Stipendio deputati: stop bipartisan alla “sforbiciata”: “non può essere il governo a farlo, tocca alle Camere”

Senato e Camera ridurranno gli stipendi?

Tempi più lunghi per il taglio allo stipendio dei parlamentari. La norma della manovra potrebbe essere modificata. Sul tema, ha spiegato il relatore Pier Paolo Baretta, “potrebbe arrivare un emendamento del governo o di noi relatori”.

La manovra prevede che il governo ‘recepisca’ gli esiti del confronto sugli stipendi degli altri Parlamenti Ue di cui si sta occupando la commissione guidata dal presidente dell’Istat, Enrico Giovannini. Il “punto di fondo – ha sottolineato Baretta – è che non può essere il governo a ‘recepire’ i risultati ma deve essere il Parlamento”.

La norma che prevede che se entro fine anno la commissione guidata dal presidente dell’Istat, Enrico Giovannini (che ha l’obiettivo di comparare gli stipendi dei parlamentari italiani con quelli dei colleghi europei) non terminerà il suo lavoro sarà il governo a decidere per decreto legge, verrà quindi cambiata, secondo quanto riferisce l’esponente del Pdl, Massimo Corsaro, il quale ha precisato che alla commissione verrà dato più tempo.

La casta, insomma, non si arrende ai tagli previsti in manovra. Il giro di vite sugli stipendi degli onorevoli potrebbe slittare ancora. Sulla misura, prevista per decreto dal governo, si dovrebbe come detto ripristinare la competenza al Parlamento. Con il rischio di un allungamento dei tempi o, peggio, di un dietrofront.

Il testo della manovra in cui si parla di indennità parlamentare è stato «scritto male» e dovrà essere corretto, dice Fini. Ma «non è in discussione la revisione dell’indennità dei deputati», continua il presidente della Camera. Questa, aggiunge, «sarà fatta appena la Commissione Giovannini avrà individuato parametri in sintonia con media europea. E i tempi saranno comunque brevi». «Nel decreto del governo – spiega Fini – la norma era stata scritta male nel senso che non è possibile intervenire per decreto nell’ambito di questioni che sono di competenza esclusiva delle Camere». Il governo, aggiunge, «è perfettamente consapevole dell’errore e la norma sarà corretta».

In più, incalza il deputato Pd Gianclaudio Bressa, non è possibile «annunciare in un decreto che si farà un altro decreto per intervenire» nel caso in cui la commissione diretta da Enrico Giovannini non abbia completato i suoi lavori nel tempo previsto. «Lo si fa e basta – sottolinea Bressa – ma annunciare in un decreto un altro decreto diventa incostituzionale. E noi ci siamo pronunciati solo su questo aspetto, non certo nel contenuto».

La norma in questione, il comma 7 dell’articolo 23 del decreto, prevedeva che la commissione presieduta dal vertice dell’Istat Enrico Giovannini avesse tempo fino al 31 dicembre 2011 per depositare lo studio comparativo delle indennità dei parlamentari. Ma aggiungeva che se questo non fosse avvenuto, il governo avrebbe provveduto «con apposito provvedimento d’urgenza». Commettendo così, osserva ancora Bressa, «un errore da matita blu».

Ora, assicura il deputato del Pdl Massimo Corsaro, si farà un emendamento, presentato probabilmente dai relatori, per riparare all’errore.«Noi vogliamo che la commissione Giovannini – spiega Corsaro – abbia tempi certi perchè vogliamo che abbia tempi certi anche l’eventuale riduzione delle indennità dei parlamentari» per essere uniformata a quella europea. «Così – annuncia – noi fisseremo una data entro la quale la Commissione governativa dovrà depositare il suo studio comparativo. Trascorsa la quale il Parlamento avrà 30 giorni di tempo per prendere le sue decisioni».

Così facendo, però, dalla data iniziale del 31 dicembre è possibile che un eventuale taglio slitti, probabilmente, ad aprile. Sul fronte della riforma dei vitalizi, che dovrebbe essere definita in settimana, nell’ufficio di presidenza congiunto di di Camera e Senato convocato mercoledì prossimo, è probabile, che si vogliano mettere sul tavolo anche altre questioni spinose, come quelle delle pensioni dei dipendenti della Camera e di alcuni «privilegi» come gli «appartamenti dei Questori» di Montecitorio.

«Se dobbiamo ridurre i vitalizi e ’ritoccarè le nostre indennità – spiega un componente del centrosinistra dell’Ufficio di presidenza – allora è giusto che si ridimensioni l’intero sistema a 360 gradi, a cominciare da privilegi come quelli riservati ai Questori che hanno a disposizione appartamenti lussuosissimi…». E se questo non dovesse accadere, si avverte, a sollevare la questione potrebbe essere un nutrito drappello di giovani deputati «bipartisan». Tra i circa cento inquilini di Montecitorio alla prima legislatura, che verrebbero toccati dalla “sforbiciata”, rischiando di andare in pensione se tutto va bene a 60 anni, serpeggia, infatti, un certo malessere. Perchè, ragionano alcuni di loro, «a pagare per la ’castà dovremmo essere solo noi?».

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