Italia ora in mano alle banche, il regno del Cavaliere è stato fatto crollare dalla finanza: la Guardia di Finanza

Silvio Berlusconi

Ultime notizie: la crisi dell’UE e dell’euro non c’é e non c’é mai stata. La crisi é tutta una montatura delle banche. Silvio Berlusconi si é dimesso perché, come “primo ministro a tempo perso”, non é riuscito a gestire la politica ed aveva perso il senso della morare ed etica e la fiducia dei leader francesi, tedeschi ed americani.

Inoltre, continuando di quel passo con parlamentari arrestati e/o indagati, sarebbe stato costretto alla fine a riunire la maggioranza a Regina Coeli.

Nonostante la presunta crisi finanziaria (non economica) di Grecia ed Italia, il valore dell’euro é rimasto sempre alto e lo sará fino al 2013. Infatti secondo i “futures”, il cambio euro-dollaro da oggi a marzo del 2013 oscillerá tra $1,379 e $1,378. Verrebbe da pensare che, se l’euro fosse veramente in crisi, questo dovrebbe valere $0,80 non quasi $1.40.

Gli economisti attribuiscono l’alto valore dell’euro all’alto tasso d’interesse praticato dalla Banca Centrale Europea (1,25%), contro quello basso della Federal Reserve americana (0,25%).

Questo comunque non cambia il fatto che, se l’Unione Europea fosse veramente sull’orlo del baratro, gli speculatori avrebbero abbandanato l’euro invece che appoggiarlo con una rinnovata fiducia tenendo gli investimenti sulla moneta unica europea ben solidi anche per i prossimi 17 mesi.

L’Italia ha piú liquiditá di quanto si pensasse. Infatti é uscita l’idea che fossero gli stessi italiani ad acquistare i bond in scandenza, intascandosi cosí gli alti rendimenti che con Berlusconi erano saliti ad oltre il 7% ma che, con il primo ministro designato Mario Monti, potrebbero scendere al 6%.

La tattica delle banche assomiglia a quella praticata fino a poco fa da Berlusconi: porre i propri interessi al di sopra del bene generale. E questo perché, come é stato per Berlusconi, per le banche non vi sono ancora organi di controllo ed istituzionali in grado di tenerle fuori dalla politica di sviluppo dei paesi. Abbiamo visto l’esempio americano dove lo stato é stato addirittura chiamato a salvare le banche dall’imminente crollo creato dai loro spregiudicati investimenti, a discapito della crescita industriale.

Una simile tattica viene praticata in Europa ma, piuttosto che chiedere aiuto alla Banca Centrale oppure imporre una strategia di crescita, le banche stanno imponendo tagli all’economia in modo da assicurarsi quella liquiditá che non hanno piú, facendosi pagare per i bond.

Se queste non avessero fatto investimenti azzardati, oggi si ritroverebbero con sufficienti capitali da poter ristrutturare le scadenze dei bond senza causare disagi alle economie dei paesi europei. Naturalmente, con i tagli imposti dalle banche alle finanze dei vari paesi, si va a ridurre la crescita economica di paesi come l’Italia e la Grecia, creando cosí un circolo vizioso. Ed ecco quindi che gli interessi delle banche sono posti al di sopra del bene generale.

Per salvare il suo governo, Berlusconi poteva benissimo liberarsi in tempo di tutte le mele marce, scusarsi con gli italiani ed i leader dei paesi che aveva offeso, e soprattutto monetizzare l’economia sommersa e combattere l’evasione fiscale.

Una strategia di crescita invece che di tagli. Se, come dicono, é stata la finanza a far cadere il governo Berlusconi, si tratta puramente della Guardia di Finanza e non di quella internazionale.

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