La vergogna si compie: soppressi i treni di notte per il Nord, ridotti i diurni per Roma. Ecco cosa succederà

Trenitalia sgancia la Sicilia

Lo scempio è cosa fatta, la vergogna sta per compiersi. Tra poche ore ci saranno due Italie, o forse si può semplicemente dire che la Sicilia sta per uscire dall’Italia.

Nell’anno in cui si festeggia l’asserita Unità d’Italia, la Sicilia si allontana sempre più dallo Stivale dal quale, sempre con maggiore frequenza, riceve calci. L’ultimo ‘evento’ del 150° sarà celebrato domenica prossima quando  Trenitalia sopprimerà i treni notturni che collegano direttamente l’Isola con Milano, Torino e Venezia e ridurrà a 5 quelli per Roma.

Per raggiungere il Nord del Paese, insomma, – come riporta Blogsicilia – chi non ama l’aereo, dovrà necessariamente fare tappa nella Capitale e poi prendere una ‘coincidenza’. Per far ritorno a in Sicilia, invece, lo ‘stop and go’ ideato da Trenitalia per i meridionali sarà a Bologna. Superfluo evidenziare che la soppressione del servizio notte comporterà la soppressione anche di posti di lavoro.

Secondo la Fit Cisl in Sicilia ne saranno licenziati 82 del settore Servirail, ma è facile immaginare che ripercuissioni assasi sensibili si avranno alla stazione marittima di Messina.

La spiegazione dei tagli fornita da di Trenitalia – che negli anni, per propria eslcusiva negligenza, non è stata in grado di offrire un servizio efficiente e dignitoso – è che “i treni a lunga percorrenza generano un costo enorme e hanno dei ricavi dalla vendita dei biglietti venduti che si sono assottigliati notevolmente perché la gente ormai, in Italia come in Europa, preferisce i voli low cost”.

Si offre per anni un pessimo servizio e poi si giustifica la soppressione a causa del naturale crollo delle vendite. Che, però, Trenitalia non riscontra al centro-nord – dove il servizio offerto negli anni è sempre stato d’alto livello – tanto che a Roma è stata inaugurata una nuova stazione per treni ad alta velocità.

Fit-Cisl annuncia per martedì una manifestazione di protesta a Roma. Anche in questo caso – così come già avvenuto per Termini Imerese – probabilmente la ‘trattativa’ avverrà esclusivamente sulle modalità di pensionamento e/o cassa integrazione dei dipendenti. Al futuro, alla mobilità e ai cittadini, non pensa nessuno.

Adesso la morale della favola è che l’Italia viene divisa in due, ancor più di quanto già non lo fosse da troppi anni.

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