Il figlio di Albano e Romina racconta la sua versione sulla scomparsa della sorella e rivela retroscena inediti

Yari Carrisi

Un altro colpo di scena nella vicenda dei Carrisi e nel mistero della scomparsa di Ylenia. Stavolta parla Yari, fratello della ragazza di cui non si ha più nessuna notizia da 17 anni.

“Io e la mia famiglia eravamo dei veri zingari. Nel ’73 viaggiavamo molto, spesso eravamo in Spagna perché in Italia c’era il terrorismo. Ci spostavamo con la Jeep, vivevamo alla giornata e ci piaceva dormire all’aperto. Penso che la gente non abbia mai avuto una giusta visione della nostra famiglia.”

E’ così che si racconta Yari Carrisi, il figlio di Albano e Romina Power, in un’intervista rilasciata a Federica Panicucci a Domenica Cinque.

Legatissimo alla sorella Ylenia, Yari prosegue raccontando i dettagli dei momenti alla sua scomparsa: “Nel dicembre del 1994 ero in Sud America, sono andato a fare una sorpresa a Ylenia a Hopkins Village. Dopo due giorni di viaggio, sono arrivato ma in ritardo; mi hanno indicato la sua capanna ma il vicino di casa di Ylenia, ci disse che era già partita diretta per il Messico.”

“Tranquillamente tornai a Londra, dove ricevetti la telefonata di mio padre, preoccupato per la mancanza di aggiornamenti sugli spostamenti di Ylenia. Partii per New Orleans e feci ricerche con la sua foto ma inutilmente”. E prosegue: “Credo difficile che mia sorella si sia gettata nel fiume, questa storia è uscita fuori solo più tardi. Credo di aver mancato dei momenti chiave delle ricerche e penso che nell’indagine ci fosse davvero tanta confusione.”

Yari continua rivelando la sua scioccante ipotesi riguardo la comparsa di sua sorella Ylenia: “Sulla sua scomparsa ci sono tante ipotesi, potrebbe aver perso la memoria, potrebbe essere successo qualsiasi cosa. C’è la possibilità che possa essere stata coinvolta in un traffico di donne, in organizzazioni ‘fantasma’ – e afferma – Anche se fosse riuscita a scappare, Ylenia non troverebbe nemmeno sicuro tornare a parlare di quel che le è successo perché le organizzazioni in cui può essere stata coinvolta sono molto potenti.”

Quasi mai interessato a parlare delle sue vicende più intime, Yari conclude commentando le reazioni dei suoi genitori: “Per i miei genitori, ho dovuto imparare diventare psicologo delle coppie. Per la loro separazione, ho sofferto molto e continuo a soffrire per tutto. I miei hanno sempre litigato a distanza, ho sempre provato ad essere il loro mediatore, ma la cosa nuova è che lo facciano in televisione. Queste vicende mi coinvolgono in contesti di cui io non faccio parte. Prima credevo nel concetto di famiglia, e ora dopo tutto quello che è successo non ci credo più.”

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