Prefetti, magistrati, rettori: nella lista di Monti nomi che non c’entrano con la politica e non sono neanche tecnici 

il governo Monti è ancora un rebus

Mario Monti implora la politica di mettere nel governo i segretari di partito ma in un governo “lacrime e sangue” nessuno ovviamente vuole entrare e sentirsi poi responsabile di flagellare le tasche degli italiani per poi – a differenza del professore – doversi presentare nel 2013 (?) al giudizio degli italiani.

E allora l’enigmatica squadra di Monti ancora non c’è, e continua ad aleggiare il dubbio di fondo: se il governo dovrà essere di tecnici, come raccordarsi con i partiti e con il Parlamento?

Nel caso di un esecutivo rigorosamente tecnico, comunque, i nomi che circolano sono dotti esponenti dell’alta borghesia italiana che proprio tecnici non sono. Allora sull’alto profilo degli “ottimati” di cui si parla niente da dire: ma i prefetti, i magistrati e i rettori sembrano aver poco a che fare con le logiche di un governo.

Un ex generale alla Difesa come Vincenzo Camporini o Rolando Mosca Moschini. Un prefetto all’Interno come Carlo Mosca o Annamaria Cancellieri. Un presidente emerito della Corte costituzionale alla Giustizia come Cesare Mirabelli o Piero Alberto Capotosti.

Un archeologo come Salvatore Settis ai Beni culturali, ma qualcuno azzarda il nome del giornalista Paolo Mieli (in omaggio al precedente di Alberto Ronchey, ministro nei governi di Giuliano Amato e Carlo Azeglio Ciampi) oppure ancora di Andrea Riccardi, presidente della comunità di sant’Egidio.

Un altro prefetto, Vittorio Stelo, ex direttore del Sisde, potrebbe essere nominato sottosegretario alla Presidenza con delega ai servizi segreti. Carlo Secchi e Antonio Catricalà, il cui incarico di presidente dell’Antitrust scadrà a marzo, hanno buone chances per le Infrastrutture e lo Sviluppo economico. Un ambasciatore in carica come Giampiero Massolo o un ex di gran valore come Ferdinando Salleo, già ambasciatore a New York, potrebbe reggere gli Esteri nel caso cadesse l’ipotesi di Giuliano Amato. Quest’ultimo, intanto, intercettato a un convegno, alla domanda se si sentisse più tecnico o più politico, ha risposto con ironia: «Forse un ermafrodita». Pausa. «Comunque… sul governo non so nulla».

Non dovrebbe mancare una buona componente femminile. S’è parlato di Anna Maria Tarantola, vicedirettore di Bankitalia, per un dicastero economico. L’amministrativista Luisa Torchia potrebbe occuparsi di Funzione pubblica. Livia Pomodoro, presidente del tribunale di Milano, ha bandito il concorso per trovarsi un vice. Il posto era vacante dal 2007, ma la rapidità della procedura (il bando scade oggi) fa pensare ad alcuni colleghi che il magistrato stia per cambiare incarico.

All’Istruzione non è più certo il nome di Lorenzo Ornaghi, sul quale c’è da registrare il malumore di settori della sinistra che sottolineano come un rettore di un’università privata come la Cattolica avrebbe difficoltà di fronte al ribollire delle Statali. In crescita invece Francesco Profumo, presidente del Cnr, rettore del Politecnico di Torino in uscita.

Di certo ci saranno molti intellettuali cattolici. Forse l’economista bolognese Stefano Zamagni, che di sé non vuol parlare, «altrimenti non è serio», ma si lancia in una lode a tutto tondo per Monti: «Una persona seria, affidabile e competente. Come si dice in gergo, l’uomo giusto, al posto giusto e al momento giusto». Forse il professor Carlo Dell’Aringa, molto stimato dai vertici della Cisl. Forse il rettore di Medicina della Sapienza, Luigi Frati. Neanche a farlo apposta ieri inaugurava un master universitario a Venezia. Quanto a lui, «premesso che non ho ancora ricevuto nessun rapporto ufficiale in merito, e che quindi anch’io posso basarmi solo su quanto scrivono i giornali, posso dire che accetterei senz’altro questo incarico».

Un altro accademico molto citato è Guido Tabellini, il rettore dell’Università Bocconi. Di lui si parla come possibile ministro dell’Economia, ma è sempre più probabile che Monti mantenga l’interim. Tabellini ha voluto fare i suoi auguri al neosenatore Mario Monti «di un lavoro importante e veloce sui problemi del Paese».

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