Vitalizi dimezzati e sistema contributivo per tutti, Fini accelera: “in un mese stretta sulle indennità e spese”

Gianfranco Fini e Renato Schifani

Anche per i parlamentari è arrivato il “fatidico” momento di stringere la cinghia. Gli uffici di presidenza di Camera e Senato hanno dato il via libera al passaggio del sistema contributivo pro-rata per le pensioni di tutti i parlamentari a partire dal 1 gennaio 2012 innalzando l’età minima per la pensione dai 50 ai 60 anni per chi ha più legislature, 65 per chi ha una sola legislatura.

Si accelera anche sul giro di vite per gli stipendi. Se la commissione Giovannini non avrà concluso i suoi lavori entro fine anno come previsto, entro il 30 gennaio- ha detto Fini- sarà comunque convocato l’ufficio di presidenza della Camera per decidere sulle nuove forme retributive e sulle voci di spesa e servizi garantiti ai deputati.

Stop dunque ai vitalizi dei deputati. Dal primo gennaio 2012 sono sostituiti dalle pensioni con il sistema di calcolo contributivo, come quello che si applica per tutti i lavoratori. Le deliberazioni, sono state assunte dall”Ufficio di presidenza di Montecitorio che ha ratificato impegni gia’ assunti a luglio scorso e ha dato seguito ad ordini del giorno presentati dal Pd e dal Pdl.

E’ stato anche deciso che, sempre a decorrere dal 1° gennaio 2012, per tutti i parlamentari cessati dal mandato sara’ possibile percepire il trattamento previdenziale al compimento dei 65 anni di età con un periodo contributivo corrispondente a 5 anni di mandato parlamentare. Per ogni anno di mandato ulteriore, l’età richiesta è diminuita di un anno con il limite inderogabile all’età di 60 anni. Stretta in arrivo anche per le pensioni dei dipendenti di Montecitorio che avranno anch’essi la pensione con il calcolo contributivo pro rata a partire da gennaio 2012 e l’applicazione delle nuove regole previdenziali contenute nella manovra.

Gli indirizzi adottati dall’Ufficio di presidenza prevedono quindi anche l’innalzamento a 66 anni del requisito dell’età anagrafica per il conseguimento della pensione di vecchiaia; l’innalzamento del requisito dell’anzianità contributiva per il conseguimento della pensione anticipata, secondo quanto previsto dal decreto-legge (con 42 anni di contributi, o 41 per le donne, e minimo 62 di età); l’applicazione delle penalizzazioni previste per la generalità dei lavoratori, qualora la pensione anticipata sia conseguita ad un’età inferiore a 62 anni.

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