Concita DeGregorio rivela 5 (presunti) scivoloni del Pd per mezzo delle risposte fornitele da un alto dirigente

Concita De Gregorio

Il Partito Democratico ha voluto perdere le elezioni a Roma per favorire Fini; non ha appoggiato il movimento degli studenti perché «tanto non votano»; non ha sostenuto i referendum perché era convinto che non sarebbero passati.

A Concita De Gregorio sono bastati 20 minuti per riassumere cinque clamorose (anche se presunte) gaffe del Pd. Ospite a Pisa all’assemblea dell’associazione Tilt, sabato scorso l’ex direttrice de L’Unità ha rivelato alcuni particolari imbarazzanti della linea del principale partito di opposizione. E l’audio è finito sul web.

Il primo aneddoto riguarda le elezioni del 2010 per la Regione Lazio. Le candidate principali erano due: Renata Polverini per il centrodestra, Emma Bonino per il centrosinistra. Vinse la prima, anche perché, spiega la De Gregorio, la seconda venne affossata dai suoi stessi sostenitori. «Quando Emma Bonino si autocandidò a Roma per assenza di candidati del centrosinistra, aveva tutte le possibilità di vincere», racconta la giornalista. «Siccome il Pd non sembrava volerla sostenere, sono andata da un altissimissimo dirigente nella sede del Pd e gli ho chiesto il perché, visto che mi sembrava inutile che l’Unità facesse la campagna quando nei circoli del Pd arrivavano indicazioni di non fare volantinaggio».

Pronta la risposta del dirigente del Pd: «Mi ha detto così: “A noi questa volta nel Lazio ci conviene perdere. Siccome la Polverini è la candidata di Fini, se vince, Fini si rafforza all’interno della sua posizione critica dentro il centrodestra e quindi si decide a sganciarsi da Berlusconi e a fare il Terzo Polo insieme a Casini. E noi avremmo le mani libere per allearci con Fini e Casini e andare finalmente al Governo”». La De Gregorio chiese al dirigente se non temeva la reazione degli elettori: «Mi rispose: “Non ci molleranno. Perché non saremo noi a condurre questa operazione. Noi perdendo oggi daremo solo il la, il resto lo farà la crisi economica”».

La giornalista racconta anche la riluttanza dei vertici del Pd ad appoggiare movimenti poi rivelatisi sempre più importanti nella società civile italiana. «Perché non hanno aderito alle campagne degli studenti? Perché “tanto non votano, tutto questo popolo che va su Internet e manda le mail alla fine non va alle urne. Poi molti di loro sono minorenni e i maggiorenni sono strumentalizzati dai black bloc”». Il «No B. Day»? «Mi dissero che non era “una manifestazione creata dai democratici”».

Il referendum sull’acqua e sul nucleare, poi passato con il 60% dei Sì? «Non lo appoggiarono perché, cito testualmente, “tanto non raggiunge il quorum e si perde di sicuro”». Certo, è solo la versione di Concita. E, inoltre, vengono riportate le frasi di un unico, anomimo dirigente democratico. Tanto è bastato, però, a scatenare polemiche e dietrologie su Internet e sulla stampa.

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