Sud, eguaglianza sociale e misure per i giovani siano le priorità del Governo tecnico presieduto dal professore

Mario Monti

Difficile è l’operato che attende Mario Monti. Ma qui si vedrà anche il suo valore. La classe politica che lo ha preceduto sarà ricordata per aver condotto l’Italia sull’orlo della decadenza.

Monti ha nelle sue mani la possibilità di invertire la rotta, di passare alla storia come colui che consentirà a questo paese di rinascere o di avviarsi verso una stagione ancora più buia della sua storia.

Ma per riuscire nell’ardua impresa dovrà riuscire ad avere una veduta “lunga” e non corta come i suoi predecessori.

È  inutile illudersi che l’Italia, come l’Europa del resto, possa uscire dalla crisi solo allungando l’età pensionabile, tassando il ceto medio-basso, aumentando le tasse, ecc.

Sarebbe una soluzione vecchia quanto il mondo, ma altrettanto assurda ed inefficace. La storia ci insegna infatti, che quando le masse soffrono prima o poi  i governi qualunque sia la loro natura cadono. I tempi possono essere lunghi, ma quella è loro sorte. Lo sviluppo di un paese non può avvenire spremendo i lavoratori e il ceto medio-basso. Se questi infatti non hanno il necessario per vivere, tutto il tessuto vitale dell’economia entra in crisi.

E questo è quanto sta accadendo oggi. Noi infatti viviamo una doppia crisi: una finanziaria ed una sociale e reale. E forse la seconda è peggiore della prima. Bisogna arginarle entrambe. Non basta solo calmierare i mercati, ma bisogna ridare una speranza alle famiglie ed ai lavoratori e soprattutto ai giovani.

Bisogna fare sì che le famiglie abbiano il necessario per vivere e  progettare il loro futuro e mettere in campo delle misure contro l’inflazione. In Italia tutto costa troppo: dagli affitti alle assicurazioni, dai trasporti ai generi alimentari.

Monti quindi deve avere, se veramente vuole essere un buon Presidente del Consiglio, una doppia veduta. Egli deve comprendere che il problema è duplice e che se tasserà i ceti più poveri, se aumenterà l’età pensionabile, non solo avrà “partorito un topolino”, ma momentaneamente avrà risolto la crisi italiana.

Questi provvedimenti forse consentiranno all’Italia di uscire per un breve periodo dalla crisi finanziaria, ma saranno inefficaci sul lungo termine, perché spremendo i ceti più deboli sarà soffocata inevitabilmente qualunque possibilità di crescita, e non sarà sanato il conflitto sociale che ormai sempre più dilania il nostro paese.

Per uscire dalla crisi il governo deve avere il coraggio di chiedere a coloro che finora non hanno mai pagato di  contribuire alla crescita del nostro paese, attuando un’equa politica fiscale. Non deve chiedere ai piccoli commercianti di pagare ancora il peso della crisi o ai lavoratori dipendenti o alle famiglie, ma a quei grandi evasori che hanno tolto allo stato milioni di euro.

Deve avere il coraggio di recuperare risorse e ridistribuirle equamente ed investire in sviluppo. Ed il paese non può crescere se non viene pacificato e se non si recupera il senso di unità nazionale e la consapevolezza che il nord non può crescere a discapito del sud e non si mette un punto fermo alle politiche xenofobe della Lega.

Il paese non può crescere se non si recupera senso di equità e di giustizia. Pacificazione e sviluppo dunque. Compito difficilissimo il suo (ne siamo consapevoli!) e senza precedenti, ma non impossibile e che richiede  grandi doti e capacità di guardare oltre l’immediato.

E la nostra speranza è che nel pacchetto di misure che il Governo in questi giorni sta mettendo a punto ci sia tutto questo e non un inutile accanimento, attraverso nuove tasse, sulle fasce più deboli. Sarebbe una follia e l’errore più grande che potrebbe commettere Monti. Sarebbe il fallimento di questo Governo e l’inizio di una fase oscura e difficile per tutti noi. Perché l’Italia cresca c’è bisogno di risorse, e come ha ci ha ricordato Visco alcuni giorni fa sulla “Stampa”, di investire sui giovani. Non dimentichiamolo!

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