Nuovi scontri: la politica spinge opera in Val di Susa per disobbligarsi del sostegno dei grandi gruppi industriali

nuovi scontri in Val di Susa

Si riaccendono gli scontri in Val di Susa, dove l’autostrada A32 Torino-Bardonecchia è rimasta chiusa tutta la scorsa notte, a seguito dell’occupazione, durata quasi 12 ore, da parte dei manifestanti del movimento No Tav. Alla fine si contano 14 i feriti, tra manifestanti e forze dell’ordine, dopo gli incidenti occorsi ieri nei pressi del cantiere.

Perché ci sono stati di nuovo scontri in Val di Susa?

“Come tutte le volte che si è provato a far pressione sulle reti – spiega Marco Scibona del “Movimento No Tav” su “Blog Cado in piedi” -, c’è stata ovviamente una reazione da parte delle forze dell’ ordine che sono lì a proteggere quelle reti. Parlo di reti perché di cantiere non si può parlare. La nostra opposizione si basa sulle reti perché sono uno stupro al nostro territorio, ma anche il simbolo di un modo di iniziare un’opera, peraltro inutile, senza il consenso popolare. E’ stato infatti provato non da noi, ma da grandi studiosi economici e trasportistici, che quest’ opera non ha nessun senso, e soprattutto in questo momento di crisi economica il voler rilanciare l’Italia con grandi opere è del tutto illogico.

È ovvio che le grandi opere sono ideate solamente per finanziare grandi gruppi di movimento terra, edilizia o infrastrutturale e le banche che potranno accendere mutui per poterle finanziare.”

Un accordo politico così corale e trasversale non si era mai visto. Da Fassino a Cota al Pdl, tutti i partiti vogliono la Tav…

“E’ un fatto atavico, il politico ha sempre avuto bisogno di essere ricordato e la grande opera simboleggia un po’ questa esigenza. Ma al di là di questa che è la motivazione classica, in questo specifico caso i politici hanno bisogno di ringraziare coloro che li hanno sostenuti in questi anni, quindi i grandi gruppi industriali. Sinora non sono state fatte gare d’appalto, ma solo aggiudicazioni dirette per ha costruzione di questi recinti, per quanto riguarda poi il buco vero e proprio ci sono i vecchi appalti che sono stati rigirati. Nel 2005, la galleria geognostica partiva da Venaus per entrare sul tragitto internazionale, dopo l’opposizione popolare c’è stata tutta una concertazione politica atta a mitigare queste posizioni. Da questa concertazione sono saltati fuori 8 quaderni, nei primi 3 si dimostrava con dati ufficiali che questa opera non serve, dopodiché negli altri 5 quaderni si è cercato in politichese stretto di ribaltare il risultato dei primi 3, dicendo che comunque si poteva fare per gradi.

La galleria geognostica è stata poi, con i progetti successivi, ribaltata praticamente sull’altro lato della montagna, dove sinceramente non aveva nessun senso farla, perché in pratica si ha una galleria geognostica molto più lunga prima di arrivare alla sede vera del tracciato internazionale. Si parla di 7,5 chilometri, mentre in Francia non si raggiunge quasi la stessa distanza come lunghezza totale…per la vecchia galleria di Venaus era stata aggiudicataria la Cmc di Ravenna, che attualmente risulta essere la stessa aggiudicataria come variante progettuale, facendo però un tunnel sull’altro lato della montagna, come se fosse praticamente la stessa cosa. Si tratta quindi, da parte dei partiti, di un modo per ringraziare, ed è la spiegazione per cui tutti sono d’accordo, perché tutti hanno da che guadagnarci. Solo nel Movimento Cinque Stelle diciamo ‘no’ a questa opera, e non in maniera pregiudiziale, ma perché i dati non ne legittimano la realizzazione.”

Chi si spartirà i soldi della Tav?

“C’è buona parte dei lavori fatta dalle cooperative rosse, un’altra parte dai gruppi Impregilo dunque, una spartizione bipartisan. Ricordo che la spesa, a fronte della parte nazionale più quanto ci compete per la parte internazionale, è di 17 miliardi a progetto, cifre che, sulla base dei riscontri oggettivi sulle opere fatte precedentemente, sono moltiplicabili fino a 5 volte. Dunque, 17 miliardi che potrebbero benissimo essere decurtati da manovre lacrime e sangue che attualmente vanno a incidere su beni e servizi fondamentali per la popolazione.”

Ha senso un’opera del genere con l’Italia a rischio default? Dove prenderanno i soldi?

“Al momento, a dire la verità, c’è stato un rifinanziamento delle linee Tav ma non della Torino – Lione, ci sono solo 670 milioni che però sono di finanziamento europeo, né Regione, né Provincia, né Stato, nessun organismo nazionale ha messo dei soldi su questo pezzo di linea. I soldi, qualche miliardo, di cui si parla in questi giorni per la Tav sono per il terzo valico e la Brebemi.”

Sui media si legge che gli incidenti stanno compromettendo la stagione turistica in Val di Susa…E’ vero che la gente non viene più a sciare?

“Assolutamente no. La crisi ovviamente va a tagliare sul superfluo, quindi a prescindere dal fatto che al momento non c’è neve, e che anche la neve artificiale si scioglie per le alte temperature, i cali turistici ci sono stati anche questa estate, ma non dipendenti assolutamente dalle manifestazioni No Tav. Semplicemente, la gente non ha i soldi per poter andare in vacanza”.

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