Sopra i 400 euro non ci saranno più pagamenti cash: solo conto o carta: stessa soglia per gli stipendi pubblici

ancora polemiche sulle pensioni

Niente più soldi da mettere in borsetta. La pensionata che, dopo la fila alle poste, riscuote un importo mensile superiore a 500 euro non potrà più farlo in contanti. Dovrà chiedere il versamento sul conto corrente, se ce l’ha. Oppure – prevede il decreto della manovra – farsi versare l’importo su una carta elettronica, bancaria o postale, anche prepagata.

Fino ad oggi il consiglio era quello di richiedere il versamento direttamente sul conto corrente, per limitare il fenomeno degli scippi. Ma è riuscito solo in parte a sfoltire le code dei pensionati, in fila alla posta per ritirare l’assegno mensile. Ora invece si cambia: la pensione dice addio ai contanti e l’assegno «senza cash» diventa un obbligo. La novità scatta da subito. E avrà impatto anche sull’assegno e sulla tredicesima che i pensionati riscuoteranno a Natale. La norma è tra le pieghe della manovra, nell’articolo che fissa a 1.000 euro la soglia per i pagamenti cash.

L’importo valido a livello generale come tetto per l’utilizzo del contante viene dimezzato a quota 500 quando a pagare è l’amministrazione pubblica. Così questo è lo steccato per i pagamenti verso i fornitori da parte delle amministrazioni centrali e locali. Ma – ed è scritto esplicitamente – anche per il versamento delle pensioni. Non basta.

La stessa soglia vale anche per chi percepisce uno stipendio pubblico o un compenso per una collaborazione: il pagamento in moneta sonante si fermerà a quota 500 euro. Oltre questo importo bisognerà possedere una carta di credito, magari prepagata, oppure optare per il versamento ’elettronicò sul conto. Che la novità possa comportare qualche difficoltà e aumento di costo per i pensionati appare chiaro dal comma successivo che punta a limitare i disagi per i pensionati al minimo o sociali.

«Per incrementare i livelli di sicurezza fisica e tutelare i soggetti che percepiscono trattamenti pensionistici minimi, assegni e pensioni sociali – è scritto nel decreto – i rapporti recanti gli accrediti di tali somme sono esenti in modo assoluto dall’imposta di bollo». Inoltre, «per tali rapporti, alle banche e agli altri intermediari finanziari è fatto divieto di addebitare alcun costo».

La norma solleva polemiche. A scoprirla è il senatore Idv, Elio Lannutti, che presiede anche l’Adusbef. «I pensionati – afferma Lannutti che, come presidente Adusbef, è uno dei più critici censori del sistema bancario – saranno così costretti ad aprire conti correnti bancari e postali e apprendere l’utilizzo di bancomat o carte di credito, per ingrassare i signori banchieri».

Protestano anche i pensionati. «Non capiamo il perchè di tutto questo accanimento contro i pensionati da parte del governo», afferma il segretario dei pensionati Cgil, Carla Cantone. «Non vorremmo – dice – che questa norma fosse un modo per togliere ancora qualche euro dalle tasche dei pensionati italiani in favore delle commissioni bancarie».

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