Dopo l’assalto allì’ambasciata inglese, diplomazie in fuga da Teheran. Londra e Oslo chiudono le loro sedi

assalto all'ambasciata inglese

Londra evacua i suoi diplomatici, la Norvegia chiude la sua ambasciata, per precauzione restano sbarrati anche i cancelli delle scuole francese, tedesca e inglese.

All’indomani dell’attacco all’ambasciata britannica a Teheran, le rappresentanze europee corrono ai ripari e gli ambasciatori dei 27 organizzano una riunione per valutare la situazione.

Teheran risponde prendendosela con l’Onu e assicurando che la condanna del Consiglio di Sicurezza porter… a «instabililità nella sicurezza globale». Ieri Londra aveva parlato di «serie conseguenze» dopo l’attacco degli studenti alla sua ambasciata a Teheran, e ora un primo segnale inequivocabile è arrivato. A tutto il personale diplomatico in Iran è stato chiesto di fare le valige, e almeno uno primo gruppo doveva partire già stamani dalla capitale per Dubai, prima tappa del rientro in patria.

Ad assistere i colleghi britannici è il personale di altre ambasciate europee e quello dello stesso ministero degli Esteri iraniano, che ieri sera aveva deplorato la duplice invasione dei manifestanti nella sede della rappresentanza diplomatica di Londra e quella contemporanea in un’altra – contestata – proprietà del Regno Unito a nord della capitale. Ma a sorpresa è giunta la notizia che anche un’altra ambasciata oggi non ha aperto i suoi uffici, quella della Norvegia.

La sede «‚ stata chiusa ieri dopo l’attacco all’ambasciata britannica», informa il ministero degli esteri di Oslo, ma, benchè un’ipotesi di evacuazione sia «allo studio», per ora nessuna decisione è stata ancora presa. E intanto sono state chiuse per prudenza anche le scuole francesi, tedesche e inglese che si trovano nei pressi del Parco invaso ieri dagli studenti, molti dei quali del corpo volontario dei Basij.

Insomma, la situazione si fa sempre più tesa tra le diplomazie europee, tanto che per oggi è stato fissato un secondo incontro degli ambasciatori Ue a Teheran. E di sicuro la patata arriverà più che mai bollente sul piatto della riunione dei ministri degli Esteri domani a Bruxelles, inizialmente convocata per fare il punto sull’inasprimento delle sanzioni contro Teheran per il suo controverso programma nucleare.

È stata proprio la decisione di Londra di accelerare sulle nuove misure contro Teheran, imponendo unilateralmente alla City ulteriori restrizioni contro gli istituti finanziari iraniani fra cui la stessa Banca centrale di Teheran, a spingere il Parlamento iraniano a votare per l’espulsione di fatto dell’ambasciatore britannico, e ridurre a livello di incaricato d’affari le relazioni diplomatiche con Londra.

Ma questo non è bastato nè ai più radicali tra i parlamentari conservatori che dominano il Majlis, nè agli studenti protagonisti degli assalti di ieri. Assalti che si inseriscono in un contesto decennale di difficile relazioni diplomatiche tra Londra e Teheran, ma al quale non è stato probabilmente estraneo un significativo intervento della Guida suprema Ali Khamenei proprio il giorno prima, quando l’anziano leader aveva sottolineato come la Gran Bretagna aveva un passato di «umiliazione delle nazioni».

Concetto sostanzialmente ripreso anche oggi dal presidente del Parlamento Ali Larijani – alleato di Khamenei nei rapporti non sempre facili con il presidente Ahmadinejad – che ha ribadito come la Gran Bretagna abbia sempre tentato di dominare l’Iran, pur invitando alla calma e al rispetto delle leggi.

Quanto al coro di condanne che ha continuato a levarsi contro l’Iran anche nelle ultime ore, parole di fuoco sono state usate da Larijani contro il Consiglio di sicurezza dell’Onu, sostanzialmente accusato di usare due pesi e due misure. Un metodo, ha detto, «ingannevole», e che porterà a «instabililità nella sicurezza globale».

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