La deposizione di un pescatore potrebbe far luce sul giallo dell’auto sul luogo del sequestro della bambina

Denise Pipitone

La verità rimane lontana ma qualcosa forse si muove nel mistero inespugnabile della scomparsa di Denise Pipitone.

Potrebbe, infatti, esserci un supertestimone. E’ quanto emerge dal processo in corso sulla sorte della bambina svanita nel nulla il primo settembre di sette anni fa da Mazara del Vallo (Trapani),

“Era una donna con capelli biondi e con sfumature rosse, che oggi, però, non sarei in grado di riconoscere, al volante dell’auto Ford Fiesta grigia che l’1 settembre 2004 vidi passare a gran velocità, e sbandando nello svoltare verso una strada sterrata che si collega con via Salemi, mentre ero davanti l’officina del carrozziere Andrea Gitto, che stavo aiutando a riparare la mia auto, non lontano dalla strada del sequestro”.

Questa una parte della testimonianza di Nicola Pipitone, 48 anni, pescatore, nell’udienza del processo per il sequestro di Denise Pipitone, scomparsa da Mazara del Vallo (TP) l’1 settembre 2004, quando aveva poco meno di quattro anni.

Imputati sono la 24enne Jessica Pulizzi, sorella (per parte di padre) della bambina rapita, che è accusata di concorso in sequestro di minorenne, e il suo ex fidanzato Gaspare Ghaleb, 26 anni, accusato di false dichiarazioni al pm.

Il teste ha, inoltre, detto che l’auto “proveniva da via Mongiolisi” e che nello svoltare per immettersi sulla strada sterrata “andò a sbattere con una ruota sul marciapedi”. L’auto, ha proseguito Pipitone, transitò davanti l’officina, verso le 11.45: un orario che coinciderebbe con quello della sparizione della bimba.

All’inizio dell’udienza, il pm Giacomo Brandini ha chiesto l’acquisizione di due cd con tutti i tabulati telefonici dell’inchiesta sui quali ha lavorato il consulente Gioacchino Genchi.

Dopo la pausa saranno chiamati a deporre altri due testi tra cui Anna Corona, madre di Jessica Pulizzi ed ex moglie di Piero Pulizzi, il padre naturale di Denise. Corona, però, potrebbe anche avvalersi della facoltà di non rispondere perchè è indagata, sempre per concorso nel sequestro della piccola Denise, in un secondo filone d’inchiesta.

Con lei sono indagati Antonino Cinà, la moglie Giovanna D’Assaro e il padre di questa, il pluriomicida Giuseppe D’Assaro.

Con il suo indomito coraggio la madre di Denise, non si dà per vinta e continua a sperare e, tra l’altro, ha anche lanciato un appello a tutti i genitori europei che hanno subito il sequestro o una tragica violenza sui figli minori, “affinchè insieme si possa realizzare un comitato di promozione per il lancio della task force internazionale per le ricerche dei minori scomparsi”.

E allora la domanda resta, purtroppo, sempre la stessa: che fine ha fatto Denise? E’ viva? E’ ancora tra noi. Tanti interrogativi ma nessuna risposta, e la forte tentazione di pensare che chiunque l’abbia portata via meriterebbe la pena di morte, senza se e senza ma. L’unica condanna che sia in grado di esprimere, a suo modo, un senso di crudeltà estrema, forse nemmeno lontanamente pari al barbaro gesto di rubare una bambina di 4 anni alla propria madre e alla vita stessa. 

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