Tutti i principi espressi nella sentenza n. 181/2011 trovano applicazione nei rapporti amministrato-ente espropriante

sezione I civile della Corte di Cassazione

Con sentenza 29 settembre 2011 n. 19936, la sezione I civile della Corte di Cassazione ha espresso il proprio orientamento in materia di indennità di espropriazione dei terreni non destinati a funzioni agricola e non edificabili.

Ad avviso della Corte, innanzi tutto, i principi espressi nella sentenza della Corte costituzionale 10 giugno 2011 n. 181 (che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 5-bis, comma 4, del decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333) trovano applicazione in tutti i rapporti tra amministrato ed ente espropriante che non siano coperti da giudicato o che siano caratterizzati dalla definitiva cristallizzazione delle rispettive posizioni.

La sentenza n. 181/2011 anzidetta, invece, si applica nel caso in cui l’interessato, instaurando un giudizio non definito con sentenza passata in giudicato, ha impedito che la determinazione dell’indennità di esproprio divenisse definitiva ed immodificabile.

Da un punto di vista oggettivo, il criterio secondo il quale l’indennizzo di esproprio deve essere pari al valore venale del bene è l’unico criterio di portata generale, applicabile in ogni caso in cui una norma di legge non preveda una espressa e specifica deroga.

Dunque, alla stima dell’indennizzo si imporrà di tener conto delle oggettive ed intrinseche caratteristiche ed attitudini del fondo espropriato, in relazione alle utilizzazioni consentite dagli strumenti urbanistici.

In conseguenza di tale affermazione, il proprietario di un fondo sottoposto a procedura ablativa è ammesso a dimostrare (all’interno della categoria dei suoli inedificabili, anche attraverso consulenze specializzate) che il valore di mercato del bene di sua proprietà sia superiore a quello ipotizzato dall’ente espropriante, pur senza raggiungere i livelli di valore propri dei fondi edificabili.

In fin dei conti, esistono, almeno in linea ipotetica, delle funzionalità imprimibili ad un fondo non adificabile e non agricolo (parcheggio a pagamento, deposito, mercato all’aperto, area attrezzata per lo sport, area di servizio); tali funzionalità, però, devono essere compatibili con le previsioni della normativa urbanistica specificamente applicabile. Dunque, se il lotto da espropriare ricade in una zona territoriale omogenea in relazione alla quale le disposizioni urbanistiche consentono determinate destinazioni d’uso, il valore del lotto espropriando dovrà essere parametrato a tali possibili funzioni e non limitato ad un irragionevole – ed illegittimo – rinvio a parametri afferenti i terreni agricoli.

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