Caso Parmaliana, dossier anonimo: il Procuratore Generale imputato per diffamazione pluriaggravata

Franco Cassata

Nel settembre 2009 in prossimità della pubblicazione del libro di Alfio Caruso “Io che da morto vi parlo” sulla storia di Adolfo Parmaliana è stato redatto un anonimo offensivo e denigratorio contro il Prof. Adolfo Parmaliana.

La moglie ha proposto querela ed indirizzato subito le indagini verso la Procura Generale di Messina per un banale errore commesso dall’anonimista: è stata allegata una sentenza che era stata inviata da una cartoleria di Barcellona P.G. alla Procura Generale di Messina e quindi solo dentro la Procura Generale di Messina poteva essere stato redatto lo scritto anonimo.

Adesso, dunque, una svolta clamorosa: il procuratore Cassata (ritratto sopra dal giornalista e fotoreporter Enrico Di Giacomo in una foto che è molto più di una simbolica espressione preoccupata) è davvero nei guai.

Oggi la Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha rinviato a giudizio con citazione diretta il Dott. Franco Antonio Cassata, Procuratore Generale di Messina, imputandolo – del reato di diffamazione pluriaggravata in concorso con l’aggravante di avergli addebitato fatti determinati e di aver agito per motivi abietti di vendetta – per avere redatto tale scritto anonimo. A darne notizia è il Corriere della Sera con l’articolo che segue:

Accogliendo il pm arrivato da Reggio per indagare sulle calunnie nei confronti del defunto professor Adolfo Parmaliana, il procuratore generale Franco Cassata fu particolarmente cordiale. Tanto da mettere a disposizione del collega il suo ufficio perché potesse comodamente procedere con i testi convocati.

E fu così che tra un interrogatorio e l’altro, il pm notò il carteggio all’interno di una vetrinetta. Nella stanza del procuratore generale di Messina c’era proprio quel dossier anonimo sul quale stava indagando. Tra i foglietti persino un appunto a penna con la scritta “da spedire”. Insomma, il presunto corvo che ha infangato la memoria del povero Parmaliana potrebbe essere proprio Cassata, che da ieri è formalmente imputato per “diffamazione con l’aggravante dei motivi abietti di vendetta”.

Forse è la prima volta che un magistrato finisce a processo per aver diffamato un morto. Cassata avrebbe elaborato il dossier di 30 pagine per demolire la credibilità di un personaggio scomodo che aveva denunciato le infiltrazioni mafiose nei palazzi di giustizia messinesi e che, evidentemente, faceva paura anche da morto.

Parmaliana, 50 anni, ordinario di chimica a Messina, si suicidò il 2 ottobre 2008 lanciandosi da un ponte. Lasciò una lunga lettera.

“La magistratura barcellonese e messinese vorrebbe mettermi alla gogna – scrisse – vorrebbe delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando la mafia e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati … Dovranno provare rimorso per aver ingannato un uomo che ha creduto, sbagliando, nelle istituzioni”.

Non viene citato Cassata, ma quel nome Parmaliana lo aveva fatto più volte, anche davanti al Csm, parlando di un sistema di potere che avrebbe il suo epicentro a Barcellona Pozzo di Gotto e nel circolo . Nel tempo tra i soci ci sono stati faccendieri, mafiosi e pezzi delle istituzioni. Cassata è di Barcellona ed è stato anche presidente del Corda Fratres.

Il suicidio di Parmaliana fu dunque un gesto estremo per richiamare l’attenzione dei media su quel grumo di potere. Ne venne fuori anche un libro di Alfio Caruso dal titolo profetico Io che da morto vi parlo.

“Con la nomina Cassata – scrive Caruso – diventa tangibile l’egemonia di Barcellona su Messina attraverso il sindaco Buzzanca, il procuratore generale e il politico più influente Domenico Nania. Tutti e tre provengono da Barcellona e dalla Corda Fratres, l’associazione della quale hanno fatto parte anche Pino Gullotti, il capo riconosciuto della famiglia mafiosa, e l’enigmatico Saro Cattafi”.

Guarda caso il dossier su Parmaliana salta fuori a poche settimane dall’uscita del libro che qualcuno, hanno accertato i pm, avrebbe voluto bloccare. E infatti Caruso è il primo a ricevere l’anonimo nel quale Parmaliana viene accusato di aver preso soldi per consulenze di favore e persino di essere un violento.

Una campagna d’odio alla quale reagisce la vedova che presenta querela contro ignoti. Nessuno però poteva immaginare che si arrivasse al procuratore generale. Altro riscontro: uno dei documenti allegati al dossier risulta spedito da una catoleria di Barcellona e indirizzato al suo fax. Ma anche i pentiti hanno cominciato a fare il nome di Cassata come persona vicina al boss Gullotti e Cattafi. Mentre qualche mese fa il suo ufficio è stato perquisito dai Ros nell’ambito di un’indagine per mafia che coinvolgerebbe magistrati messinesi.

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