Al via la sperimentazione con i primi 18 pazienti. I medici: “dimostreremo che la tecnica è ben tollerata”

Stefano Borgonovo

Entro breve dovrebbe prendere il via la prima sperimentazione con cellule staminali adulte al mondo completamente non-profit per un possibile, futuro, trattamento della Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA).

Lo ha annunciato nel corso di un convegno tenutosi all’Ospedale Galliera di Genova Angelo Vescovi, Direttore scientifico della Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo e docente di Biologia Cellulare all’Università Bicocca di Milano. In tempi brevi dovrebbe essere attivato il call center per il reclutamento dei pazienti: si prevede di trattare inizialmente 18 persone.

«La ricerca è di fase I ed è preliminare a studi più approfonditi: puntiamo a dimostrare solamente che l’introduzione delle staminali nel midollo spinale dei pazienti è sicura e ben tollerata, quindi non crea tossicità – spiega Vescovi. Ovviamente contiamo anche di vedere qualche effetto in termini di efficacia, ma non possiamo ancora parlare di una nuova “cura” per una malattia così drammatica».

Le cellule staminali verranno prelevate da feti morti naturalmente, con un meccanismo simile a quello della donazione di organi per i trapianti. Alle gestanti sarà chiesto il permesso per il prelievo di una minima quantità di tessuto cerebrale, da cui poi si potranno ottenere le linee cellulari da impiantare.

L’obiettivo del trattamento non è solamente quello di “sostituire” cellule danneggiate dalla malattia, ma si mira anche modificare quelle condizioni “ambientali” che caratterizzano questa ed altre malattie neurologiche, come la sclerosi multipla, come la spiccata infiammazione, la tossicità e la carenza di sostanze neutrotrofiche. Sperimentalmente infatti l’immissione di staminali può favorire la detossificazione, ridurre l’infiammazione e controllare l’attivazione di un fenomeno negativo come quello indotto dalla cellule della microglia, cellule che partecipano attivamente alla risposta infiammatoria dell’organismo.

Le cellule staminali fetali sono “tessuto-specifiche”, quindi indirizzate a divenire sangue, muscolo fegato o, come si punta ad ottenere in questo caso, tessuto nervoso. La prima fase di sperimentazione, come detto, non potrà offrire dati significativi in termini di efficacia del trattamento, ma si spera di ottenere qualche seppur minimo effetto positivo per una malattia che ad oggi non dispone di alcuna cura realmente efficace.

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