Cisl conferma l’allarme: “alberghi a 5 stelle diventano stagionali, lavoratori senza futuro. Politica assente”

a Taormina alberghi stagionali

Taormina vede il baratro: mai cosi in basso, mai come stavolta vicina al tracollo.

I sindacati lanciano l’ennesimo grido d’allarme al cospetto di un fallimento che ormai è dietro l’angolo e – cosa in assoluto più preoccupante – avanza senza incontrare alcun ostacolo.

Eloquente quanto afferma in un’intervista a Blogtaormina il segretario generale della Fisascat Cisl di Messina, Pancrazio Di Leo. La sua è un’analisi dei fatti amaramente reale.  

“La situazione non è positiva ed anzi va avanti in senso negativo. Anche gli alberghi cinque stelle pensano ormai di trasformare gli hotel da annuali in strutture stagionali.  Abbiamo avuto il 30 novembre scorso un incontro con una grossa società che ci ha comunicato un calo di fatturato e di commesse, quindi la volontà appunto di attuare una conversione da struttura a tempo indeterminato di tipologia annuale in stagionale”.

“Questo non è allarmismo. La situazione è realmente preoccupante. Nel caso citato siamo riusciti a far applicare la sospensione e se necessario poi, dopo 90 giorni, la cassa integrazione in deroga”.

“Le contrattazioni in atto stanno riguardando appositamente le strutture a cinque stelle, che sono il punto di riferimento per il turismo di Taormina e della Sicilia”.

“Il turismo a Taormina si è sempre detto sin qui, nelle intenzioni, che dovrebbe ampliarsi e proiettarsi verso la destagionalizzazione ma se le gli alberghi a cinque stelle diventano stagionali significa che il turismo stesso a Taormina diventa in via definitiva stagionale”.

“Molti lavoratori rischiano di non percepire più nemmeno l’indennità minima di disoccupazione. Abbiamo già dei dati definitivi sul 2011, la preoccupazione è reale. C’è un aumento considerevole delle richieste di indennità a requisiti ridotti, perchè il rapporto di lavoro è sceso ormai sotto i sei mesi”.

“C’è un’assenza della classe politica. L’ultimo incontro che abbiamo avuto risale ad un anno fa, nel luglio dell’anno scorso: poi non ci sono stati più incontri ufficiali con la classe politica per affrontare lo stato di crisi che si è venuto a creare nè per la situazione degli alberghi chiusi in questo periodo. L’unico incontro lo abbiamo avuto di recente con l’Associazione Albergatori, che si è anche “risvegliata”: c’è stata una convocazione del Centro Servizi del Settore Turismo che ha sede presso la Confcommercio di Messina, dove era presente anche il signor Italo Mennella, nella cui circostanza abbiamo fatto un verbale di accordo con la citata azienda”.   

“Lo scorso anno avevamo chiesto un tavolo di concertazione con il coinvolgimento delle forze sociali e datoriali, in materia di settore turismo e commercio, come abbiamo fatto nella zona tirrenica dove sono stati a suo tempo discussi i problemi e trovati degli accordi.

Cresce la preoccupazione per il 2012 e soprattutto per questo territorio dove la stragrande maggioranza dei lavoratori vivono di lavoro stagionale. Qui la pensione a 66 anni e i 43 anni di contributi al momento ce li possiamo dimenticare. Significa cioè che un lavoratore che viene impiegato per 6 mesi per raggiungere la pensione e quei 42 anni dovrebbe insomma fare il doppio. E non dimentichiamo che i lavoratori sopra i 50 anni non è ben voluto nelle strutture”.   

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Dichiarazioni che si commentano da sole, e alle quali faranno seguito a breve delle conferme ancor più dettagliate che scriveranno ufficialmente il punto di non ritorno raggiunto, purtroppo, dall’economia taorminese

Sia chiaro che la crisi economica e finanziaria esiste eccome ed è un dato innegabile: ma – giusto per non andare lontani – chissà perchè in Sicilia, ad esempio, non sta travolgendo le zona di siracusa e del ragusano. Ci sono realtà dove la crisi la si combatte, col coltello tra i denti, a suon di idee e progetti, valorizzando il territorio e con la lungimiranza delle strategie. Taormina invece non va più oltre una gestione “paesana” del territorio.

E’ triste la parabola odierna di una Taormina che senza il minimo dubbio avrebbe straordinarie potenzialità, risorse e mezzi a sufficienza per affrontare il momento di difficoltà ma oggi è paralizzata: “prigioniera”.

Taormina si avvia verso il baratro finale – repetita iuvant – “figlio” di una crisi locale dentro la crisi internazionale. Un declino riconducibile all’inadeguatezza di chi oggi la governa.

Altrove si prende atto di un fallimento e si traggono le dovute conseguenze, con serenità e per il bene della collettività. Qui, di fronte alla triste inconfutabilità dei fatti, si antepone da troppo tempo il tergiversare nelle piccole polemiche: in una strenua e sterile resistenza fondata per lo più sulla logica dell’orgoglio personale, sull’esercizio del minimizzare e magari il teorema dell’allarmismo o di chissà quale dispetto da “simpatie-antipatie”.  

La realtà dice ben altro e la crisi da collasso è ormai sotto gli occhi di tutti. A questo punto chi non comprende che Taormina sta morendo e chi non avverte il dovere di uno scatto d’orgoglio per favorire un cambiamento, si assume una responsabilità pesantissima di fronte al dramma di tanti taorminesi che non ce la fanno più.

 

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