Pazzini e Nagatomo ridanno il sorriso ai nerazzurri, viola mai pericolosi. Palermo ko in casa con il Cesena

Gianpaolo Pazzini

L’Inter rialza la testa in campionato battendo per 2-0 la Fiorentina a San Siro, proprio nel decennale della scomparsa dell’avvocato Peppino Prisco, ricordato dai tifosi nerazzurri prima dell’inizio della gara. Reti di Pazzini nel primo tempo e Nagatomo nel secondo, entrambi realizzati con la colpevole complicità della difesa viola. Per Ranieri tre punti che vogliono dire ossigeno puro dopo due sconfitte interne consecutive contro Udinese e Cska Mosca.

La Fiorentina scende in campo priva del fantasista-bomber Jovetic, indisponile proprio nell’immediata vigilia del match. Al suo posto Ljajic, al solito impalpabile. Ranieri punta su un quadratissimo 4-4-2 con Milito e Pazzini davanti e Faraoni e Coutinho sugli esterni pronti ad accentrarsi. La prima vera occasione è per i viola, ma Ljajic ignora il solissimo Gilardino e perde palla, mentre un diagonale di Coutinho alla mezz’ora è la prima conclusione in porta di marca nerazzurra.

A rompere il ghiaccio ci pensa Pazzini, che sfrutta l’indecisione di Natali per avventarsi sull’invito di Coutinho ed anticipare Boruc con un tocco d’esterno vincente. La reazione viola è poca roba, e a inizio ripresa l’Inter chiude la gara grazie a Nagatomo, bravo nella percussione centrale dopo lo scambio con Pazzini e fortunato nel rimpallo con Pasqual che fa terminare la palla in rete.

Si ferma, invece, a quota sei successi il filotto del Palermo, sconfitto in casa dal Cesena 1-0: decide Adrian Mutu. I rosanero finora hanno costruito tra le mura amiche il proprio bottino di punti (18 su 20) e macinato avversario con la potenza di un rullo compressore.

Contro l’avversario sulla carta più abbordabile, i rosanero si sono inceppati, smarrendo la via del successo e rischiando di andare incontro a un ko ancor più pesante se Benussi non avesse sciorinato una sequela di miracoli fra i pali. Il Cesena dell’ex Daniele Arrigoni non ha rubato nulla. Mutu segna al 64′, poi Munoz, già ammonito, si fa espellere per un intervento su Eder. Il micidiale uno-due manda al tappeto il Palermo che non si risolleverà più.

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