Inizia l’avventura dell’economista con l’arduo compito di “traghettare” il Paese fuori dal momento difficile

Mario Monti

La fine del governo Berlusconi non segna solo la fine di una stagione politica, ma apre anche le porte al futuro. Il Cavaliere, amato ed odiato dagli italiani è uscito dalla scena politica, ed è molto difficile che ci rientri, perché prima ancora che dagli italiani lui è stato sfiduciato dall’Europa e dai mercati.

La sua figura, che per anni ha tenuto insieme la compagine del centro-destra, non ha più nulla da dire e gli scandali e soprattutto l’incapacità di trovare una soluzione alla crisi economica ne ha minato  definitivamente la credibilità.

La sua caduta è stata salutata con gioia dai giornali stranieri, che a ragione vedevano nella sua figura una distorsione dell’idea di democrazia e soprattutto un’esaltazione della spettacolarizzazione della vita politica e la degenerazione morale e sociale di un paese che sembrava non avere più nulla da dire.

Agli italiani da mesi appariva chiaro che il suo non era come lui aveva più volte sostenuto il miglior governo dei 150 anni della storia della Repubblica, ma un governicchio di cortigiani, che in un gioco infinito di colpi di scena mirava a negare l’evidenza della crisi sociale che investiva ed investe il nostro paese.

Quest’arroganza e soprattutto questa volontà di deformare la realtà è ciò che più di ogni altra cosa ha esasperato gli animi degli italiani, che si sono trovati a fare i conti con una politica  vuota di contenuti e fatta solo di parole e di colpi di scena mediatici.

La Prestigiacomo non si deve stupire dell’odio espresso dalla gente contro di lei dopo la fine del governo, piuttosto si dovrebbe interrogare sul perché. Dovrebbe avere il coraggio non di nascondersi dietro l’immagine di persona perbene, ma di ascoltare le storie di quei padri di famiglia, che per  scelte dissennate che anche lei ha avallato, hanno perso il posto di lavoro e che si sono ritrovati a vivere la tragedia della disoccupazione.

Questa gente che con una famiglia sulle spalle si è trovata a fare i conti con la crisi e con il carovita, doveva sentire per televisione che il premier spendeva milioni e milioni di quattrini per pagare le sue concubine e che in Italia andava tutto bene e che la questione sociale non esisteva e che il malessere che li attanagliava era solo un’illusione che presto o tardi sarebbe passato come il raffreddore.

La rabbia delle persone che hanno gridato contro il premier e contro i suoi ministri è di chi è stato costretto a tacere e a soffrire in silenzio, mentre un potere arrogante spadroneggiava e distribuiva ricchezza e soldi ad amici e si dimenticava che in tanto il paese moriva, e che tanti padri di famiglia non avevano il necessario per poter sfamare i propri figli.

Nella rabbia di quella folla che ha atteso la Prestigiacomo, che chiusa nella sua torre d’avorio non ha colto e non coglie il dramma di tanti uomini che hanno pagato e pagano anche per i suoi errori e per la sua incapacità di dire no al momento giusto, c’è tutto i l malessere di un Paese che con soffocata rabbia ha detto e continua dire no ad una politica fatta di arroganza, di soprusi, di diseguaglianza sociale.

Ed agli italiani non interessa che chi governi sia di destra o di sinistra, ma che prima di ogni cosa sappia ascoltare e comprendere le esigenze del paese e non sia autoreferenziale.

La caduta di Berlusconi esprime tutto questo. Il popolo italiano, che pure lo ha votato, lo ha allo stesso tempo quando ha capito che non era quel leader che aveva promesso di essere, combattuto con tutte le proprie energie.

Tante sono state le manifestazioni che si sono svolte in questi anni contro i tagli alla scuola, contro la privatizzazione dell’acqua, contro la crisi sociale e per il lavoro. E le piazze spesso si sono riempite di giovani che protestavano contro l’arroganza del potere, e che si aspetta che un leader abbia la capacità di governare con l’umiltà e con senso dello stato e soprattutto con la consapevolezza che le sue scelte incideranno sulla vita di tutti noi.

In questi anni in cui Berlusconi si era sentito così forte da mostrarsi per quello che era, ed in cui non ha esitato a calpestare gli ideali anche di quegli italiani che l’avevano votato credendo che egli veramente fosse una speranza di cambiamento, la democrazia in Italia non si è indebolita come alcuni credono, ma si è rafforzata.

Gli italiani hanno avuto un assaggio di cosa può essere l’oppressione mediatica, di come può essere negata e mistificata la verità, di come le ragioni di pochi si possono sostituire a quelle di molti, di come l’arroganza del potente può calpestare la dignità del più debole, ed hanno imparato che solo aggregandosi, impegnandosi, facendo politica possono contrastare i potenti ed opporsi alle iniquità. E questa lezione di democrazia non  potrà essere cancellata facilmente.

A Monti a cui, legittimamente è stato dato dal Presidente della Repubblica l’incarico di formare un nuovo governo e di indire nuove elezioni, spetta il compito di traghettare il Paese fuori da questo momento difficilissimo.

A lui tocca l’arduo compito di  affrontare la crisi economica, ma anche sociale e di restituire dignità al nostro paese. Tante sono le emergenze da affrontare. La sfida che lo attende non sarà affatto facile. Egli dovrà saper conciliare il rigore con l’equità sociale e lo sviluppo.

Non gli si chiedono soltanto le doti di un tecnico, ma anche grande moderazione e soprattutto capacità di guardare avanti e di saper immaginare il futuro.  Gli si chiede quel senso dello stato che è mancato a chi aveva una maggioranza larghissima e che ci ha condotto quasi allo sfascio.

Nessuno di noi può dire e può sapere se Monti sarà all’altezza di tutto questo. Certo è che era ed è impensabile per il nostro paese  andare con l’attuale legge elettorale alle urne. Ciò aprirebbe le porte ad una   uno scontro selvaggio e non è di certo ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento.

In questa fase il paese ha bisogno di un governo capace di restituire all’Italia quella credibilità internazionale che purtroppo ci è stata tolta da tanti eccessi e da tanti spot pubblicitari.

A Monti spetta l’onere di far ripartire un paese che oramai è fermo e di avviare il risanamento del debito chiedendo all’alta borghesia di contribuire e senza spremere ulteriormente i ceti bassi e medi. A Monti spetta il compito di ridurre il divario tra il sud e il nord, perché senza una vera politica per il mezzogiorno il paese non può ripartire.

Troppo forse è il peso che graverà sulle sue spalle. Egli dovrà  tracciare la strada, che dovrà poi essere seguita dai futuri governi che verranno e se sarà all’altezza di tutto questo nessuno può saperlo.

Se come uomo fallirà potremo comprenderlo, perché nessuno è infallibile. Ma se come i suoi predecessori peccherà di arroganza e soprattutto cercherà di risollevare questo paese spremendo i deboli e gli onesti lavoratori, su di lui si abbatterà la condanna non solo degli italiani, ma della storia.

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