Nel silenzio dei media, l’asta per l’assegnazione delle frequenze LTE in Europa e sviluppo reti: quali ricadute?

Alessandro Luciano, Presidente FUB

Come spettatore (informato) ho assistito al seminario della fondazione Bordoni – Roma 1 dic.2011- intitolato : “larga banda mobile: asta per l’assegnazione delle frequenze LTE in Europa e sviluppo reti”. Penso sia importante ed utile fornire qualche informazione e qualche commento a questi eventi, nel silenzio dei media, del governo e dei partiti. E’ necessario capirne le ricadute su cittadini ed utenti dei servizi.

Qualche dato di contesto. La comunicazione interpersonale e radiodiffusa – di grande valore costituzionale- è ormai affidata a soggetti e mercanti – tutti neoliberisti – che la gestiscono “in privato” con un mare di sigle e con procedure discutili e poco trasparenti: incomprensibili ed inibite alla grande massa di utenti – paganti italiani.

Per esempio la sigla LTE significa: long term evolution; quindi una questione nazionale strategica ed evolutiva. Il grande business commerciale della telefonia cellulare mobile – considerata da governanti e partiti italiani come un mercato oligopolistico privato affidato alla concorrenza di 4 gestori commerciali (telecom, vodafone, wind, H3g) – ha spinto costoro a richiedere bande di frequenza aggiuntive rispetto a quelle utilizzate finora per i loro servizi mobili (cellulari, i-phone, i-pad, internet mobile, ecc.). Com’è noto, vi è un forte trend di vendita dei prodotti e dei servizi associati, con una evoluzione delle tecniche (ora 3G, poi 4G: cioè di 3^ e 4^ generazione). Questo sviluppo – molto indotto dalla propaganda mediatica, da impulsi di comunicazione interpersonale e multimediale, da motivi anche irrazionali e discutibili – è stato con prontezza assecondato dal governo Berlusconi, così come da governi precedenti di altro colore. Anche qui, come per altre attività (debito, PIL, monete , ecc.), la UE delle banche e dei mercanti nonchè la commissione europea (dei ministri) hanno spinto nella stessa direzione, emettendo delibere e indirizzi – mai discussi da alcun Parlamento – per accelerare lo sviluppo nazionale dei servizi multimediali mobili. Così tutta la questione- delicatissima e strategica – è stata trattata come affare commerciale privato: in Italia, da AGcom (che dovrebbe garantire il rispetto delle regole da parte dei gestori), dai Ministeri della comunicazioni e dello sviluppo economico (in realtà comitato di ministri osservatori), dalla Fondazione Bordoni (ruolo tecnico), dai gestori commerciali dominanti di servizi fissi e mobili (già citati), in chiave di richiedenti/concessionari.

Si è deciso che il meccanismo di assegnazione fosse un’asta pubblica, basata solo sull’offerta economica dei concorrenti che doveva essere comunque superiore alla cifra-base di 2,4 ML di euro fissata dal governo. Le frequenze vengono assegnate in affitto per 17 anni, un arco di tempo lungo che implica strategie integrate sulle reti fisse e mobili – wireless, cavi, fibre ottiche, satelliti – di rilevanza politica nazionale. Le nuove bande di frequenze da considerare nell’asta erano: 2600 MHz, 1800 MHz, 2000MHz, 800 MHz.

In ciascuna banda erano messi all’asta singoli blocchi di frequenze specificati (porzioni delle bande intere ). La banda (800 MHz), per decreto del governo molto contestato dai gestori di radiodiffusione, veniva tolta alla radiodiffusione digitale TV terrestre ed assegnata ai servizi digitali mobili. Una misura che danneggia ulteriormente le emittenti locali e comunitarie, già penalizzate dal recente passaggio analogico-digitale della TV terrestre. Inoltre provocherà interferenze dei “mobili” sulla ricezione domestica della TV digitale terrestre, fino ad impedirne la fruizione in non pochi casi. Alcune associazioni di tutela di queste emittenti – come il Conna di M. Albanesi – stanno contrastando, anche sul piano legale , questa autentica prepotenza (non ancora attuata).

L’asta pubblica – condotta in estate e in gran fretta – ha dato questi risultati :

  • nella banda 800 MHz , Vodafone, Telecom e Wind si aggiudicano 2 blocchi ciascuno (6 blocchi)
  • nella banda 1800 MHz : Vodafone,Telecom e H3g si aggiudicano 1 blocco ciascuno (3 blocchi)
  • nella banda 2600 MHz : H3g e Wind 4 blocchi ciascuno ; telecom e vodafone 3 blocchi ciascuno.

In totale si assegnano 23 blocchi di frequenze. Lo Stato introita circa 4 ML di euro, in totale. Una cifra superiore al minimo richiesto dal governo, ma ben inferiore a quella realizzata nelle aste precedenti. Perciò il CODACONS ha avviato un ricorso legale per svendita a privati di un bene pubblico limitato.

