Il Cavaliere pronto a staccargli la spina se mette le mani nelle tasche degli italiani o cambia la legge elettorale

Silvio Berlusconi

Rieccolo Silvio Berlusconi: dopo le dimissioni non ha mollato e già indossa i panni del leader dell’opposizione. Pronto a occuparsi in prima persona del Pdl e a staccare la spina a Mario Monti se il suo esecutivo, che dovrà essere totalmente tecnico, dovesse iniziare a mettere le mani nella tasche degli italiani o a lavorare per la riforma elettorale.

Il Cavaliere, insomma, non arretra di un millimetro: è vero che il via libera al nuovo esecutivo del professore della Bocconi è confermato, ma solo per un tempo limitato. E per realizzare esclusivamente il programma ricalcato su quell’agenda europea che lui stesso ha messo a punto con le istituzioni di Bruxelles. Berlusconi, che incassa con un sorriso amaro il verdetto dei mercati – «si vede che non era tutta colpa mia» – trascorre il primo giorno di Monti da premier incaricato nella sua abitazione di Palazzo Grazioli.

A fargli visita arrivano Angelino Alfano, il segretario del Pdl, il fido Gianni Letta e Renato Brunetta, il ministro della Funzione pubblica uscente. Con loro il Cav inizia ad affinare la strategia da adottare nei confronti di Monti alla vigilia dell’incontro di stamattina tra la delegazione del Pdl e il suo successore a Palazzo Chigi. Lo scoglio maggiore da superare resta la natura dell’esecutivo: tecnico o politico? Nel corso del colloquio con Berlusconi, Letta perora la causa del governo con alcuni esponenti politici. Ma Berlusconi resiste: «I ministri devono essere tecnici. Tutti tecnici e neppure d’area: tecnici puri».

Diverso è il discorso relativo ai sottosegretari (o vicepremier). Non è un segreto che Berlusconi abbia accarezzato l’idea di far restare lo stesso Letta a Palazzo Chigi. Il muro del Pd, oltre che la perplessità di lasciare alla Lega la bandiera dell’opposizione, finora ha fatto naufragare l’ipotesi. Ieri, però, è spuntata una nuova pista che vedrebbe lo stesso Letta e Giuliano Amato nelle vesti di vice di Monti. Idea suggestiva che però resta di difficile realizzazione. A questo punto, è il ragionamento di Berlusconi, meglio marcare a uomo Monti in Parlamento. Valutando volta per volta il suo programma. Che non dovrà contenere patrimoniali, né mettere mano alla riforma elettorale.

È proprio sulle eventuali misure lacrime e sangue che prenderà Monti, del resto, che Berlusconi è pronto a rilanciare se stesso e il Pdl. Superato l’avvilimento e la delusione per le contestazioni, il Cav è tornato combattivo e determinato a non mollare la scena. «È rimasto ferito dalle contestazioni, ma quelli non erano italiani, erano solo un centinaio di persone monetizzate», lo ha rincuorato la deputata alto-atesina Micaela Biancofiore, una delle prime a fargli visita dopo il passo indietro. «Dispiaciuta delle dimissioni e degli insulti ricevuti dopo averle date» è anche Patrizia D’Addario, che però nega di aver contribuito a minare la sua reputazione e si dice convinta che sarà ricordato come «un grande presidente».

«Gli italiani veri», ha comunque previsto la Biancofiore, «li vedremo nei prossimi mesi implorare il ritorno di Berlusconi quando ci saranno stipendi tagliati, patrimoniali, prelevamenti nei conti correnti. Basta aspettare». Ed è questa la linea di Berlusconi: attendere al varco il governo Monti forte dei numeri che, almeno al Senato, rendono determinante per le sorti del nuovo esecutivo il sostegno del Pdl. Una divagazione rispetto agli impegni presi e il filo che tiene in vita il gabinetto del professore della Bocconi si spezza. Un marcamento stretto cui il premier uscente ha in animo di aggiungere il ritorno ad occuparsi in prima persona del partito per evitare la balcanizzazione del Pdl in favore del Terzo polo.

«Ho sentito Berlusconi al telefono e l’ho trovato molto determinato a mantenere il suo impegno per rafforzare il partito», rivela Franco Frattini. Obiettivo che il Cav intende perseguire anche organizzando una manifestazione.

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