La legge va introdotta ma non adesso: sacrifici per aiutare i bisognosi, non per mantenere i soliti furbi

il ministro Elsa Fornero

Se il governo ci chiede sacrifici, allora come può lo stesso, in un momento così drammatico introdurre, anche se ragionevole e degna di tutto rispetto, tale riforma?

Lunedì prossimo, giorno importantissimo per l’Italia intera, il neo premier illustrerà in aula, il pacchetto misure anti-crisi. Tante le novità. Grande attenzione per le riforme previdenziali che già hanno suscitato non poche polemiche; ritorno dell’Ici, spunta la tassa su beni di lusso, quali ville e yacht.

Insomma l’Italia è con il fiato sospeso, nell’attesa di conoscere la propria sorte. C’è, però, una proposta che se introdotta sarebbe da considerarsi un passo avanti per il nostro bel paese, vale a dire, il “reddito minimo garantito”. Sussidio, se così può chiamarsi, già esistente in altri paesi europei, e che sarebbe un grande atto di civiltà, che consentirebbe a chi non ha nulla di poter almeno sopravvivere.

In realtà, al popolo italiano, tale reddito non è del tutto nuovo, se si considera che nel passato alcune province beneficiassero di finanziamenti europei, chiamati in diversi modi, tra cui il cosiddetto “reddito minimo d’inserimento”.

Circa dieci anni fa, tale contributo fu una manna da cielo, soprattutto per le famiglie meno abbienti. Positivo, fu allora, che coloro i quali percepivano, tale sostegno economico, erano inseriti in strutture pubbliche e lì, svolgevano mansioni di vario genere.

Semmai tale decisione del Ministro Fornero, trovasse l’unanimità del Parlamento, allora, avremmo, da un lato, una vittoria del vivere civile, e dall’altro il milione di “furbetti” pronti per rientrare nella categoria degli aventi diritto.

La questione è più delicata di quel che sembra. Se il governo ci chiede sacrifici, come può lo stesso, in un momento così drammatico introdurre, anche se ragionevole e degna di tutto rispetto, tale riforma? La legge andrebbe sì introdotta, ma non in questo momento cruciale.

Torniamo a cosa accadrebbe, se quest’ultima passasse in parlamento. Saremmo costretti a pagare tasse ancora più alte, perché dove trovare altri soldi per mantenere i meno fortunati? É pacifico che negli altri paesi europei, al reddito minimo garantito é contrapposto anche un gran senso di civiltà, vale a dire, il popolo non profitta. Anzi, l’abuso proviene per lo più, dagli emigrati, che non s’intendono solo gli africani, gli indiani, i turchi, ma anche e soprattutto gli italiani, che della Danimarca, ne hanno fatto il “paese dei balocchi“.

Il timore di un ennesimo fallimento trova fondamento nella poca onestà intellettuale e civile che è propria di alcuni italiani.

Questa dichiarazione potrebbe suonare come un’offesa, ma la realtà purtroppo è palese. Non sono nuovi casi di persone che pur non avendo i requisiti previsti dalla legge, grazie a funzionari pubblici compiacenti, hanno sempre usufruito di diritti loro non spettanti.

Analoga situazione, che determinò, la fine dell’erogazione del citato “reddito minimo d’inserimento”, dieci anni or sono, fu la scoperta, nelle province che avevano aderito a tale progetto, di affermati professionisti, e degli stessi funzionari comunali, che ancorché individuare e verificare lo status delle famiglie richiedenti, si spartivano il bottino, a discapito dei più bisognosi.

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