Il seminario. Vi hanno partecipato 80-90 persone : dirigenti dell’AGcom, del Ministero delle Comunicazioni, della fondazione Bordoni, professori universitari, rappresentanti dei gestori, ascoltatori (che non hanno avuto spazio di intervento). Anche due rappresentanti stranieri delle autorità spagnola e tedesca che hanno illustrato la situazione dei loro Paesi, con relazioni scritte inserite nelle cartelle per giornalisti (!?). Una discriminazione ormai diffusa, anche inutile, per l’assenza diffusa della categoria privilegiata. I responsabili italiani non hanno invece concesso relazioni scritte (altro brutto costume italico ! ). Molti interventi hanno glorificato la velocità della gara d’asta e il risultato conseguito (2,4 ML di euro).

Altri hanno speso i loro interventi sulle modalità più efficaci e più lungimiranti per la assegnazione delle frequenze: asta o “beauty contest” (lett. concorso di bellezza); un nome bizzarro per designare una licitazione privata sulla base di una graduatoria misurata da criteri, non solo economici, definiti in partenza.

E’ il sistema illustrato dal rappresentante spagnolo – Diaz-Flores – e usato in Spagna, dove l’assegnazione è legata ad obblighi di investimento e di copertura che il gestore vincente deve garantire al Paese. Analoga impostazione è stata data in Germania – relatore Marwinski- dove gli obiettivi politici e sociali di sviluppo delle reti mobili hanno preceduto e guidato i criteri di assegnazione e le concessioni, in modo che non si avessero situazioni monopolistiche accentuate (come è ora in Italia).

Assenti – e non invitati – i rappresentanti di partiti o associazioni che si battono per i diritti comunicativi degli utenti paganti o contro i danni da elettrosmog, che si moltiplicheranno con l’estensione delle reti wireless. Nessuno, ad es., ha evocato il recente servizio di REPORT (RAI3) sui danni biologici di cellulari e dispositivi mobili. In realtà un uso combinato di varie tecniche può ridurre i danni da elettrosmog. Invece il governo punta addirittura ad elevare i limiti ammissibili – già alti di 6 V/m – per le reti wireless.

Assenti – e non invitati – radiodiffusori grandi e piccoli (RAI, emittenti locali, ecc.) pur toccati da questi piani di sviluppo che ne producono la morte o il ridimensionamento progressivo. Qualcuno dei relatori, celiando, ha previsto che possano aprirsi bancarelle di vendita frequenze da parte dei radiodiffusori morituri. Infine nessun cenno alla Costituzione, alle garanzie minime per gli utenti (che pure danno molto lavoro alle autorità di garanzia nazionali e locali per i diffusi soprusi e truffe dei gestori, insieme “fissi e mobili”).

Breve commento personale. Mi sembra inutile e fuorviante entrare in dettagli tecnici di procedura o di contenuto, pure possibili. E’ ormai evidente che la politica, la Costituzione italiana (art. 21,32 , 41 e 43), i partiti, le Istituzioni, i sindacati hanno ormai delegato al mercato e ai mercanti funzioni, ruoli, decisioni e controlli propri dello Stato nazionale, già privo di sovranità politica, militare, legislativa e monetaria (BCE/UE). Gli esempi della Spagna e della Germania dimostrano che le nuove assegnazioni in questi due Paesi puntano a servire aree rurali e garantire investimenti adeguati nei prossimi anni. In questo settore nevralgico e complesso della vita nazionale, del lavoro, delle conoscenze diffuse e dei diritti sociali ed individuali, la delega in bianco ai 4 gestori commerciali rampanti è ancora più grave e dannosa.

Essi potranno scaricare sugli utenti e sullo Stato i prezzi pagati con l’asta, guardandosi bene dal realizzare gli impegni assunti per accaparrarsi altre frequenze, senza rischi di sanzioni. Per ridurre la situazione oligopolistica esistente si poteva anche articolare la gara sia su base regionale/locale che nazionale. Conclusa la fase consociativa di aggiudicazione formale, si aprirà un ampio contenzioso per più motivi:

  • i disservizi indotti sulla TV digitale terrestre e sulle emittenti radiotelevisive;
  • l’aumento dei danni da elettrosmog per la moltiplicazione delle stazioni radio-base dei servizi mobili;
  • le inadempienze dei gestori rispetto a garanzie di investimento, copertura, occupazione, ecc.
  • la possibilità dei 4 gestori dominanti di formare cartello, imponendo soprusi, raggiri, costi elevati, ecc.

Ormai l’ideologia mercantile e neoliberista – indotta da decenni di propaganda mediatica e di prassi partitica deteriore – è consolidata, indiscussa ed assoluta. Il governo Monti – che già annuncia altre e più disastrose “liberalizzazioni” – non potrà che peggiorare il quadro qui descritto, svuotando lo Stato e la collettività di ogni residuo diritto costituzionale ed individuale. Né l’attenzione o la competenza dei movimenti o dei partiti su questa materia – assente da decenni – promette nulla di buono per il futuro. Gli esempi europei non sono solo quelli di Germania e Spagna. Inoltre un confronto strategico sulle reti TLC deve includere tutti i sistemi di distribuzione e di emissione, onde valutarne una situazione globale.

© Riproduzione Riservata

Commenti