Procura indaga su rapporti tra l’imprenditore Scirocco e l’avv. Lo Castro, già legale di Taormina Arte e Comune

la Procura indaga sulle "ombre" del messinese

La Direzione Investigativa Antimafia ha confiscato all’imprenditore gioiosano Francesco Scirocco quote sociali e relativo compendio aziendale di 12 società, 2 appartamenti, numerose autovetture di grossa cilindrata (quali Lamborghini Gallardo, Audi A8 4.2 V8, Jaguar e Bmw, un’imbarcazione lunga 12 metro), polizze assicurative e disponibilità bancarie, il tutto per un valore di mercato stimabile in 37 milioni di euro.

Scirocco è sospettato di contiguità con esponenti di clan mafiosi operanti nella zona tirrenica-nebroidea della provincia di Messina. Dalle attività investigative condotte dalla DIA, a carico di Scirocco, sarebbe emerso “un grave quadro di pericolosità sociale derivante dal sospetto della sua appartenenza ad associazioni mafiose, quali la “famiglia Bontempo Scavo” di Tortorici e dei “Barcellonesi”, ma anche il suo coinvolgimento giudiziario in un paio di tentati omicidi ai danni di altrettanti avvocati, le sue frequentazioni con soggetti pregiudicati ed altre manifestazioni oggettivamente contrastanti con la sicurezza pubblica”.

Tra gli altri, la Procura di Messina sta indagando, già da diverso tempo, sui rapporti tra Scirocco e l’avv. Andrea Lo Castro.

Membro del collegio di difesa della Provincia, storicamente vicino al sindaco di Messina, Peppino Buzzanca, e al senatore Mimmo Nania, l’avv. Lo Castro è il legale al quale nel febbraio 2010 il Comitato Taormina Arte (nelle persone del sindaco di Taormina, il sindaco di Messina e il presidente della Provincia) ha dato incarico-consulenza per la predisposizione dello statuto della Costituenda Fondazione Taormina Arte.

Nella suddetta circostanza i consiglieri comunali del Fli hanno fatto ricorso al Tar di Catania contro la Giunta comunale di Taormina, la quale con apposita delibera (n.14 dell’08/02/2010) approvava la “trasformazione del Comitato in Fondazione” mediante il suddetto statuto.

Per resistere al citato ricorso del Fli, risulta essere stato, altresì, incaricato dalla Giunta comunale di Taormina – delibera n. 74 del 18 maggio 2010 – l’avv. Andrea Lo Castro, ritenuto dalla Giunta “di fiducia di questa Amministrazione”. Tale delibera di incarico è stata allora esitata su proposta dell’ Assessorato al Contenzioso, nella persona del dott. Fabio D’Urso.

Di seguito quanto riporta adesso il quotidiano online “Normanno”.

“Il Tribunale ha confermato il sequestro al socio dei fratelli Mollica, dell’avvocato Lo Castro e dell’ex sindaco Antonino Andò. Sotto chiave beni per 37 milioni di euro.

La prima sezione penale del Tribunale di Messina, in accoglimento di una precedente proposta del Direttore della Direzione Investigativa Antimafia e della Procura di Messina, ha disposto la confisca dei beni dell’imprenditore Francesco Scirocco, per un valore complessivo di 37 milioni di euro.

L’uomo è sospettato di contiguità con esponenti di spicco di gruppi mafiosi operanti nella fascia tirrenica della provincia di Messina. Nei confronti di Scirocco è stata disposta anche la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per la durata di 4 anni. La confisca riguarda le quote sociali di 12 società, due appartamenti, numerose autovetture di grossa cilindrata tra le quali Lamborghini Gallardo, Audi A8, Jaguar e Bmw,
un’imbarcazione da diporto della lunghezza 12 metri, polizze assicurative e disponibilità bancarie. Il provvedimento prende le mosse da un’articolata attività di investigazione patrimoniale, che già nel gennaio e maggio di quest’anno aveva condotto al sequestro del patrimonio dell’imprenditore.

