Assegno di mantenimento, Monti sbandiera il colpo di forbici ma la realtà sembra ben altra: pagheremo noi

casta "in poltrona" a Montecitorio

Lo sbandierato passaggio al sistema contributivo per deputati e senatori in realtà sarà a carico nostro. Loro avranno lo stesso assegno e andranno a riposo 5 anni prima dei comuni mortali Il governo annuncia la stretta sulle pensioni degli italiani ma sarebbe un bluff.

Misure urgenti le ha definite il presidente del Consiglio e dalle prime indiscrezioni pare che non saranno lievi: quarant`anni di contributi non basteranno per ritirarsi dal lavoro, ma ne serviranno altri tre.

Una botta, soprattutto se si considera che fino a ieri ne erano sufficienti 35 e chi ne aveva lavorati altri cinque veniva considerato uno Stakanov, con pieno diritto al riposo.

A chi si preparava ad una vita in pantofole è assai probabile che girino e non poco. Per quel che ne sappiamo il sindacato prepara fuoco e fiamme, dunque attendiamoci un inverno caldo e non a causa dell`assenza di neve.

Nonostante le buone ragioni di chi ha passato una vita in fabbrica o dietro una scrivania – e quarant`anni sono una vita non possiamo però che comprendere e approvare la decisione del governo e semmai domandarci perché sulle pensioni abbia esitato per quasi venti giorni.

Chiunque abbia un po` di dimestichezza con i numeri della previdenza – secondo quanto afferma “Libero” – sa che non c`è altra via se non quella dell`innalzamento dell`età in cui ritirarsi.

Il problema riguarda l`Italia, ma pure gli altri Paesi (vedasi l`Inghilterra) e ovunque, nonostante anche là i sindacati facciano barricate, la strada appare obbligata. Ciò detto, c`è però una riflessione che appare ineludibile ed è quella che riguarda le pensioni della Casta, ossia i cosiddetti vitalizi. Molti osservatori avevano espresso l`auspicio che, prima di toccare gli assegni dei comuni lavoratori, i parlamentari provvedessero ai propri, riducendoli o, meglio ancora, abolendoli. E ieri, ventiquattr`ore prima che il premier anticipasse la stretta previdenziale, guarda caso gli onorevoli hanno deciso di limarsi il compenso futuro. Dall`anno prossimo stop alle pensioni pagate (…) (…) a prescindere da quanto si è versato e inoltre basta con deputati e senatori che fanno i baby pensionati a 48 anni. Apparentemente si tratta di una buona notizia, cioè dell`eliminazione di una parte degli odiosi privilegi di cui gode la Casta politica.

In realtà le cose non stanno proprio così e, come spesso capita quando ci sono di mezzo i parlamentari, la riforma è con il trucco.

Il primo è evidente: nonostante non possano più “ritirarsi” all`età di 48 anni, potranno sempre percepire l`assegno appena scoccati i sessant`anni, cioè cinque prima di quanto potranno fare i comuni mortali. Se la riforma che il governo si appresta a fare obbligherà tutti, dipendenti pubblici e privati, a godersi il riposo a 65 anni, i soli che potranno continuare a spassarsela saranno gli onorevoli.

I quali avranno diritto all`assegno di mantenimento alla stessa età di chi svolge lavori usuranti: evidentemente sedere sui banchi di Montecitorio e Palazzo Madama logora chi ci sta.

Ma c`è anche un secondo trucco: ai giornali è stato comunicato che d`ora in poi deputati e senatori percepiranno una pensione rapportata a quanto versato e non come accadeva in passato, quando con pochi giorni di servizio in Parlamento c`era chi incassava due o tre mila euro il mese.

In pratica, il sistema contributivo verrebbe applicato anche a loro e ciò sarebbe accompagnato da un incremento dei contributi a carico degli onorevoli: dall`8,6 al 33 per cento.

Che poi è ciò che pagano i comuni mortali. Si è scoperto però ieri che i contributi non li verseranno i parlamentari, ma alla fine a pagare sarà sempre Pantalone, cioè noi.

A rivelarlo è un rappresentan te della Casta, tale Antonio Borghesi, deputato dell`Italia dei valori. Il dipietrista ha raccontato che dell`annunciato taglio solo un terzo sarà a carico degli onorevoli: il resto graverà sulle spalle dello Stato, in quanto saranno contributi figurativi. In pratica si tratterà di versamenti finti, che però daranno luogo a una pensione vera, proprio come quella che percepiscono tutti i sindacalisti nonostante i sindacati non paghino nulla all`Inps, ma anzi incassino. Altro che contributivo, macché riduzione dei privilegi. Mentre agli italiani si chiede di tirare la cinghia, nel Palazzo continuano i vecchi sistemi. Con che faccia dunque i parlamentari voteranno la riforma per mandare in pensione più tardi gli italiani che hanno lavorato quarant`anni? Con quella solita. Perché purtroppo, dietro la maschera triste del nuovo premier, ci sono le vecchie facce.

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