La grande stampa oscura il dramma del messinese: dopo Giampilieri ennesima vigliacchiata dei media

la vergogna dei media nazionali

Ancora una volta morti di serie a e altri di serie b, nubifragi da prima pagina ed altri da trafiletti. Dopo il dramma di Genova e delle Cinque Terre va in scena l’inferno in Sicilia, ma come fu a suo tempo per Giampilieri anche stavolta poco spazio. Anzi praticamente niente sulle cronache nazionali.

Diversi siti e testate siciliane, ed in particolare ciò lo ha ben evidenziato BlogSicilia, protestano per la meschinità dei network che contano.

L’alluvione che in queste ore sta devastando la Sicilia è stato infatti oscurato. Dire che si tratta di uno scandalo sarebbe riduttivo. Una vergogna nazionale, forse, è la definizione che più si avvicina a quello che si è visto (o per meglio dire non visto).

Tutti i Tg nazionali hanno ignorato il dramma che si è consumato in provincia di Messina. BlogSicilia vi ha mostrato le immagini di quanto accaduto a Barcellona Pozzo di Gotto travolta da un fiume in piena. Mentre giungono notizie di dispersi e di altri comuni messi in ginocchio da frane e smottamenti.

Nulla per i Tg nazionali. Tra questi anche quelli che dovrebbero fare servizio pubblico. Tutto questo conferma ciò che molti siciliani già sanno: la stampa nazionale è razzista. Pure davanti alle tragedie che colpiscono la Sicilia.

Razzista, quando descrive solo le storture della nostra regione, che pure non sono estranee al resto di questo Paese. Razzista quando dedica ampi servizi alle alluvioni del Veneto e di luoghi confinanti e ignora quella di Giampilieri.

Razzista quando liquida la questione meridionale con il solito pregiudizio che tanto ,tutti i siciliani sono mafiosi e collusi, privilegiati e servi, pigri e indolenti, piagnoni e e geneticamente ‘difettati’.

Razzista quando tratta con superficialità tutto quello che arriva da questa terra. E quando si distrae dinnanzi a fatti di cronaca devastanti come quelli che tornano a colpire la provincia di Messina.

Se questa è l’Italia che vogliono – e concordiamo – ne prendiamo nota. Ma ci riserviamo di riflettere sul significato di essere italiani. Senza offesa per nessuno.

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