Secondo la Dia Scirocco è vicino alla famiglia mafiosa dei Bontempo Scavo di Tortorici e a quella di Barcellona Pozzo di Gotto ed è stato già sottoposto per questo motivo a due distinte ordinanze di custodia cautelare in carcere eseguite lo scorso 24 giugno nelle operazioni Ghota e Pozzo 2.

A costare il sequestro all’imprenditore di Gioiosa Marea, figlio dell’ex sindaco Lorenzo Scirocco e cresciuto all’ombra de fratelli Mollica, altro grosso gruppo imprenditoriale, sono i rapporti con Mario Aquilia, il costruttore barcellonese secondo gli investigatorio organico al clan locale, per il quale pilotava le aste pubbliche.

La Procura di Messina indaga però anche sui rapporti tra Scirocco e gli ambienti imprenditoriali e politici messinesi, in particolare con l’avvocato Andrea Lo Castro, uomo crocevia dei più rilevanti affari imprenditoriali avvenuti in città negli ultimi 20 anni. La svolta nelle indagini in questo senso sono le dichiarazioni della ex collaboratrice di Scirocco, Marangela Giorgianni, prima alle dipendenze di un altro noto imprenditore oggi scomparso.

La Giorgianni racconta agli investigatori i fitti rapporti tra il legale e l’imprenditore, concretizzati in qualche compartecipazione societaria della collega di studio di Lo Castro, l’avvocato Adalgisa Bartolo. Ma anche dei rapporti con l’ex primo cittadino messinese, oggi coordinatore provinciale dell’Mpa, Antonio Andò, il cui figlio ha quote in una delle società di Scirocco.

In particolare sotto i riflettori l’ingresso del gioiosano nel settore delle energie alternative, a cominciare dall’eolico. Settore nel quale l’imprenditore è più attivo proprio negli anni in cui la Regione, dove Andò è consulente del governatore Lombardo, vara il piano energia. Un altro dei nomi noti in rapporti con Scirocco nel settore eolico è l’imprenditore Giuseppe Li Pera di Caltanissetta, che un ventennio fa diventò testimone di giustizia. Alla base delle sue dichiarazioni la notissima informativa su mafia e appalti in Sicilia che secondo alcuni costò moltissimo ai giudici Falcone e Borsellino. Da testimone, Li Pera denunciò anche alcuni magistrati, le cui posizioni vennero subito archiviate, compreso l’attuale capo della procura messinese Guido Lo Forte che oggi indaga su Scirocco.

I beni di Scirocco sono stati messi sotto chiave in tre tranche, con due provvedimenti di sequestro preventivo per sperequazione, tra il gennaio e il maggio 2011, e col blitz Ghota e Pozzo 2, quando l’imprenditore è stato arrestato, nel giugno successivo. L’ultimo provvedimento riguarda gli stessi beni sequestrati precedentemente.

A giugno sono stati sequestrati, poi dissequestrati in fase di Riesame, anche alcuni beni della moglie di Scirocco, l’avvocato impiegata alla Provincia, Patrizia Meo. Attravero il legale, che lavorava nello studio Lo Castro, Scirocco entra in contatto anche con il costruttore Vincenzo Vinciullo, in rapporti secondo gli investigatori con Cosa Nostra siciliana e coinvolto nella vicenda delle acciaierie Megara. Il Ros de Carabinieri ha intercettato diverse conversazioni dove un uomo di Vinciullo, oggi tra i più attivi costruttori messinesi, valuta affari con Aquilia”.

“Tra le società sequestrate il 19 gennaio scorso – scrive il settimanale Centonove – ce n’erano due in cui figurano quali soci persone che richiamano indirettamente due noti legali di Messina, Andrea Lo Castro e l’ex sindaco Antonio Andò.

