Il premier incontra Barroso e Van Rompuy. Ma l’Ue non intende fare sconti: “monitoraggio conti Italia prosegue”

Mario Monti

Parte l'”operazione credibilità” con cui Mario Monti punta non solo a convincere Ue e mercati sulla capacità di uscire dalla crisi, ma anche a riportare la voce di Roma nella stanza dei bottoni di Eurolandia. Oggi, nella prima missione ufficiale, il premier incontra il presidente della Commissione Ue, Barroso, e il presidente Van Rompuy. Dopo i vertici europei, vedrà giovedì a Strasburgo Merkel e Sarkozy.

Ieri il presidente Usa, Barack Obama, ha chiamato Monti per esprimere fiducia in lui e nella competenza del suo esecutivo. Oggi Olli Rehn, commissario economico Ue, dopo aver ricordato che il monitoraggio sull’Italia prosegue e le sfide sono difficili, ha testimoniato fiducia nel premier Monti.

Napolitano: più possibilità di dialogo fra gli schieramenti. «Non credo che in pochi giorni il mare in tempesta sia diventato una tavola – ha detto oggi presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano – E’ un po’ incrinato, un po’ mosso, ma credo ci siano maggiori possibilità di dialogo e confronto fra gli schieramenti. Ora credo che si apra un campo di iniziative più ampie che in passato. Ci sono maggiori distinzioni tra i compiti del governo e del Parlamento, il quale ha campi in cui intervenire con sue proposte».

La supercommissione sul deficit ha fallito e secondo Barack Obama, «è tutta colpa dei repubblicani». Il gruppo bipartisan (sei repubblicani e sei democratici) incaricato dal presidente americano di delineare una strategia di medio-lungo termine per rimettere in sesto i conti pubblici americani non è riuscito a trovare un accordo e ha dovuto alzare bandiera bianca. «Dopo mesi di duro lavoro siamo giunti alla conclusione che non ci sono accordi bipartisan raggiungibili entro la scadenza fissata» per il 23 novembre, il giorno prima di Thanksgiving, si legge in una nota.

Nei mesi di dibattito infruttuoso la supercommissione ha cercato e non trovato soluzioni per alleggerire la spesa pubblica di almeno 1.200 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni, come richiesto dalla legge per l’innalzamento del tetto del debito pubblico varata a inizio agosto dopo un doloroso braccio di ferro, che è costato agli Stati Uniti il rating massimo per la prima volta nella storia. In assenza di un accordo, a partire dal 2013 scatteranno dunque tagli automatici e trasversali della spesa pubblica: tutti i settori saranno coinvolti, compresi la sanità e la difesa (il Pentagono, in particolare, va incontro a una sforbiciata di oltre 300 miliardi di dollari).

Di fatto, quindi, c’è ancora un anno a disposizione per andare avanti con il dibattito, anche se il presidente Obama, in una conferenza stampa in cui è apparso nervoso e stizzito, ha detto che eserciterà «il diritto di veto su ogni tentativo dei repubblicani di evitare i tagli automatici perché, in un modo o nell’altro, il deficit va ridotto» di almeno 2.200 miliardi nei prossimi dieci anni.

Wall Street: Chiusura in forte calo. Sulla scia dei timori degli investitori per la ripresa economica mondiale, ieri Wall Street ha chiuso con andamenti in forte calo. Oltre alle solite incertezze legate alla crisi debitoria della zona euro e nonostante dati macro positivi, hanno pesato le preoccupazioni legate al mancato accordo sulla riduzione del deficit di medio-lungo termine degli Stati Uniti. Dopo le operazioni di compensazioni, il Dow Jones è arretrato di 248,85 punti, del 2,11%, a quota 11.547,31; il Nasdaq ha ceduto l’1,92%, 49,36 punti, a quota 2.523,14 punti; e lo S&P 500 ha perso 22,67 punti, l’1,86%, a quota 1.192,98.

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