L’ex premier parte civile a Milano: “violata mia privacy, erano solo ospiti”. Le foto dei paparazzi mostrano altro

le foto degli "ospiti" a Villa Certosa

Per la prima volta, da quando a vario titolo è coinvolto in un processo, Silvio Berlusconi ha risposto davanti a un giudice, in un’udienza pubblica. L’ultima volta che aveva parlato in un’aula ‘apertà del Tribunale di Milano era il 2003, per il processo Sme, ma erano dichiarazioni spontanee.

Stamattina, l’ex premier si è presentato al palagiustizia in una nuova “veste”, quella di testimone parte civile, per dire in sostanza che, quando il fotografo Antonello Zappadu carpì degli scatti che lo ritraevano in compagnia di alcune ragazze a Villa Certosa, venne violata la sua proprietà. E per spiegare che quelle fotografie mostravano un «evento privato», del tutto «normale», presentato sulla stampa in un «modo, come ‘harem di Berlusconì, che contravveniva alla realtà».

In un palazzo di giustizia semi-deserto per il ponte dell’Immacolata, Berlusconi è arrivato verso le 10,45, per andarsene dopo una mezz’ora scarsa a fare un pò di shopping in via Montenapoleone. In mezzo la sua testimonianza nel processo a carico di Pino Belleri, ex direttore di ‘Oggì, imputato per ricettazione e interferenza illecita nella vita privata in relazione a 15 fotografie scattate da Zappadu (per lui è in corso il processo a Olbia) che lo ritraevano nel parco della residenza sarda assieme ad alcune giovani, pubblicate sul settimanale il 17 aprile 2007 sotto il titolo “L’Harem di Berlusconi”. All’epoca non erano ancora esplosi sui media i casi Noemi Letizia, Patrizia D’Addario e Ruby.

«E’ impossibile fare quelle foto se non si entra nella proprietà», ha esordito l’ex premier, rispondendo alle domande del viceprocuratore onorario. «Sapevo – ha proseguito – che c’erano persone appartenenti al gruppo in visita che stavano facendo delle foto. Non sapevo però che dei fotografi non autorizzati fotografassero da lontano». E per spiegare ai giudici che era impossibile scattare quelle immagini fuori dai confini della proprietà, Berlusconi ha anche mostrato una fotografia aerea dell’area della villa, chiarendo che lui e i suoi ospiti, «’una dozzina», erano vicino a un lago e che le foto erano senza dubbio state scattate da un «costone» montagnoso che fa parte di Villa Certosa. Violata la proprietà, quindi, e in un’occasione privata.

«Era un evento di natura privata – ha raccontato – c’era anche una nostra militante di Bari molto attiva pubblicamente». Con loro anche il personale di sicurezza, «una decina di persone solitamente armate e anche i giardinieri, che sono una trentina». E pure ospiti uomini, però «le foto riportavano solo presenze femminili per creare – questa l’opinione dell’ex premier – una situazione attraente a una eventuale vendita» degli scatti. Poi sul contenuto delle foto: «C’erano cinque persone che mi stavano addosso in una foto di gruppo, foto che io faccio sempre per persone che chiedono di avere un ricordo». E ancora: «Sul fatto che io prendessi per mano i miei ospiti, dico che è mia abitudine, è il mio modo di comportarmi normale».

Questo in risposta all’avvocato Caterina Malavenda, legale di Belleri, che voleva chiarimenti sui «rapporti» tra Berlusconi e le giovani, subito ‘stoppatà da Niccolò Ghedini e poi dal giudice Maria Teresa Guadagnino, «perchè si tratta di domanda non pertinente all’imputazione». Di quelle ragazze fotografate con lui, Berlusconi aveva già visto prima soltanto «la Sozio (Angela, ex concorrente del Grande Fratello, ndr)». Le altre invece, «non le avevo mai viste prima».

Una testimonianza che ha permesso all’ex premier anche di descrivere quel «parco delle meraviglie», che è Villa Certosa, «un milione di metri quadri», dove «chi viene decide molto malvolentieri di andarsene». Eccolo qua: «Una villa centrale e diverse altre ville per ospiti, un teatro, uno studio tv, un’area per eventi, musei botanici dei cactus, dei ficus, degli agrumi, quello degli ibiscus che è il più grande al mondo, un’area per le farfalle, una per l’insediamento dei pesci, una pizzeria, una gelateria e un luna park». Come teste in questo processo, Berlusconi dovrà fare il ‘bis’, perchè la difesa di Belleri vuole risentirlo. «Non ho obiezioni – ha risposto sorridendo – visto che ho appena detto (ai cronisti, ndr) di avere un ufficio qui in Tribunale».

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