Il grande coraggio contro la camorra e adesso le lectio magistralis: ma non è il solo a lottare contro il crimine

Roberto Saviano

Atteso dagli indignati di “Occupy Wall Street”, Roberto Saviano è arrivato, lo scorso sabato pomeriggio, a Zuccotti Park, come da copione.

“I nemici sono nelle economie criminali delle mafie”, queste le parole dello scrittore che è stato accolto come un eroe dai manifestanti.

Grazie al grande successo ottenuto dal suo libro “Gomorra”, al giovane scrittore napoletano tante onorificenze gli sono stati riconosciuti. In poco tempo è diventato l’icona della legalità, un esempio da emulare. Encomiabile il suo coraggio, tanto che dal 2006 vive sotto scorta.

Chiediamoci, però, quanti giornalisti locali hanno con lo stesso coraggio denunciato la presenza massiccia della camorra? Quanti hanno perso la vita svolgendo il proprio lavoro?

Esempio paradigmatico è Giancarlo Siani ucciso dalla camorra a soli 26 anni. In America, Saviano è stato accolto da eroe. Eroe per che cosa? Per aver forse parlato di cose che gli autoctoni conoscono da tempo? Santificare o erigere qualcuno a eroe, solo per un buon libro sembra alquanto esagerato.

Questa è una riflessione, con il dovuto e giusto rispetto ma anche con la voglia sincera di capire. Non sembra, tra l’altro che tale libro sia un manuale che proponga un metodo per debellare questo cancro che divora da anni ormai questa bellissima terra. Eppure sembra che con il suo contributo, l’illustre maestro della giustizia abbia portato alla luce delle verità falsamente nascoste.

Di certo ora gode di fama mondiale, partecipa a programmi televisivi, con l’aria di chi ha disintegrato l’organizzazione camorristica per sempre. In America è andato a supportare la gente che manifesta contro il regime delle banche, contro la crisi economica; verrebbe da chiedersi quanto ha percepito per quella apparizione. Perché sono tutti bravi opinionisti, sono tutti dalla parte dei più deboli, quando vengono strapagati.

Che cosa è cambiato dalla pubblicazione del suo libro? La camorra c’è e ci sarà sempre; non stupisce quindi apprendere da fonti locali che il tribunale di Santa Maria Capua Vetere (CE) ha perso sette magistrati, perché hanno deciso di andare via piuttosto che processare i criminali di Gomorra.

Il territorio partenopeo vive il disagio della “monnezza”, nonostante la pluralità di interventi da parte dello stato, la presenza del nuovo sindaco, il problema è sempre lì; tale disagio di certo non è imputabile alla popolazione ma alla camorra che impone le leggi, e questa triste verità è nota sia alla popolazione impotente che alle stesse autorità locali e nazionali.

Ogni giorno se apriamo i quotidiani locali, spuntano notizie sul clan dei casalesi, che hanno affiliati ovunque, anche tra le file delle amministrazioni comunali locali. Anche a Roma sono arrivati ad occupare poltrone importanti.

Quali radicali cambiamenti sono derivati dalle sue lectio magistralis? Alcuna, se non l’ulteriore egemonia della piovra estesa a tutti i livelli sociali e territoriali.

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