L’immobiliarista di Villa Cristina e il procuratore di Messina: due storie giudiziarie all’ombra della “Perla”

giustizia e legalità

Un immobiliarista in manette e un procuratore generale che andrà a giudizio il 6 febbraio.

E’ un autentico “terremoto” giudiziario quello in atto in queste ore su fronti tra loro distinti e distanti eppure per molti versi affini e congruenti perché i fatti riguardano le vicende del territorio della Provincia di Messina e quindi non è per nulla estranea anche Taormina, la vecchia capitale del turismo siciliano.

Dalle parti del capitale è finito in carcere Federico Marcaccini, faccendiere romano, che la Dda di Reggio Calabria ritiene sia vicino alle ’ndrine calabresi.

Nell’ordinanza d’arresto scrive il Gip sui fatti contestati: “Le truffe costituiscono la modalità di investimento dei guadagni acquisiti. Lo scopo non è quello di acquistare gli immobili oggetto di truffa, ma di utilizzare tali beni al fine di ulteriori investimenti; acquistato il bene, a prezzi sottomercato, bene provento di truffa, tale bene viene utilizzato per ottenere mutui con denaro pulito e così effettuare investimenti immobiliari con denaro pulito per il loro godimento”.

A Reggio Calabria, invece, la Procura ha disposto la citazione diretta a giudizio del procuratore generale di Messina Antonio Franco Cassata per aver diffamato il professore Adolfo Parmaliana, morto suicida nell’ottobre 2009. L’alto magistrato è accusato del reato di diffamazione pluriaggravata in concorso con l’aggravante di avergli addebitato fatti determinati e di aver agito per motivi abietti di vendetta – per avere redatto uno scritto anonimo su Parmaliana.

“Con il rinvio a giudizio del procuratore Cassata – afferma il senatore Giuseppe Lumia, componente della Commissione antimafia – finalmente un po’ di luce comincia a svelare la verità sulle battaglie portate avanti dal prof. Parmaliana contro un sistema compromesso che inquinava il mondo delle istituzioni, della politica, dell’economia e della società del territorio messinese”.

Premessi questi due fatti, diciamo intanto che Federico Marcaccini, l’immobiliarista romano adesso in carcere già lo scorso ottobre era finito al centro delle cronache per l’avvenuto sequestro, ad opera della Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria, di un noto albergo a Taormina – Villa Cristina – del quale proprio Marcaccini è risultato proprietario.

Denaro da riciclare e affari milionari: così “il Pupone” – soprannome di Marcaccini – investiva soldi tra la capitale e la Sicilia e poi finanziava i boss della ‘Ndrangheta.

Altrettanto pesanti le accuse mosse al Procuratore di Messina, contro il quale si procederà subito e verrà praticamente saltata anche la fase dell’udienza preliminare. Senza dimenticare che un’altra indagine nata a Messina e trasferita per competenza al di là dello Stretto ha già ipotizzato per il magistrato un rapporto pluridecennale con alcuni boss mafiosi della zona tirrenica. E anche in questo l’accusa pesantissima è quella di concorso esterno in associazione mafiosa.

A questo punto, su due storie che sono ben diverse e seguono ciascuna il proprio binario investigativo e giudiziario, ma su due personaggi identicamente interessati da fatti giudiziari di estrema gravità, a noi stessi e ai lettori facciamo alcune domande. Ci sono dubbi che aleggiano all’ombra della Perla dello Jonio.

Storia numero uno: come arriva Marcaccini a Taormina e chi lo ha fiancheggiato nelle sue operazioni sul territorio? La DDA di Reggio Calabria si appresta a fare altre clamorose scoperte sugli affari che riguardavano Taormina? Verrà accertato che nello stesso filone d’indagine c’è almeno un’altra nota struttura ricettiva che è finita nel mirino delle speculazioni immobiliari?

Insieme a Marcaccini è finito adesso in manette per l’inchiesta sulle truffe immobiliari anche un notaio romano, Antonio Manzi: questo notaio aveva forse conoscenze o frequentazioni a Taormina?

Storia numero due: il procuratore Antonio Franco Cassata, in questi anni è stato avulso alla realtà Taormina? O il magistrato da queste parti ha tuttora conoscenze e amicizie? E se la risposta è sì, allora ci sono suoi collegamenti negli attuali poteri dominanti di Taormina?

E’ vero che il magistrato, pesantemente discusso già da diversi anni ed animatore del circolo culturale barcellonese “Cordra Fratres”, è stato sin qui “ossequiato” nelle sue visite a Taormina? Da chi? Gli “onori di casa” erano ovviamente solo un dovere istituzionale?

Tra tanti dubbi, una rassicurante certezza: oggi a Taormina c’è una legalità che non si vedeva da tempo.

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