Le “missioni” del direttore Tg1 in varie mete con la carta di credito della Rai. Dall’8 aprile processo per peculato

Augusto Minzolini

Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini è stato rinviato a giudizio per il reato di peculato, in relazione all’uso della carta di credito aziendale.

Il processo a carico del giornalista comincerà l’8 marzo prossimo, davanti ai giudici della VI sezione collegiale.

La Rai ha annunciato che «si costituirà parte civile entro il termine di decadenza previsto dalla legge, che è quello dell’udienza dibattimentale fissata per il prossimo 8 marzo, per il danno di immagine e per i residuali profili di danno non patrimoniale»

«Volevano farmi saltare dalla direzione del Tg1 già quando c’era il voto di fiducia al Senato il 14 dicembre 2010 – il commento a caldo del giornalista -. Quello che non sopporto di questa vicenda è che vengono utilizzati strumenti del genere per raggiungere l’obiettivo. Questo vi dà l’idea della società di trogloditi in cui viviamo». Il direttore del Tg1 punta poi il dito contro Mauro Masi, ex dg della Rai. «In questa vicenda – attacca – è stato un pusillanime, uno leggero, perché per due anni l’azienda non mi ha contestato nulla».

Minzolini avrebbe sforato in 14 mesi il budget a sua disposizione per circa 65 mila euro. Tale somma è stata già restituita dal direttore all’azienda. Ma non è bastato per evitare il processo. A decidere il rinvio a giudizio il gup del Tribunale di Roma Francesco Patrone.

La questione riguarda, insomma, 120 giorni in missione, 56 trasferte, 40 delle quali sarebbero avvenute nel fine settimana. C’è un soggiorno di nove giorni trascorsi a Venezia per il festival del cinema, una vacanza a Taormina, i viaggi a Istanbul, Londra, Marrakech, per due volte, due volte le puntate a Cannes. E poi Praga e Amburgo, Dubai, Ischia, Capri, Positano, Cortina e Madonna di Campiglio. In tutto Minzolini avrebbe speso, insomma, 86mila 660 euro a carico dell’azienda di Stato. Di questa somma, come detto, il giornalista ha restituito di recente la somma di 65 mila euro.

Per il comitato di redazione del Tg1 è giunta l’ora di cambiare: «Serve una svolta, un direttore autorevole, di indiscusso profilo professionale e morale, super partes, che segni – afferma il cdr in una nota – una forte discontinuità editoriale col passato». La rappresentanza sindacale è da tempo in rotta di collisione con Minzolini: «Il direttore farebbe bene a fare un passo indietro. Non ci sono più alibi. L’azienda deve dare risposte chiare e immediate alla redazione. Il cdr non ha aspettato la notizia del rinvio a giudizio per denunciare – ormai da molto tempo – il fallimento del progetto Minzolini, che ha portato gli ascolti del giornale al minimo storico e ha fatto perdere credibilità alla principale testata del servizio pubblico, come sottolineato anche dalla ricerca della Cattolica di Milano».

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