L’ex capo Interpol accusa il musicista di New Orleans: “volevamo arrestarlo”. La figlia di Albano nel fiume?

Albano Carrisi e la figlia Ylenia

Nuovi sussulti e rivelazioni sul mistero della scomparsa di Ylenia Carrisi, figlia di Albano Carrisi e Romina Power, sparita nel 1994 a New Orleans.

La polizia italiana “avrebbe voluto arrestare Masakela”, musicista di strada, uno sbandato con precedenti per violenza sessuale, con cui la ragazza divideva una stanza, ma “gli americani non erano d’accordo. Per la polizia americana non c’erano elementi sufficienti per accusarlo o fermarlo”: lo ha rivelato a “Chi l’ha visto?” Enzo Portaccio, il direttore dell’Interpol all’epoca della scomparsa di Ylenia.

“Una ventina di giorni dopo la scomparsa di Ylenia siamo stati allertati dai carabinieri di Brindisi. Abbiamo subito contattato l’Interpol di Washington per attivare indagini e avere notizie – ha raccontato Portaccio a “Chi l’ha visto?”in onda stasera du Rai3, – e la polizia locale aveva trovato e interrogato un testimone, il guardiano dell’acquario, che sul molo del Mississippi aveva visto una ragazza in stato confusionale, un po’ intontita. Non era in sé, forse sotto effetto di stupefacenti. Il guardiano aveva raccontato di averla avvicinata per accertarsi come stesse e che lei gli rispose: l’acqua è la mia vita, io appartengo all’acqua. Sempre secondo questa testimonianza, Ylenia si sarebbe tuffata, ma mentre nuotava, era passata una grossa imbarcazione che aveva provocato delle onde, lei era andata sott’acqua e non era più riemersa”.

“Abbiamo verificato che Ylenia usava questa espressione: io appartengo all’acqua. Inoltre abbiamo accertato che gli abiti descritti dal guardiano erano simili a dei vestiti che indossava la ragazza”. Poi Portaccio parla dell’uomo con cui si accompagnava la ragazza: “Ylenia viveva in un albergo insieme a un musicista di strada, di colore, Alexander Masakela, uno sbandato che faceva uso di droghe e ne forniva alle persone a cui si accompagnava, e che aveva precedenti per violenza sessuale. Masakela aveva preso una stanza insieme a Ylenia, ma con letti separati”, ha affermato Portaccio nell’intervista.

E “qualche giorno dopo la scomparsa di Ylenia, Masakela tentò di pagare il conto dell’albergo con i travellers cheques della ragazza, mostrando anche il passaporto di Ylenia. Ma il pagamento non fu accettato perché i travellers cheque non erano controfirmati”.

“Secondo noi italiani – conclude Enzo Portaccio – andava arrestato, e con le nostri leggi lo avremmo potuto fare. La polizia americana ci disse che questi elementi non erano sufficienti per accusare o fermare Masakela per sequestro o omicidio”.

La speranza che sembra qualcosa in più, è che Ylenia non si sia mai suicidata: certamente non convince affatto la testimonianza dell’uomo che l’avrebbe vista buttarsi il 6 gennaio 1994 nel Mississipi.

D’altronde ci sono le testimonianze di persone attendibili che Ylenia l’hanno poi vista, sempre a New Orleans, nei giorni successivi a quel 6 gennaio.

Clamorose appaiono anche le recenti dichiarazioni di Roberto Fiasconaro, fotoreporter, autore di tre libri sulla figlia di Albano, accusato proprio dal padre di Ylenia di speculare sulla vicenda.

Albano, come si sa, si è detto convinto che la figlia sia morta per mano della droga nel cui tunnel era finito ed anche per dubbie frequentazioni come il musicista di strada Alexander Masakela. Certamente l’opinione del cantante merita il più assoluto rispetto, anche perchè il dolore di un padre che vive un dramma del genere è certamente qualcosa di terribile.

“Se Ylenia Carrisi sia viva o morta – ha detto Fiasconaro – non lo so. Questo so, però: che l’FBI assegna un numero ai casi di persone scomparse di cui si occupa. Lo fece anche per Ylenia. E quel numero viene cancellato solo se la persona viene ritrovata: viva o morta. E il numero di Ylenia è stato cancellato nel 2003″.

Fiasconaro, come anche il giornalista Pino Scaccia del Tg1 che in un’inchiesta intervistò anche un testimone il quale affermava di aver rivisto Ylenia a Cellino San Marco, è stato accusato da Albano di essere uno “sciacallo”. E sempre Fiasconaro è stato destinatario dell’accusa di essere l’autore della “bufala” del Freizet Revue, il giornale tedesco che disse che il 7 giugno disse che Ylenia viveva in un convento in Arizona. “Che quella fosse una bufala, l’ho capito appena l’ho letto: quando c’è di mezzo un veggente, o una medium, non ci credo mai. Per questo sono rimasto senza fiato quando ho visto che Al bano mi accusava di esserne l’autore: io con quell’articolo non c’entro”, replica Fiasconaro.

“No: se sia viva non lo so. So però che Ylenia, che conobbi anche se solo superficialmente, – afferma Fiasconaro – era una ragazza solare, semplice, innamorata della vita: e non riesco a credere si sia suicidata. So che il codice dell’FBI non viene tolto per caso. E so che la versione dei fatti raccontata non corrisponde alla verità”.

“Ylenia non sparì nel pomeriggio del 4 gennaio, ma nella notte tra 3 e 4, tra la mezzanotte e l’una. Un presunto amico di Ylenia citofonò all’hotel di New Orleans dove lei dormiva, dicendo che voleva parlarle. Lei scese, in pigiama e ciabatte. Disse alla portiera, figlia dei proprietari: “Rientro subito”. E da allora non venne più vista. La versione “ufficiale” dice che lei sparì alle 12. E che alle 16.30 fu vista dal guardiano dell’acquario di New Orleans mentre si buttava nel Mississippi”.

“Al guardiano mancano 7 diottrie. E la frase che lui le avrebbe sentito dire – “Io appartengo all’acqua” – Ylenia la disse davvero, ma il 2 gennaio. Quando lo stesso guardiano la vide leggere un libro vicino alle rive del fiume, e le disse di allontanarsi. Lei lo fece, ma andandosene borbottò proprio quelle parole”.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=z_jxsbzh7TU[/youtube]

© Riproduzione Riservata

Commenti