Dati Istat di ottobre: le retribuzioni salgono soltanto dell’1,7%, l’inflazione cresce invece ancora del 3,4%

ancora in aumento i prezzi

Chi è lavoratore dipendente se n’era già accorto da solo, guardando quanto resta da spendere a fine mese, e adesso è arrivata la conferma dai dati Istat. Ad ottobre è ulteriormente salita la forbice tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,7%) e il livello di inflazione (+3,4%), toccando una differenza pari a 1,7 punti percentuali. Si tratta del divario più alto almeno dal 1997.

Il precedente record era a 1,3 punti percentuali. È quanto risulta dal confronto dei dati Istat.

Nella media del periodo gennaio-ottobre 2011 l’indice delle retribuzioni contrattuali è cresciuto dell’1,8% rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente. Alla fine di ottobre, i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica corrispondono al 66,9% degli occupati dipendenti e al 61,7% del monte retributivo osservato.

Con riferimento ai principali macrosettori, a ottobre le retribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale dell’1,9% per i dipendenti del settore privato e dello 0,6% per quelli della pubblica amministrazione.

I settori che a ottobre presentano gli incrementi maggiori rispetto allo stesso mese dell’anno precedente sono: militari-difesa (+3,7%), forze dell’ordine (+3,5%), gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi e attivita’ dei vigili del fuoco (per entrambi +3,1%). Si registrano, invece, variazioni nulle per ministeri, scuola, regioni e autonomie locali e servizio sanitario nazionale.
Sempre nel mese di ottobre, nessun accordo in attesa di rinnovo, tra quelli monitorati dall’indagine, prosegue l’Istat, e’ stato siglato. Alla fine di ottobre la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo e’ del 33,1% nel totale dell’economia e del 12,9% nel settore privato. L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto e’, in media, di 22,4 mesi nel totale e di 23,4 mesi nell’insieme dei settori privati.

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