Una maestra accusata di aver minacciato di punire i bambini con una bacchetta chiodata, di averli picchiati e insultati. Di questo dovrà rispondere una maestra di 62 anni che insegna matematica nella scuola elementare “Luigi Boer” a Messina. La docente è stata interdetta dall’insegnamento in qualsiasi scuola pubblica per due mesi. La Polizia ha avviato le indagini dopo le denunce dei genitori di tre alunni.Alcune registrazioni effettuate con delle telecamere nascoste hanno permesso di scoprire le violenze.

La maestra chiamava i bambini «pecorone, deficiente, mongolo, handicappato e cretino», li prendeva a schiaffi e li sculacciava, tirando loro i capelli e le orecchie.I fatti sono stati confermati da alcuni alunni, interrogati con il supporto di una psicologa infantile.

Il racconto più straziante è quello dei bambini, sentiti con tutte le cautele del caso durante le indagini. Poi ci sono anche i drammatici fotogrammi delle telecamere nascoste in classe, che hanno raccontato tutto per immagini. Dunque botte, insulti, quaderni che volano addosso, le punture con un riccio portato da un’alunna, un fischietto “sparato” all’improvviso nelle orecchie, le tirate di capelli, le punizioni in piedi per ore, addirittura una «bacchetta con i chiodi» che a quanto pare viene fatta scomparire in fretta e furia da una bidella, dopo che i genitori si sono andati a lamentare col preside.

Il capo d’imputazione è emblematico: «perché, nella sua qualità di insegnante di…, minacciandoli con una “bacchetta con i chiodi”, insultandoli con epiteti quali “pecorone, deficiente, mongolo, handicappato, cretino, etc…” nonché tenendo tutta una serie di atteggiamenti aggressivi e violenti quali prenderli a sberle in volto e sulla testa, tirarli per le orecchie e per i capelli, strattonarli e sbatterli ai banchi o al muro, colpirli in faccia con i quaderni, cagionava agli alunni della… della scuola elementare L. Boer, minori a lei affidati per ragioni di istruzione, sofferenze fisiche e morali, tali da render loro la vita scolastica impossibile». Fatti che dal 2010 si sono spinti sino al 18 novembre 2011.

E secondo la ricostruzione della Procura i maltrattamenti sono iniziati dalla prima elementare. È stato l’esposto di un gruppo di genitori, presentato ad aprile, a far scattare la delicata inchiesta del sostituto Camillo Falvo. Lì è cominciata in prima battuta una paziente attività di ascolto dei piccoli vessati, poi il magistrato per avere ulteriori e fondamentali conferme investigative ha disposto anche la collocazione di alcune telecamere, ovviamente nascoste, all’interno della classe in questione. E i fotogrammi parlano chiaro, lo dice lo stesso gip De Marco nel suo provvedimento sospensivo: «… le accuse formulate nei confronti dell’indagata, benché quest’ultima in sede di interrogatorio abbia negato gli addebiti, hanno trovato definitiva e puntuale conferma grazie alle videoriprese effettuate all’interno dell’aula in cui quest’ultima esercita l’attività didattica. In proposito gli inquirenti provvedevano a collocare due telecamere all’interno della classe, in maniera tale da riprendere la cattedra e le prime due file dei banchi».

Emblematici alcuni passaggi di cosa hanno raccontato i piccoli: «.. lei però alza le mani, non possiamo neanche parlare nell’ora di merendina… ci prende dalle braccia e ci porta al muro e ci sbatte al muro… mi ha sbattuto la testa al muro… mi ha preso a colpi di quaderno in faccia… la maestra si è avvicinata e mi ha dato due schiaffi bam bam… in prima avevamo un riccio e ci pungeva… ai miei compagni alcune volte li prende e gli dà moffe, belle forti e dice che è una carezza, ma sono belle forti… in prima elementare prendeva e ci fischiava forte nell’orecchio con il fischietto, faceva male».

Il gip De Marco nel provvedimento ha poi passato in rassegna tutti i filmati raccolti dal sostituto Falvo, e passo dopo passo racconta cosa si vede in quelle immagini. E poi conclude: «Le risultanze investigative sopra descritte non lasciano adito a dubbi in ordine alla sussistenza del fatto contestato. In particolare, come confermato dalle videoriprese, può ragionevolmente affermarsi che l’indagata sia adusa all’utilizzo di metodi violenti, sia moralmente che fisicamente, del tutto esulanti dagli strumenti leciti di insegnamento e correzione. Si evince, in particolare, che l’indagata è avvezza a schiaffeggiare gli alunni, a strattonarli, oltre che a sottoporli a punizioni corporali o, comunque, umilianti, sebbene certamente non gravissimi».

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