Il militare parlando con l’amante si augurava “che la moglie scomparisse dalla sua vita in una settimana”

Melania Rea

Salvatore Parolisi, il caporalmaggiore accusato di aver ucciso ad aprile la moglie Melania, desiderava che la compagna sparisse.

“Deve sparire dalla mia vita in una settimana”, diceva il militare parlando con la sua amante. Due giorni fa anche la Corte di Cassazione ha rigettato l’istanza di scarcerazione presentata dai legali di Parolisi, il quale resta quindi detenuto nel penitenziario di Teramo. A questo punto la sua posizione si aggrava ulteriormente.

La ricostruzione del dialogo è stata trasmessa da “Chi l’ha visto?”. La chiusura delle indagini sull’omicidio della 29enne di Somma Vesuviana, trovata uccisa nel bosco teramano di Ripe di Civitella, è prevista per gennaio.

Venerdì due dicembre al Tribunale dei Minori di Napoli si svolgerà l’udienza per decidere sulla potestà genitoriale di Parolisi sulla piccola Vittoria e sulla richiesta di affido della bimba avanzata dalla famiglia Rea. Ora il militare potrebbe perdere anche la figlia.

In ogni caso si complica tutto per Parolisi. Il suo comportamento ambiguo e bugiardo, il suo scarso partecipare persino alle ricerche dopo la scomparsa della donna, suscitò subito molti dubbi negli investigatori, che, dopo il ritrovamento del corpo di Melania nella pineta di Ripe di Civitella, convocarono in Procura i militari che stavano con lui. Dai loro racconti emerge il ritratto di un uomo doppiamente preoccupato.

Preoccupato per la scomparsa della moglie, tanto da raccontare in continuazione le fasi del suo allontanamento e fare ipotesi su eventuali relazioni extraconiugali a lui sconosciute.

Ma anche pensieroso per il fatto che la scomparsa di Melania avrebbe potuto portare alla luce i suoi segreti di marito fedifrago, con la conseguenza da un lato di fare una «figuraccia» con i suoceri e dall’altro di ricevere qualche punizione disciplinare, visto il divieto di rapporti tra istruttori e allieve vigente in caserma.

Eloquente è il racconto del capitano Roberto Ortona, che rimase vicino a Parolisi per tutto il tempo che questi trascorse in caserma, che nella sua testimonianza su cosa accadde in quelle drammatiche ore, tra i vari passaggi riferiti all’Autorità Giudiziaria ha detto:

“Salvatore ci diceva che, quando era stato ascoltato dai carabinieri, questi avevano chiesto se lui avesse una relazione con qualche altra donna, e che lui aveva negato, perché riteneva che tale aspetto fosse irrilevante, ammettendo implicitamente di non essere stato sincero da questo punto di vista. Aggiungeva quindi di non avere detto tutto per evitare figuracce con i suoceri.

Noi gli rispondevamo che aveva sbagliato e che in casi così gravi bisogna essere i più sinceri possibile, perché quello che contava era ritrovare la moglie e non altro.

A tal riguardo Salvatore ci chiedeva, nel caso in cui fossimo stati chiamati per essere ascoltati, di non raccontare niente su sue relazioni con altre donne.

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