Monti è già “ostaggio” dei partiti. Perchè scaricare tutto il peso della manovra sulla classe media e i pensionati?

il governo Monti sui giornali esteri

I sindacati sembrano ritrovare l’unità dinanzi alle misure del Governo Monti e svegliarsi dal lungo torpore che da anni li ha visti inerti e piegati dinanzi alle decisioni dei vari governi.

Fanno la voce grossa, minacciano lo sciopero, ma tutti sappiamo e (ne è consapevole anche Monti), che nessuno degli attuali leader sindacali è oggi in grado di guidare una protesta contro il governo. Si tratta purtroppo di “pupazzi” di cartapesta  che in parte sono responsabili insieme agli attuali leader di centro , sinistra e destra dello sfacelo della società italiana.

Se l’Italia è allo sfascio di certo le motivazioni sono molteplici e la prima in assoluto è che in questi anni non è venuta fuori una classe dirigente in grado di sostituire a tutti i livelli  quella che è sopravvissuta alla fine della Prima Repubblica.

E questo è ormai è palese  a tutti. Monti, che pure sta facendo del suo meglio per governare  un paese sull’orlo del tracollo, è imbrigliato da un parlamento che non esiterebbe a disarcionarlo nel caso in cui attuasse norme che ne ledessero gli interessi.

I suoi provvedimenti devono rispondere alle richieste della destra berlusconiana che non vuole che si tocchino i grossi capitali, di un centro che fondamentalmente la pensa allo stesso modo, di una sinistra che a chiacchiere difende i ceti più deboli, ma che nella sostanza è pronta a immolarli sull’altare della patria.

Non che tutti i provvedimenti emanati dal Governo nel recente pacchetto di misure “Salva Italia” siano inefficaci. È certo ammirevole la volontà ed il tentativo di affrontare il problema del risanamento dei conti pubblici nel suo insieme, anche cercando di imporre ai parlamentari dei sacrifici, che ovviamente loro in queste ore cercano di aggirare con la presentazione di emendamenti. Siamo consapevoli anche che il momento è difficile e che sarebbe opportuno evitare altri conflitti sociali e che non si può assolutamente trattare con leggerezza una materia così delicata.

Ma ci domandiamo allo stesso tempo: era giusto scaricare tutto sulla classe media e sui pensionati? Può crescere un paese che continua ad avere lavoratori ultrasessantenni? Quale innovazione può venire da questo tipo di cultura che come unica visione del futuro ha solo quella di allungare l’età lavorativa e di tassare il ceto medio-basso?

Monti da tecnico ha studiato misure per sanare il debito pubblico, ha emanato provvedimenti contro la rendita, ha cercato di recuperare la credibilità che avevamo perso all’estero; e tutto questo va bene. Ma l’azione di un governo non può essere frutto solo di tagli e tasse e soprattutto si deve inserire in un progetto che rilanci l’occupazione e consenta la crescita e abbassi la pressione fiscale che opprime i cittadini, che pagano troppo per mangiare, vestire, per i trasporti, le assicurazioni, ecc.

Le attuale misure forse ci aiuteranno  a  recuperare credibilità in Europa, a impedire il tracollo, ma potrebbero inasprire la crisi sociale, che già dilania il nostro paese. E l’Italia ha bisogno di essere pacificata, non di essere soffocata dall’inflazione, dal costo eccessivo dei carburanti e dei trasporti, e da una povertà sempre più diffusa.

Tutti noi siamo consapevoli che per uscire dalla crisi bisogna fare dei sacrifici, ma la giustizia vorrebbe che i primi a farli fossero coloro che si sono arricchiti sulle spalle dei ceti più deboli.

In qualche modo i partiti (la casta…!) hanno condizionato le scelte di Monti, impedendo che  fosse elaborata una manovra che riequilibrasse le troppe differenze sociali, che ormai caratterizzano il nostro paese.

Monti di certo sta cercando di fare del suo meglio e la sua intenzione di ricevere i sindacati e di ascoltarne le ragioni sta a significare non la volontà di arroccarsi  nelle sue idee, ma  la consapevolezza che l’Italia può uscire dalla crisi solo col contributo di tutti. E questo è apprezzabile.

Ma è impensabile che tutto ricada sulle spalle di Monti. Lui non può certamente fare di più di quello che è il compito che gli è stato affidato dal Parlamento. Il suo è un governo che ha solo il compito di traghettarci fuori da una fase politica difficile.

Ma certamente la causa della nostra crisi risiede nella nostra poca cultura democratica, che ci ha portato a creare un divario troppo grande tra la società politica e quella civile. È evidente che non basterà la sua azione a ridurre le differenze. Un progetto di cambiamento può venire solo dalla società civile che deve avere il coraggio di elaborare soluzioni nuove e di credere nei suoi giovani.

Le vecchie organizzazioni politiche e sindacali sono logore. Sono strutture obsolete che non sembrano non avere nulla da dire. C’è la necessità di una “rivoluzione civile” (pacifica ovviamente!), che all’insegna di un progetto di rinnovamento riscriva le regole della nostra Italia e la rifondi dalle fondamenta.

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