appartenenza al gruppo sanguigno AB.

Persino il fatto che la futura madre non conviva con il padre del bambino può giocare un ruolo negativo. Pare infine che la morte fetale riguardi più spesso le donne afro-americane e si suppone che la spiegazione sia da addebitarsi a una minor cura delle condizioni della donna nel corso della gestazione e alla conclusione drammatica di quella che avrebbe potuto essere una nascita prematura con un intervento tempestivo.

Basta guardare il celebre e triste quadro di Pablo Picasso, Madre con bambino morto, per mettere a fuco la tristezza e il dolore inspiegabile che accompagna l’esperienza della morte perinatale. Scientificamente si parla di bambino nato morto nel caso di “un prodotto del concepimento senza vitalità espulso al centottantunesimo giorno in poi”.

In realtà in altri Paesi la linea di demarcazione è differente, tanto che nella classificazione della natimortalità si sta cercando di far riferimento al limite di peso del feto e non all’età gestazionale. In tutti i casi si tratta di un’esperienza fortemente traumatica per entrambi i genitori e spesso di casi biologicamente insospettati e inspiegabili.

Ma come spiega George Saade, che dirige il reparto di ostetricia e ginecologia della University of Texas Medical Branch di Galves: «Ci sono morti perinatali che possono essere evitate e una donna che sta pianificando una gravidanza è giusto che si prepari a questo evento modificando anche, laddove è necessario, il proprio stile di vita».

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