La maggioranza dei contagi è attribuibile a contatti sessuali: un sieropositivo su quattro non sa di esserlo

molti malati non sanno di esserlo

In Italia, a 30 anni dal primo caso di Aids diagnosticato nel mondo, sono circa 157.000 le persone affette dalla sindrome di immunodeficienza acquisita o da Hiv, e nel 2010 i nuovi contagi sono stati in media 5,5 ogni 100.000 residenti.

Lo indicano i dati dell’Istituto superiore di sanità diffusi alla vigilia della Giornata mondiale contro l’Aids, in quello che lo stesso neo-ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha definito “un bilancio… fatto di luci e ombre”.

Secondo il ministero della Salute, in Italia dal 1982 al 2010 le vittime dell’epidemia sono state circa 40.000. Ma i nuovi casi di Aids e i decessi continuano a diminuire, “principalmente per effetto delle terapie antiretrovirali combinate”, introdotte in Italia nel 1996.

Anche se, riconoscono le autorità sanitarie, molte persone scoprono di essere infette solo dopo diversi anni, e dal ’96 a oggi due terzi delle persone a cui è stato diagnosticato l’Aids non ha effettuato alcuna terapia antiretrovirale prima della diagnosi.

La maggioranza dei contagi, l’80,7%, è attribuibile a contatti sessuali non protetti, dice il ministero. E l’Iss stima che un sieropositivo su quattro non sappia di esserlo.

L’incidenza dei nuovi casi di Hiv varia da regione a regione, ed è più alta della media nazionale in Lombardia (8,4 casi su 100.000 residenti) e Lazio (8,3).

Ma i numeri si moltiplicano, prendendo in considerazione i residenti stranieri. L’incidenza di nuovi casi è stata infatti di 20 ogni 100.000 stranieri residenti, dicono i dati dell’Iss.

Complessivamente, rileva l’istituto, negli ultimi 12 anni c’è stata una lieve diminuzione nell’incidenza di nuove diagnosi da Hiv, ma viene attribuita soprattutto al calo tra i consumatori di droghe per via iniettiva, mentre l’incidenza è rimasta costante nel caso di rapporti sessuali.

Di qui l’invito a “non abbassare la guardia”, come dice la nuova campagna di informazione e prevenzione che domani vedrà anche per tutta la giornata una maratona radiofonica di Radio Rai.

Il Forum della società civile italiana sull’Hiv/Aids, un cartello che raccoglie una decina di associazioni che si occupano da anni dell’epidemia, ha espresso oggi preoccupazione per la “paralisi” degli organi istituzionali italiani preposti alla lotta all’Aids. E ha criticato il fatto che l’Italia non abbia ancora contribuito economicamente al Fondo globale per la lotta contro l’Aids, la tubercolosi e la malaria, come invece aveva annunciato nel 2009.

Secondo il Forum, le autorità sanitarie italiane sono deficitarie in tutti e 24 gli “indicatori di monitoraggio” sulla lotta all’Aids, dall’esistenza di preogiudizi ideologici alla disparità tra regioni per la disponibilità di farmaci, passando per l’abolizione del programma nazionale di ricerca sull’Aids.

Il ministro Balduzzi, intervenendo brevemente alla conferenza stampa di presentazione delle iniziative per la Giornata mondiale contro l’Aids, ha detto che “il bilancio della lotta all’Aids in Italia probabilmente è fatto di luci e di ombre”, e ha riconosciuto che è necessaria la “sensibilizzazione contro la discriminazione”, e anche una “azione per la lotta all’Aids nei paesi in via di sviluppo e in particolare in Africa”.

Il neo-ministro ha anche annunciato che a breve il governo risponderà sulla questione delle transazioni a favore dei politrasfusi morti a causa del sangue infetto.

Un decreto legge che varava i risarcimenti per i politrasfusi è stato bloccato in Consiglio dei ministri nel maggio scorso.

Secondo l’Associazione politrasfusi italiani, sono 3.505 le persone morte “vittime di sangue infetto” e oltre 80mila gli infettati, soprattutto per epatiti e Aids.

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