Operazione della dda e dei carabinieri: in carcere 28 persone e anche un poliziotto: era la talpa della piovra

squadra antimafia

I Carabinieri del comando provinciale di Palermo hanno arrestato 28 persone tra boss, gregari ed estortori di Cosa Nostra.

Per 22 indagati la Dda del capoluogo ha emesso provvedimenti di fermo per associazione mafiosa finalizzata alle estorsioni, al traffico di droga e alle rapine; per altre sei persone, già detenute per mafia, è stata disposta la custodia cautelare in carcere.

In carcere anche un poliziotto che fungeva da talpa della cosca. Ed è emrso che i boss controllavano anche la fiction su Cosa Nostra.

L’indagine che ha portato al blitz chiamata “Pedro” ricostruisce l’organigramma dei mandamenti di Porta Nuova e Bagheria. I mafiosi incassavano il pizzo pure sulla fiction televisiva «Squadra Antimafia Palermo oggi». A mettere nel mirino lo sceneggiato televisivo ispirato alla lotta contro Cosa Nostra, secondo quanto sostiene la Dda di Palermo, era stato il boss del mandamento di Porta Nuova, Calogero «Pietro» Lo Presti, assieme a uno dei suoi uomini, Giuseppe Auteri, durante le riprese del telefilm fino al settembre del 2010.

I due avevano convocato Filippo Teriaca, un parente di Marcello Testa, incaricato della società «Taodue», che produceva la fiction, per intimidirlo e costringere così la produzione a subire diverse richieste del clan, compreso il pagamento di una somma di 5.000 euro.

Tra le altre estorsioni che la Dda attribuisce a Lo Presti e Autieri, quella ai danni di Giusto Gagliano, titolare della gioielleria «Di Paola» di piazza San Domenico, nel centro di Palermo. Un esattore della famiglia di Palermo Centro, inserita nel mandamento di Porta Nuova, Daniele Lauria, secondo gli inquirenti aveva invece incassato mille euro dall’imprenditore Giovanni Anselmo, titolare della ditta «GGA Costruzioni » di San Cipirello. Quella somma, per la Dda, era l’acconto di un ‘pizzò complessivo di settemila euro che era stato imposto al costruttore.

Il poliziotto arrestato nell’operazione antimafia «Pedro». è accusato di aver fatto da informatore per Calogero «Pietro» Lo Presti, nuovo capo del mandamento mafioso di Porta Nuova e anch’egli tra i destinatari dei 28 provvedimenti restrittivi emessi dalla Dda. L’investigatore, che è stato sottoposto a fermo, è Matteo Rovetto, 58 anni, in servizio presso la Squadra Mobile di Palermo fino a un anno fa.

Secondo l’accusa, avrebbe fornito a Lo Presti, ma anche al suo braccio destro Tommaso Di Giovanni, pure fermato, notizie sui procedimenti penali e sulle indagini in corso nei loro confronti. Il poliziotto «talpa» avrebbe inoltre protetto la rete di spacciatori di droga controllata dai boss, avvisandoli della presenza delle forze dell’ordine nelle zone dove smerciavano la droga, e aiutandoli a eludere le indagini. A Rovetto è stata contestata l’aggravante del favoreggiamento di Cosa Nostra.

Dall’inchiesta emergono gli stretti rapporti tra i mafiosi di Porta Nuova e le ‘famigliè palermitane di Pagliarelli, Brancaccio, Noce e Tommaso Natale. Parte dell’indagine riguarda il mandamento di Bagheria: gli investigatori ne hanno individuato i vertici e hanno ricostruito la mappa del racket nella zona, principale attività di guadagno della cosca.

L’operazione si è sviluppata attraverso intercettazioni video e audio di oltre 15 mesi, riscontrate anche dalle dichiarazioni dei pentiti. Ne è venuta fuori una Cosa Nostra particolarmente aggressiva nell’imposizione del pizzo e interessata a mettere le mani sulle attività imprenditoriali.

Dall’inchiesta è emerso anche un ritorno della mafia a investire il denaro sporco nel narcotraffico: i boss acquistavano cocaina da vendere sul mercato siciliano attraverso una rete di spacciatori capillarmente controllata. Tra i fermati ci sono gli attuali capi dei mandamenti di Porta Nuova e Bagheria. La scelta di un provvedimento d’urgenza come il fermo nasce dall’esigenza di bloccare le attività estorsive della cosca ed evitare danneggiamenti e attentati a imprenditori e commercianti. A differenza di quanto accaduto in altre indagini, le vittime del pizzo questa volta avrebbero collaborato con gli investigatori.

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