In Italia sono oltre un milione le vittime di abusi e per lo più si tratta di ragazze d’età compresa tra 16 e 30 anni

stop alle violenze contro le donne

Il 25 novembre, giornata internazionale del “no” alle violenze contro le donne. Argomento di grande rilevanza nell’ultimo tempo considerato l’alto tasso di violenze contro le donne. Un argomento di cui se ne parla troppo poco o per niente.

Come dichiarato dall’Istat, in Italia, donne tra i 16 e 70 hanno subito almeno una volta nella vita aggressioni da parte di uomini. Infatti, il numero delle donne vittime di violenze ammonta a circa 1 milione e 150 mila, soprattutto giovani donne tra 16 e 30 anni.

Donne vittime di violenze di ogni genere, da quella sessuale, alla psicologica, sino allo stalking, che solo di recente è diventato reato.

Dovremmo riflettere sul perché di tanta violenza. Secondo l’autorevole dottrina psicologica la causa è da ricercarsi nella psiche dell’agente, vale a dire scavare nella vita privata di un soggetto e studiarne i traumi profondi, in genere, vissuti durante l’infanzia per poter meglio dare una spiegazione esaustiva a tali delitti.

L’uomo violento tendenzialmente è una persona “insospettabile”, ossia, chi agli occhi della gente si rivela tranquillo, rispettoso di tutti, mai scomposto. Una buona parte di essi appartiene al ceto medio alto (i peggiori), persone stimate e affermate. Molte donne subiscono violenze tra le mura domestiche, nei luoghi di lavoro, e non solo. Purtroppo, però, molte di esse non hanno né il coraggio né la forza di denunciare tali aggressioni, che talvolta si rivelano fatali.
La violenza tra le mura domestiche è la più diffusa.

Quante donne hanno ricevuto almeno una volta nella vita un ceffone da parte del partner? Tantissime, ma nessuno ne parla. Perché è così difficile, parlane? Forse perché chi ci circonda, finge di non vedere, o ancora, preferisce non interferire. Talvolta si sopporta per i figli, per vergogna, per paura. Paura di morire. Quante le donne in Italia uccise dai mariti, compagni? In Italia, sono in media circa 100, le donne assassinate ogni anno.

Che dire poi, degli abusi e molestie sessuali nei luoghi di lavoro. Qui la situazione è assai più difficile. La donna lavoratrice il più delle volte è vittima di molestie sessuali per opera del datore di lavoro, o del collega. Quando una donna si trova in tale condizione in genere, ha due scelte: denunciare il datore con tutti gli effetti che ne derivano, oppure abbandonare la propria occupazione inventando qualche stupido motivo.

La prima ipotesi non è mai presa in considerazione perché significherebbe non trovare più alcuna occupazione. La seconda ipotesi, in genere è la più gettonata. In effetti, la donna preferisce rinunciare al proprio lavoro e cercarne uno nuovo.
Subdola e meschina è la violenza psicologica.

Di solito a utilizzare questo metodo sono uomini con disturbi psichici. La donna, in genere fragile, cade nella trappola facendosi manipolare, isolandosi dal mondo, proprio come il carnefice desidera. Ed è proprio in quel momento che incomincia il viaggio verso la morte, perché lo psicopatico annienterà la sua vittima.

Siamo noi donne a dover cambiare. La dignità umana è un principio sancito dalla Costituzione, così come la parità fra i sessi e l’uguaglianza. Le donne devono ribellarsi contro i soprusi, le molestie, gli abusi di ogni genere.

“Le donne devono denunciare”. Belle parole. Se una donna percossa dal marito si reca dalle forze dell’ordine per denunciarne l’accaduto, le stesse autorità non sono in grado di aiutare. Uno dei motivi per i quali le donne picchiate e maltrattate non denunciano è dato dalla mancanza di tutela.

Per fortuna però esistono delle associazioni come il “Telefono Rosa”, che aiutano le donne in difficoltà.

Nella precedente legislatura, la signora Mara Carfagna, ministro per le pari opportunità ha fatto ben poco per la nostra categoria. Occorre una normativa più severa a tale riguardo. Non è giusto che questi ignobili signori non siano mai puniti.

Mi rivolgo alle donne tutte, che si trovino o no in tali condizioni. Non abbiate paura di reagire. Alle prime avvisaglie scappate, non perdonate pensando che forse può cambiare; non cambierà mai e sarà sempre peggio.

Salvate i vostri figli; come? Portandoli via con voi se questo fosse necessario. Non permettete che crescano come loro. Sappiate che al vertice della gerarchia dei valori c’è la vostra dignità di donna e di essere umano.

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