Durante le operazioni i militari della Direzione investigativa antimafia si erano accorti, attraverso il ritrovamento di documenti e timbri, che del patrimonio di Francesco Scirocco, intestati a prestanomi, facevano parte altre società, rimaste indenni dal provvedimento eseguito il 19 gennaio 2011 che aveva colpito beni per 25 milioni di euro. Il sostituto procuratore Vito Di Giorgio ne aveva così chiesto ed ottenuto dal Tribunale di Messina il sequestro. Il valore delle società sequestrate. Il provvedimento si fondava sulle stesse motivazioni poste alla base del primo: secondo gli inquirenti e i magistrati, l’imprenditore orlandino, per quanto sempre prosciolto al termine delle inchieste in cui è rimasto invischiato, aveva costruito le proprie fortune grazie alla vicinanza alle associazioni di stampo mafioso e tiene un tenore di vita troppo alto rispetto alle propri redditi.

Il geometra definito dal Tribunale “l’ex sbrigaffacende del boss Carmelo Giuffrè e dei fratelli Mollica”, imprenditori finiti in inchieste per la contiguità alla mafia e, al termine di un processo durato un decennio, prosciolti dal Tribunale di Reggio Calabria il 19 maggio del 2011, negli ultimi anni è entrato in affari con Mario Scinardo, Giuseppe Li Pera e Vito Nicastri, imprenditori considerati, in base ad atti giudiziari, organici alle cosche mafiose di Palermo capitanate da Matteo Messina Denaro e a quelle di Mistretta guidate da Sebastiano Rampulla.

Le indagini avevano messo in luce rapporti dell’imprenditore di 47 anni che amava farsi vedere in giro in Ferrari, Jaguar e Lamborghini, con due legali messinesi: Antonio Andò, ex sindaco di Messina ed attuale consulente giuridico del governatore della Sicilia Raffaele Lombardo; lʼaltro, Andrea Lo Castro, membro del collegio di difesa della Provincia, storicamente vicino al sindaco di Messina Peppino Buzzanca e al senatore Mimmo Nania. I due legali erano entrati indirettamente in affari con Franco Scirocco.

La segretaria di Francesco Scirocco, Maria Angela Giorgianni, 45 anni, che alla vigilia dell’estate del 2009 ha deciso di rivolgersi alla magistratura (che l’ha messa sotto protezione) quando si è resa conto di essere stata coinvolta “in affari più grandi di lei”, come confidò, presa dal panico, ad alcuni suoi stretti familiari, era titolare delle quote di maggioranza della società Internazionale Immobiliare Srl, sequestrata il 19 gennaio. Socia di maggioranza Adalgisa Bartolo, storica collega di studio di Lo Castro, presso cui la società era domiciliata.

Il figlio di Antonio Andò, Oscar, detiene il 15% delle quote di International global services Srl, altra società sequestrata. Nella stessa aveva il 30% Francesco Scirocco; e il 30%, Giuseppe Li Pera che ricopriva il ruolo di amministratore. Giuseppe Li Pera altri non è che il figlio di Salvatore Li Pera, condannato per associazione per delinquere di stampo mafioso, divenuto collaboratore di giustizia, e come si legge nellʼordinanza che lo portò in carcere “deputato a sedersi negli anni novanta unitamente ad altri esponenti mafiosi tra cui Angelo Siino, al tavolino in cui si distribuivano gli appalti”.

Il sequestro scattato il 20 maggio aveva riguardato l’intero capitale sociale ed il compendio aziendale delle società Isma Costruzioni Srl, con sede legale in Nettuno (Roma) e sede amministrativa in Barcellona Pozzo di Gotto (Messina),che recentemente ha ricevuto in appalto dal Comune di Messina i lavori per il rifacimento del manto stradale di alcune vie del centro; Prodart Management Srl, con sede a Saponara (Messina) e operante nella gestione alberghi e night club, Modimar Srl, impresa edile con sede a Cancello ed Arnone (Caserta), Consortile portuale scarl, con sede a Capo d’Orlando (queste ultime due dissequestrate in seguito) impegnata nelle opere di completamento della diga foranea del porto di Licata (Agrigento)”.

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