La7 mostra filmato su compravendita voti in aula. Briguglio chiede istituzione commissione d’inchiesta 

votazioni alla Camera

Un sistema che ha tenuto Silvio Berlusconi a lungo “in sella” a Montecitorio e che soprattutto nel dicembre 2010 lo ha salvato dalla sfiducia. Stiamo parlando della compravendita di voti in Parlamento.

Adesso La7 ha mandato in onda un video girato da un deputato che ha registrato attraverso una micro-telecamera nascosta nella cravatta le conversazioni poco “onorevoli” dei suoi colleghi nell’aula. Spezzoni di colloquio da cui emerge la scioccante realtà di parlamentari che siedono a Montecitorio solo per conquistare il vitalizio.

In una settimana in cui l’attenzione della politica è monopolizzata dalla manovra di Monti e i media moltiplicano dibattiti su pensioni, tasse e spread, una videoinchiesta de La 7 sul malcostume nella politica nazionale riesce a scuotere il Parlamento. Il caso, la presunta compravendita di parlamentari, non è nuovo, ma il piatto sul quale lo ha presentato la trasmissione “Gli Intoccabili” è ghiotto: non le solite illazioni né i “si dice”, ma un filmato, registrato con una telecamera nascosta da un anonimo deputato, nel pieno dei lavori della Camera.

Dopo quanto accaduto, il Fli, con un duro intervento dell’on. Carmelo Briguglio, sollecita con immediatezza l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta: ”Chiediamo che il ddl per una commissione parlamentare d’inchiesta sulla corruzione parlamentare e sulla compravendita dei deputati, presentato dai deputati di Fli, sia calendarizzato subito. Inoltre, nel ddl anticorruzione, gia’ alla Camera, va introdotta anche una norma penale specifica in questa materia. Vedremo chi ci sta…”.

L’Idv propone assieme ad alcuni finiani, l’introduzione di un reato specifico di “corruzione parlamentare”.

La Procura della Repubblica ha acquisito il video trasmesso da La 7, ma spiega anche che un parlamentare non ha vincolo di mandato ed è libero di cambiare casacca per qualsiasi motivo, nobile o meno che sia.

A porre un punto sulla vicenda è il diretto interessato, Antonio Grassano, di Popolo e territorio (ex Responsabili) che si autodenuncia: «La voce del parlamentare nel filmato andato in onda durante Gli Intoccabili è la mia».

Benché nel video i volti e i timbri della voce siano alterati, si evince che, almeno nelle parti proposte in tv, si discute della disponibilità ad offrire il proprio voto con assicurazioni di una candidatura o di altri favori.

In alcuni spezzoni si avverte la tensione dei protagonisti, specialmente quando si prospetta l’eventualità dello scioglimento anticipato delle Camere che comporterebbe ricadute sull’entità del vitalizio. Sebbene non sveli l’identità del suo interlocutore, a Grassano, eletto nelle liste della Lega e subito passato al gruppo misto, l’intercettazione non va proprio giù: «Sto pensando ad azioni legali e porterò tutto – promette – alla Procura della Repubblica perchè non si può filmare all’interno del Parlamento».

La difesa dell’ex Idv razzi. A sua difesa si schiera Domenico Razzi. Il parlamentare, eletto in Svizzera con l’Idv, e passato ai Responsabili. Dice che i video sono stati realizzati per «infangare la reputazione personale di un deputato, al solo scopo di abbattere un avversario politico, strumentalizzando uno scambio di battute tra colleghi con l’estrapolazione dal contesto della chiacchierata di ciò che che interessava per raggiungere lo scopo».

Di diversa opinione Antonio Di Pietro che, nei giorni precedenti e successivi alla fatidica fiducia del dicembre 2010, ha segnalato più volte il caso di quei colleghi (fa esplicito riferimento, oltre che a Domenico Scilipoti, proprio al suo ex collega di partito Antonio Razzi) che, in vista del voto di fiducia, avevano deciso di cambiare casacca. E se si cerca di individuare il traditore che ha rubato conversazioni e immagini, dall’altra parte è caccia al “compratore” di voti.

La reazione di Verdini. In proposito è stato tirato in ballo il coordinatore del Pdl Denis Verdini che smentisce e annuncia provvedimenti legali: «Intendo ribadire ancora una volta che ogni riferimento a mie presunte quanto inesistenti offerte è destituito di ogni fondamento. Ho dato mandato ai miei legali di tutelare la mia onorabilità nel caso di altre menzogne sull’argomento».

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