Bossi annuncia: “riapriremo il Parlamento della Padania”. Prima riunione il prossimo 4 dicembre

Umberto Bossi

La segreteria politica della Lega Nord, presieduta da Umberto Bossi, ha deliberato “la riapertura del Parlamento della Padania che tornerà a riunirsi il prossimo 4 dicembre”. L’uscita di scena di Silvio Berlusconi slega il Carroccio da lacci e vincoli: ora il “popolo verde” vuole tornare a ruggire.

L’assemblea, ritrovatasi presso la sede federale di via Bellerio a Milano, ha di fatto “ratificato la linea politica già espressa dal segretario federale al presidente della Repubblica e al presidente incaricato Professor Mario Monti”, cioè di opposizione al nuovo governo, salvo “valutare caso per caso”.

Dismessi i panni di partito di governo, la Lega prova a rispolverare quelli di lotta. E, dopo aver confermato che farà opposizione all’esecutivo nascente di mister “Goldman Sachs” Monti, il Carroccio passa al contrattacco.

La riapertura del Parlamento del Nord è un ulteriore passo, quindi, verso quel cambiamento di rotta che il Senatur ha messo in campo per recuperare elettori in vista del nuovo ricorso alle urne.

Perché il Parlamento leghista riporta indietro le lancette dell’orologio a quel lontano 1997, quando quattro milioni di italiani del Nord (sei secondo le stime leghiste) si recarono alle urne per scegliere i rappresentanti del nuovo organismo tra i diversi partiti padani. La prima sede fu fissata a Villa Riva Berni a Bagnolo San Vito, in provincia di Mantova. Poi, nel 2007, su richiesta del Senatur, il Parlamento riaprì ufficialmente i battenti a Vicenza, nella villa Bonin Maistrello.

Prossima riunione il 4 dicembre: ed è allora che si ritroveranno i leghisti, presieduti dall’ex ministro dell’Interno, Roberto Maroni, per dare battaglia al nuovo esecutivo. Bossi lo aveva detto chiaramente anche nei giorni scorsi: il Carroccio non appoggerà mai un governo tecnico. E oggi, in un colloquio telefonico con il premier in pectore, l’ha ribadito. «Non voteremo la fiducia ma valuteremo caso per caso i provvedimenti che saranno portati dal nuovo esecutivo».

Poi, a stretto giro, la segreteria politica ha ratificato la linea del segretario sancendo così il passaggio del Carroccio all’opposizione. Una scelta che ha provocato più di qualche sussulto nel Pdl – deciso invece ad assicurare il suo sostegno al nuovo esecutivo – ma il Senatur ha negato, almeno in pubblico, problemi con il Cavaliere. Vero è che la scelta del premier ha spiazzato e non poco il numero uno del Carroccio. Per ora l’asse tiene, ma in futuro si vedrà.

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