Nella terza puntata di “Servizio Pubblico” il conduttore si rivolge a Monti: “non usi grido ‘lasciateci lavorare”

Michele Santoro e Silvio Berlusconi

“Il Governo Monti non ceda alla tentazione di lanciare il grido ‘lasciateci lavorare”: Michele Santoro ha aperto la terza puntata odierna di “Servizio pubblico’” con un appello alla trasparenza e alla libertà di informare, indirizzato al Governo.

Il premier “è il nostro idraulico”, e deve “tamponare le falle”, ha spiegato il conduttore televisivo, ma “noi ci limitiamo a fare la fotografia della realtà. Speriamo che ce la facciano fare in libertà – ha ammonito – e non prevalga un’altra volta il grido “lasciatemi lavorare”, perché ci ha portato allo sfascio”.

Santoro, commentando l’invito che un editorialista ha indirizzato al nuovo premier a non andare nei talk show, ha aggiunto: “

Bene, non penso che questo sarà un problema per lo spettacolo, però il governo e questi ministri per lo meno delle conferenze stampa serie in cui i giornalisti possono fare le domande ce le devono dare, le pretendiamo. Seguiremo la vita del governo con passione per servizio pubblico”.

E’ stata una serata con il retrogusto della polemica per i nuovi attentati ai ripetitori del programma. Dopo quello della scorsa settimana in Lombardia contro i tralicci di Telelombardia, la scorsa notte si è verificato un altro raid contro i ripetitori della postazione televisiva di Rttr, in Trentino. E’ la rete che fa parte del circuito che trasmette Servizio Pubblico.

Un nuovo danno per le persone che seguono Michele Santoro: se i trasmettitori di Telelombardia trafugati una settimana fa garantivano una copertura per circa 500 mila telespettatori, giovedì scorso Rttr è risultata l’emittente con lo share regionale più alto.

Sembra esserci una significativa reiterazione in questo tipo di avvenimenti. La testimonianza, forse, di come il successo di un programma, nonostante tutto, possa ancora dare fastidio. Anche solo da un punto di vista economico.

Il punto di partenza, in onda, è stato il medesimo della seconda puntata: il tramonto di Berlusconi sulla scena politica, ma con un necessario e atteso superamento della situazione politica. Ecco, dunque, che arrivano puntuali maggiori informazioni e riflessioni su Mario Monti ed il suo governo di tecnici. Nè sfiducia a prescindere né ottimismo a priori, ma un’attesa vigile di ciò che accadrà, come si conviene ad un giornalista impegnato.

E così nell’anteprima il conduttore riflette sul ruolo di Monti (appunto “idraulico chiamato per far fronte all’allagamento della casa/paese”) senza lesinare la solita spallata al premier uscente Berlusconi.

E sull’agonia politica di Berlusconi, ancora incredibile in verità, si è concentrata anche la copertina di Servizio Pubblico. La voce era quella dei cittadini accorsi vicino ai palazzi del potere per gioire delle dimissioni del Cavaliere. Alla loquacità della gente comune corrisponde il totale ammutolimento dei principali rappresentati del governo uscente, tutt’altro che pronti a rispondere alle domande dei giornalisti.

Ancor più circostanziato e tagliente, se possibile, è stato il lungo editoriale di Travaglio dedicato al neo ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera. Un rappresentante del conflitto d’interesse, che potrebbe far impallidire il maestro del genere: l’onnipresente Berlusconi.

Come sempre la serata si è chiusa con le consuete vignette satiriche di Vauro e con un triste proposito tutto italiano: aspirare al minimo per garantire una dignitosa sopravvivenza di quello che era, almeno in potenza, un grande paese.

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