Condanna definitiva per i “fotoricatti”. Adesso il “re del gossip” può salvarsi solo se va in prova ai servizi sociali

Fabrizio Corona

Stavolta Fabrizio Corona rischia grosso. Il fotografo dei vip ha ricevuto, infatti, dalla Procura generale di Milano un provvedimento in cui si fa la somma delle condanne definitive collezionate fino ad ora e con il quale gli si dà la possibilità, visto che il totale è sotto i 3 anni, di chiedere, entro 30 giorni, l’affidamento in prova ai servizi sociali.

Cosa che il “re dei paparazzi” certamente farà, con l’ultima parola che spetterà poi ai giudici del Tribunale di sorveglianza, i quali nel caso dovranno anche stabilire quale attività lavorativa fargli svolgere, in esecuzione della pena.

Lo scorso 20 ottobre, infatti, la Cassazione ha condannato Corona a un anno e 5 mesi per tentata estorsione per il caso dei presunti ‘foto-ricattì ai danni dei vip. Dopo quella sentenza ormai definitiva, la pratica sull’esecuzione della pena è passata a Milano, dove si erano celebrati i processi di primo e secondo grado a seguito dell’inchiesta coordinata dal pm Frank Di Maio, una “costola” dell’indagine Vallettopoli di Potenza, nella quale peraltro l’agente fotografico è stato prosciolto.

Gli uffici della Procura generale milanese hanno sommato alla condanna della Suprema Corte due patteggiamenti definitivi (uno ad un anno e 6 mesi) rimediati da Corona a Orvieto e a Civitavecchia, per spendita di denaro falso. E hanno sottratto invece i mesi di carcere da lui già scontati quando era esploso il “ciclone Vallettopoli”: un’ottantina di giorni in tutto di “presofferto”.

Per una pena finale di 2 anni e 8 mesi circa, che sta dunque sotto i 3 anni e che non deve essere quindi scontata in carcere. Da qui l’invio, da parte del sostituto pg Antonio Lamanna, del provvedimento. Niente carcere, ma un mese di tempo per preparare la documentazione e chiedere al Tribunale di Sorveglianza l’affidamento in prova ai servizi sociali.

«È un decreto di sospensione – ha chiarito il legale di Corona, l’avvocato Giuseppe Lucibello – e per presentare la domanda basta dimostrare, come in realtà è, che Corona sta già lavorando. Lui difatti è amministratore unico della sua società». La richiesta arriverà poi ai giudici che dovranno fissare l’udienza e alla fine decidere se accogliere o meno l’affidamento in prova.

Con il “via libera” del Tribunale, Corona dovrà svolgere, per otto mesi circa, un’attività lavorativa, scelta dai giudici anche su indicazione della difesa, con il “monitoraggio” costante dei servizi sociali e seguendo le prescrizioni e le modalità indicate. Tuttavia, il destino giudiziario di Corona dipenderà anche da come andranno a finire gli altri processi. Tra le condanne a lui già inflitte, per ora in primo grado, pesano quella a 4 anni per la bancarotta della sua società Corona’s, quella a 3 anni e 4 mesi per estorsione nei confronti del calciatore David Trezeguet, e una a 1 anno e 8 mesi per corruzione di una guardia carceraria.

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