Deutsche Bank elenca i 10 pericoli “mortali” che nel 2012 terranno in scacco l’intero sistema finanziario globale

il mondo in crisi

La crisi internazionale avanza ma lo spettro più concreto e inquietante è che possa anche compiere un ulteriore e “letale” salto di qualità.  A sentire gli analisti, il 2012 sarà un anno pieno di pericoli per l’economia globale.

Quali sono i più grandi rischi a cui devono prestare attenzione gli investitori nei prossimi dodici mesi? Tom Joyce e Ram Nayak di Deutsche Bank ne hanno individuati dieci. Alcuni sono fattori già conosciuti ed altri, invece, sembrano al momento solo fattori marginali, che in realtà tali non sono affatto.

1. Grecia fuori dall’euro. Secondo gli analisti di Deutsche Bank, l’uscita della Grecia dall’area euro, con il conseguente ritorno alla dracma, è il rischio numero uno per l’economia mondiale. Pur essendo poco probabile, è considerata un’ipotesi da non escludere. Qualora Atene uscisse dall’Eurozona, si verificherebbe probabilmente un collasso delle banche greche, con ricadute sulle altre banche europee e ci sarebbero pesanti deprezzamenti degli asset del settore privato.

2. Crisi finanziarie in Italia e in Spagna. Per l’Italia il rischio è legato ai conti pubblici, alla tenuta del governo e alla bassa crescita. In Spagna, invece, il pericolo è rappresentato soprattutto dal settore privato e dal sistema bancario. Una crisi di fiducia da parte dei mercati – sostengono da DB – impedirebbe a entrambi i Paesi di avere accesso al credito, un’eventualità che rappresenterebbe una minaccia per l’euro e per l’intero sistema finanziario globale. In quel caso, per salvare l’economia globale dal baratro, la Bce avrebbe bisogno di “rispondere in maniera aggressiva”.

3. Gli Stati Uniti ricevono un ulteriore downgrade da parte delle agenzie di rating oppure piombano in una recessione “double dip”. Se i tagli alle tasse non dessero buoni risultati e la crescita dell’economia americana non fosse abbastanza sostenuta, potrebbero materializzarsi due rischi: le agenzie di rating potrebbero decidere di declassare ulteriormente il debito pubblico a stelle e strisce oppure l’economia statunitense potrebbe entrare in una recessione “double dip” (o “recessione a forma di W”, dalla forma del grafico che raffigura l’andamento del Pil o degli investimenti), ovvero un secondo periodo di brusco rallentamento dei principali indicatori economici dopo la breve ripresa successiva al fallimento di Lehman Brothers. Se così fosse, anche il settore bancario americano verrebbe declassato.

4. Brusco rallentamento economico della Cina. Se la Cina crescesse “soltanto” del 5-6% in un anno, tale risultato verrebbe percepito come un segnale di recessione. Qualora si verificasse un’ipotesi del genere, i mercati ne risentirebbero a livello globale perché i prezzi delle commodity registrerebbero un calo significativo. Tuttavia le grandi riserve della Cina sul mercato valutario potrebbero bloccare la flessione dei prezzi e stimolare la crescita.

5. La Francia perde la tripla A. Deutsche Bank giudica “alquanto probabile” che la Francia, vista l’assenza di progressi significativi sulle misure di austerity, perda la tripla A. In tal caso, gli spread tra gli Oat francesi e i Bund tedeschi crescerebbero e questo avrebbe ripercussioni negative per la tenuta dell’EFSF (European Financial Stability Facility), il “Fondo monetario europeo”, e per le capacità dei Paesi europei, già in difficoltà, di finanziarsi sui mercati.

6. Forte riduzione della leva finanziaria da parte delle banche europee. Che le banche europee ridurranno il ricorso alla leva finanziaria è certo. Si tratta di capire quanto. Se il deleveraging fosse “aggressivo”, potrebbe raggiungere complessivamente circa 1.500 miliardi di euro. E l’importo potrebbe essere reso ancora più alto dalla crisi.

7. Il mercato delle commodity affronta una crisi di liquidità. Secondo gli analisti di DB la probabilità che il mercato delle commodity affronti un liquidity crunch (una crisi di liquidità) è “alta”, soprattutto se si verifica il rischio numero 6, ovvero un forte deleveraging da parte delle banche europee. Il pericolo è che gli istituti di credito europei che finanziano le grandi società, per lo più svizzere, che commerciano materie prime potrebbero ridurre i finanziamenti: a quel punto, i prezzi delle commodity scenderebbero in modo consistente.

8. I beni e le valute “rifugio” smettono di essere investimenti sicuri. Un rischio che potrebbe diventare realtà è che i “porti sicuri” come l’oro, il franco svizzero e lo yen, considerati tradizionalmente beni e valute rifugio, diventino volatili al pari di altri investimenti meno sicuri. Lo stesso discorso si potrebbe fare per due titoli di stato affidabili come i Treasury americani e i Bund tedeschi: in un periodo di crisi come quello attuale, visti i livelli del debito pubblico di Germania e Stati Uniti, anche la loro “sicurezza” potrebbe venire meno.

9. I deficit dei fondi pensione negli Usa continuano a crescere. I fondi pubblici e privati in America destinati alle pensioni sembrano fuori controllo, e questa situazione potrebbe peggiorare. A rendere il quadro ancora più fosco potrebbero essere i tassi di interesse, molto bassi. Se questi deficit dovessero continuare a gonfiarsi, le agenzie di rating provvederebbero a declassare il rating dei fondi, le società che li gestiscono subirebbero delle pesanti perdite e avrebbero maggiori difficoltà a trovare fondi sui mercati.

10. Crescita economica maggiore del previsto. Paradossalmente, se la crescita economica globale dovesse essere superiore al previsto, i mercati e gli investitori correrebbero il rischio di restare spiazzati. Se l’Europa si stabilizza e la crescita è sostenuta, i prezzi degli asset potrebbero variare in modo ben diverso dalle aspettative, con effetti imprevisti.

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