Dopo 41 anni di successi, la storica trasmissione tv potrebbe ora essere cancellata dai palinsesti nazionali

Paolo Valenti, storico conduttore di 90° minuto

I programmi inutili o comunque anonimi ben vengano se fanno comodo a qualcuno, quelli che hanno fatto la storia e l’immagine di un’azienda li si può anche cancellare.  

Che la Rai sia in crisi è una cosa risaputa, ma che sia disposta a rinunciare persino a un vero pezzo di storia è una notizia che potrebbe far insorgere milioni di telespettatori, affezionati ad una trasmissione che potremmo paragonare ad una finestra sul calcio che da una vita ormai intrattiene i tifosi: per l’esattezza dal 1970 ad oggi.

I più attenti ricorderanno che ’90° Minuto’ è nato infatti il 27 settembre del 1970 e, da allora, ha ospitato volti e conduttori del calibro di Tonino Carino, Paolo Valenti, Luigi Necco, Cesare Castellotti, Giampiero Galeazzi e Paola Ferrari. Abbiamo quindi a che fare con più di trent’anni di televisione, che rischiano di essere cancellati in poco meno di 48 ore.

Parlavamo di crisi, appunto: una crisi che tocca in primo luogo gli ascolti (Fiorello escluso) e che ha colpito anche il Tg1 di Minzolini, al punto da scatenare un vero e proprio putiferio.

Insomma, ascolti bassi e mancanza di soldi (ricordiamo la protesta dell’ATP dell’ottobre scorso) stanno costringendo la Rai a misure estreme e, tra oggi 29 e domani 30 novembre, il CdA potrebbe decidere di cancellare definitivamente dai palinsesti ’90° Minuto’.

La situazione, in effetti, è drammatica: in termini calcistici, la Rai sta perdendo tutti i diritti, sia quelli della Champions del prossimo anno che, probabilmente, quelli della Coppa Italia del 2012. Per le partite trasmesse nell’arco di tempo che va dal 2012 al 2015, la Rai ha fatto un’offerta al ribasso per i diritti in chiaro; la concorrenza, del resto, è spietata ed è quasi inutile dirlo.

Sugli altri canali, è possibile rivedere i gol subito dopo la partita con tanto di moviola, analisi delle azioni, schemi: il valore di ’90° minuto’, ora come ora, è essenzialmente storico e sentimentale, ma di sicuro non è funzionale.

Il più amato e popolare programma sportivo dell’ultima metà del secolo merita rispetto e una considerazione che va oltre i semplici numeri.

Oggi il calcio è soprattutto business, allora era passione e poesia, divertimento vero. E 90° minuto ha raccontato in modo straordinario decenni del calcio italiano. Perchè “cestinare” la storia con un semplice colpo di palinsesto?

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